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Brescia
di REDAZIONE 10 feb 16:09

Risultati più che soddisfacenti per Ubi

Nel 2019 la Banca ha registrato un positivo andamento dei proventi che, insieme alla conferma della capacità di controllo dei costi operativi, ha permesso di incrementare del 18,5% il risultato lordo della gestione operativa nonostante il contesto sfavorevole. Massiah: "Non sono soddisfatto, sono molto soddisfatto"

Nel 2019 la Banca ha registrato un positivo andamento dei proventi che, insieme alla conferma della capacità di controllo dei costi operativi, ha permesso di incrementare del 18,5% il
risultato lordo della gestione operativa nonostante il contesto sfavorevole. L’utile prima delle imposte è salito del 10,7% a oltre 506 milioni, pur incorporando un costo
del credito coerente con la riduzione al 7,8% dal 10,4% del 2018 del ratio di crediti deteriorati lordi (senza peraltro aver ceduto la piattaforma crediti che mantiene livelli di recupero ai
massimi del Sistema Italia). Al contempo la Banca ha saputo consolidare la propria posizione patrimoniale, incrementando il CET1 ratio al 12,3%, confermando la forte posizione di liquidità e conseguendo con ampio anticipo i livelli attesi di MREL. La solidità patrimoniale e la crescita dei risultati economici hanno consentito al Consiglio di proporre un dividendo di 0,13 euro per azione (+8,3% vs 2018), con un rendimento del 4,4% sul prezzo di chiusura del titolo al 7 febbraio us.


Dottor Massiah, lei è soddisfatto dei risultati conseguiti nel 2019, ci spiega perché?

Non sono soddisfatto, sono molto soddisfatto. I motivi sono diversi: abbiamo confermato la tenuta, la buona difesa del margine di interesse grazie a una politica di prezzi che io definisco razionale e comunque in difesa dei margini, la discesa del nostro margine di interesse è inferiore a quella di molti concorrenti e senza alcun supporto derivante da incrementi del portafoglio titoli. Importantissimo il risultato delle commissioni: le commissioni sono cresciute di oltre il 5%, hanno fatto un nuovo record, hanno accelerato nell’ultimo trimestre e più che compensano, in valore assoluto, il calo del margine di interesse quindi i ricavi core sono in crescita. I proventi operativi sono complessivamente in crescita, i costi sono in discesa e i costi sono in discesa nonostante abbiamo incrementato significativamente gli investimenti in tecnologia. Quindi è una discesa sana fino in fondo perché non rinuncia a finanziare la crescita. Abbiamo incrementato il costo del rischio, ma questo perché abbiamo fatto uno sforzo enorme con una giusta miscela tra il lavoro interno e qualche cessione, per ridurre l’NPE Ratio da oltre il 10% al 7,8%. Aggiungo che abbiamo già appostato una componente di costo relativa a un’ulteriore cessione, che contiamo di finalizzare entro il primo semestre di questo anno e che se “proformizzata” ci porterebbe a un calo ulteriore dell’NPE Ratio addirittura sotto il 7%. Questo è un livello, in termini relativi, tra i migliori assoluti nel mercato e ritengo due volte prezioso perché portato a casa senza aver dovuto cedere la piattaforma di recupero crediti, abbiamo tenuto in casa le nostre persone, il nostro know-how e queste persone hanno fatto un lavoro eccellente, capace di portarci all’altezza dei migliori, senza dover rinunciare a fare direttamente noi l’operatività di recupero. Complessivamente il risultato della gestione operativa quindi è cresciuto oltre il 16% e l’utile lordo è cresciuto oltre il 10%. Questo ci permette di incrementare il dividendo, che va da 12 a 13 centesimi per azione e che sui prezzi correnti vuol dire pagare oltre il 4,5% di rendimento. Complessivamente, quindi, risultati bilanciati, che vengono da tutte le componenti, proventi, costi, qualità del credito. Una premessa importante e molto solida per il lancio del prossimo triennio e del prossimo piano.


Un 2020 che parte tra le incertezze: la crisi del commercio internazionale, i rischi congiunturali che pesano sull’Unione Europea, l’Italia polarizzata tra eccellenze e difficoltà. Come vede l’economia che ci attende?

Abbiamo pubblicato proprio nel mese di gennaio, l’ultima versione, l’ultimo rapporto che il Professor Deaglio fa ogni anno con noi sullo stato dell’economia. “Il tempo delle incertezze” è il titolo di questo rapporto ed effettivamente rappresenta una fedele fotografia di un contesto in cui tutto può succedere: la guerra dei dazi che è stata fatta partire dagli Stati Uniti negli ultimi anni, si risolverà in una pace migliorativa o effettivamente in una vera e propria guerra? Gli ultimi segnali non sembrano essere negativi, sembrerebbe che ci siano state capacità di trovare accordi. Quale sarà l’effetto reale di questa nuova epidemia? Sarà solo un’interruzione dei viaggi, avrà un effetto temporaneo o avrà un effetto strutturale sul commercio? Io penso che noi si debba restare ottimisti. I motivi sono diversi: uno, tutti capiscono che i dazi non portano bene a nessuno e che sostanzialmente frenano il commercio internazionale. C’è poi questa, a mio avviso estremamente sana, corsa verso la sostenibilità che non solo è positiva dal punto di vista sociale, ma vuol dire nuovi investimenti, nuovi investimenti nella produzione di componenti più sostenibili, di tutti i beni materiali che noi utilizziamo, vuol dire ripensare gli investimenti nelle infrastrutture e questo delle infrastrutture, per rispondere alla parte della sua domanda relativa all’Italia, è un elemento essenziale. In questi giorni sto utilizzando molto spesso la BreBeMi, la BreBeMi è diventata un’autostrada normale, è stato un investimento in infrastrutture, all’inizio era meno conosciuta e si pensava che fosse stata un flop, in realtà la BreBeMi è diventata un’autostrada normale che ha portato l’indotto nel territorio perché tutta una serie di infrastrutture logistiche utilizzano questa infrastruttura per andare a Milano, per servire Milano e per servire il territorio lombardo in genere. Noi abbiamo un Paese che, se rilancia le proprie componenti infrastrutturali e se decide di avere un minimo di stabilità sulle regole del gioco, ha ancora molto da esprimere. Quindi in un contesto di incertezze, noi restiamo ottimisti.


UBI a sette giorni dalla presentazione del piano industriale non potrà prescindere dallo scenario descritto. Cosa possiamo aspettarci dopo un triennio non facile per l’intero sistema bancario nel quale gli obiettivi del piano precedenti di UBI sono stati raggiunti?

Abbiamo evidentemente un nuovo appuntamento con voi fra una settimana dove presenteremo effettivamente il nostro piano, quello che posso dire è che il 2019, grazie a una accelerazione sulla componente dei proventi commissionali e a forti investimenti sulla tecnologia e a un’importante riduzione dell’NPE Ratio, ha posto le basi per un piano importante e per un piano che confermerà e rafforzerà la capacità di produrre qualità di servizio e qualità di risultati della nostra banca. Vi do appuntamento tra una settimana per parlarne in dettaglio.

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REDAZIONE 10 feb 16:09