La Nazionale? Più di un sogno
Da Brescia al Club Italia (il progetto della Federazione Italiana Pallavolo che seleziona i migliori talenti nel panorama nazionale facendoli confluire in una squadra che partecipa al campionato di Serie A2, ndr). Sono ormai quattro anni che la bresciana Caterina Peroni veste i colori azzurri nel ruolo di schiacciatrice. Classe 2007, è salita sul gradino più alto del podio agli Europei Under 17 e si è classificata al terzo posto a quelli Under 18; lo scorso anno, ha partecipato ai Mondiali Under 19.
Quando hai iniziato a giocare?
Mia mamma allenava una squadra di minivolley, così ho provato a giocare anche io. Dopo una breve pausa dedicata al nuoto, a sette anni ho iniziato a giocare per il Cus, salendo tutte le categorie. Quattro anni fa, mi è arrivata la chiamata dal Club Italia e ho accettato senza esitazioni.
Dalla vasca alla palestra: cosa ti ha spinto a scegliere la pallavolo?
Mi piaceva nuotare, ma quando mi hanno chiesto di trasformare questa esperienza in agonismo ho rifiutato perchè si trattava di uno sport individuale. Quello che mi ha convinto della pallavolo è proprio il fatto di essere una disciplina di squadra.
C’è stata una figura che ti ha aiutato e guidato in questo percorso?
Non ho avuto una figura di riferimento, anche se, senza ombra di dubbio, mia mamma è stata determinante per me.
Quando hai capito che la pallavolo era la scelta giusta?
Quando mi è arrivata la prima chiamata dalla Nazionale giovanile e, successivamente, quella dal Club Italia. Non sono mai stata in dubbio se accettare e non ho mai avuto ripensamenti: nonostante i sacrifici, ho capito che la pallavolo è davvero la mia passione. Il Cus è una società piccola. Di solito, vengono selezionate per la Nazionale giocatrici provenienti da club importanti. A me è stata data un’opportunità non scontata. Ricevere quella chiamata mi ha reso molto felice, mi sentivo spronata e soddisfatta. Milano non è lontanissima: essere andata via di casa in seconda superiore non mi è mai pesato.
Dopo quattro anni in che cosa ti senti più cresciuta?
Questa esperienza non mi ha fatto crescere solo tecnicamente, ma anche a livello personale. In questi quattro anni sono diventata più autonoma anche nel prendere decisioni. Comunque, vivo con le mie compagne, non sono sola, posso confrontarmi con loro e avere il loro supporto. Ormai, abbiamo imparato a conoscerci. A me piace molto questo contesto: vivere al di fuori della palestra le proprie compagne migliora anche il rapporto negli allenamenti e nel gioco.
E a livello tecnico?
Al Cus mi sono sempre trovata bene. Al Club Italia ci concentriamo più sulla fase di gioco che sugli esercizi analitici. È stato un cambio positivo. Come giocatrice, comunque, penso di essere migliorata a 360°, anche e soprattutto su come vivo il campo: mi sento maturata a livello di mentalità.
Con il Club Italia hai la possibilità di confrontarti con giocatrici e squadre di alto livello...
Giocare in Serie A2 è molto stimolante perché ti ritrovi a giocare contro atlete più esperte e più grandi di te. Questo livello ti professionalizza.
Nel tuo palmarès, brillano successi importanti con la Nazionale. Cosa significa per te indossare la maglia azzurra?
Giocare per la Nazionale è un onore, ma anche una responsabilità: ci viene ricordato che noi siamo fortunate a essere lì e a difendere i colori italiani. È ovviamente una grande emozione perché è il sogno e il livello più alto a cui si può aspirare di giocare. Personalmente, comunque, mi diverto molto e la ritengo un’esperienza molto stimolante.
Hai un ricordo che tieni nel cuore delle competizioni internazionali a cui hai partecipato?
L’Europeo Under 17 è stato inaspettato. Era la nostra prima volta, era tutto nuovo. È stata una bellissima esperienza e non ci aspettavamo di vincere, anche perché le ultime partite sono state difficili. Il secondo Europeo è stato diverso, c’era molta più consapevolezza sulla manifestazione, sulla nostra preparazione e su di noi come giocatrici. Poi, il primo Mondiale: anche in questo caso, le emozioni della prima volta sono indimenticabili. Queste esperienze ci hanno lasciato molto.
Cosa ti auguri per il futuro?
Mi piacerebbe diventare una giocatrice professionista, quindi fare della pallavolo il mio lavoro. Il mio sogno più grande è la Nazionale seniores.
Si stanno aprendo anche i mercati esteri. Ti piacerebbe vivere un’esperienza fuori dall’Italia?
Anzitutto, mi piacerebbe molto giocare in Italia dove c’è il principale campionato del mondo. Però capisco che, dopo un po’ di anni, si possa aver voglia di cambiare aria. Ora come ora non lo so, non mi precludo comunque l’idea di andare all’estero.
Chi sei al di fuori della palestra?
Mi sento una ragazza molto solare, rido spesso. Studio psicologia a Milano. Mi piace cucinare e, quando torno a casa, mi rilasso, guardo dei film e passo del tempo con la mia famiglia.