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Brescia
di VITTORIO BERTONI 29 ott 2015 00:00

Testimoni di libertà

Presentato al Liceo Arnaldo un libro di Maurilio Lovatti che ricostruisce
il ruolo della Chiesa locale e dei suoi preti nel biennio 1943/1945

Gli ultimi 18 mesi del secondo conflitto mondiale hanno particolarmente interessato il Bresciano. L’occupazione nazista, la Repubblica sociale italiana, la resistenza, la lotta partigiana e la conseguente guerra civile hanno imposto, dolorosamente, delle scelte. Scelte che hanno riguardato tutti gli strati della popolazione. Anche la Chiesa bresciana, dai vertici alla base, ha dovuto fare i conti con tragiche vicende, ora indagate da Maurilio Lovatti nel volume “Testimoni di libertà. Chiesa bresciana e Repubblica sociale italiana” edito dalla Fondazione Opera Diocesana San Francesco di Sales.

Il libro ricostruisce gli eventi del biennio 1943-45, approfondisce alcune figure emblematiche di sacerdoti e propone una inedita chiave di lettura dell’antifascismo della Chiesa bresciana che si fonda su una ricca documentazione. “Ho cercato di ricostruire – spiega Lovatti – i fatti essenziali, selezionando soltanto gli eventi utili a collocare e comprendere il ruolo del clero nel contesto storico locale del periodo”. Un capitolo è dedicato alle biografie e alle vicende di sacerdoti che non solo hanno svolto un ruolo significativo nella Resistenza, ma che hanno anche costituito, con la parola e con l’esempio, una guida autorevole per molti giovani laici, che coraggiosamente hanno scelto d’essere “ribelli per amore”. Nel formulare una valutazione complessiva sull’antifascismo della Chiesa bresciana, Lovatti si chiede quanta parte della comunità cristiana si sia impegnata coraggiosamente e quanta sia invece rimasta passiva o distaccata. Il libro si conclude con un censimento del clero bresciano antifascista, un atto doveroso per fare memoria di chi con coraggio e generosità si è impegnato nella lotta di liberazione.

Di memoria parla il vescovo Luciano Monari nella prefazione. “Il testo ci offre un arricchimento della memoria. Attraverso la memoria, una esperienza del passato, anche se non vissuta direttamente come in questo caso, interagisce con noi e acquista dei significati, produce desideri o paure. Ricordare è un debito, ma anche un vantaggio: è un compito delicato e indispensabile per una crescita equilibrata delle persone e della società”. Nel corso della presentazione, al Liceo Arnaldo, sono intervenuti il sindaco Emilio Del Bono e lo storico Rolando Anni. Secondo Del Bono “il ruolo del clero bresciano nei confronti delle battaglie civili non è né occasionale, né fatto di poche singole eccezioni. È un ruolo non scontato, non ordinario, che vive una condizione privilegiata a partire dall’epoca risorgimentale, fino alla resistenza, durante la quale il clero non faceva solo opposizione, ma anche ricostruzione: ricostruiva il gruppo dirigente che doveva far ripartire il Paese”. Una situazione di stretta attualità perché anche oggi si rinnova l’esigenza di una assunzione di responsabilità per costruire la nuova cittadinanza. Anni parte invece dalla parola memoria. “C’è il rischio che riguardi solo il passato, io la immagino invece come un albero, con le radici ben piantate, ma con i rami e le foglie che la rendono viva”.

In questo senso il libro di Lovatti è un libro di memoria, perché tocca tematiche che devono essere riprese e ripensate. Anche sfatando alcuni luoghi comuni. “Non si può fare una divisione netta tra sacerdoti fascisti e antifascisti, perché gli atteggiamenti non furono né univoci, né costanti, anche nella stessa persona; bisogna valutare caso per caso e momento per momento”. Da più parti si è ipotizzato un contrasto tra gerarchie ecclesiastiche e base del clero.

“Per alcuni c’è una grande dissonanza, quasi una conflittualità tra superiori e preti di base. Ma si può davvero ipotizzare che alcuni tra i più stretti collaboratori del vescovo Giacinto Tredici potessero agire a sua insaputa o senza una sua tacita approvazione?”. Il libro porta in dote una grande novità: per la prima volta si parla di preti fascisti. In tutta questa ricostruzione ha valenza il lavoro di Lovatti che da vero storico lavora con “pietas” per arrivare alla verità.
VITTORIO BERTONI 29 ott 2015 00:00