Villa, a Brescia una seconda casa
Sulle note di “I Will Always Love You”, Giorgia Villa ha salutato la ginnastica. “Appendo i paracalli al chiodo – ha affermato alla Chorus Life Arena di Bergamo, nella stessa occasione in cui la sua “Brixia” ha dominato la scena, vincendo il suo 22° scudetto –, ma rimarrò in palestra”. Frenata dagli infortuni, per la ginnasta classe 2003, bergamasca di nascita ma bresciana d’adozione (la “Brixia” l’ha accolta quando aveva 9 anni, ndr), il futuro la vedrà nella veste di allenatrice.
Cosa direbbe a “quella bambina con i capelli per aria e gli occhi pieni di sogni”, come si è definita nella sua lettera di addio alla ginnastica?
Da piccola, certe cose non si capiscono: bisogna crescere per comprendere tutti i sacrifici e il lavoro necessario per arrivare in alto. Quindi, le direi di essere orgogliosa: ha fatto la cosa giusta perchè ha inseguito i suoi sogni e li ha raggiunti, nonostante la fatica e le difficoltà.
A soli 9 anni si è trasferita a Brescia per inseguire il suo sogno. A 23, saluta la ginnastica. Si sente cresciuta “un po’ più in fretta”?
La ginnastica ti fa crescere prima, certo. A nove anni ti metti a fare la lavastoviglie, a casa non succede.
Che cos’è stata per lei Brescia?
Brescia è una seconda casa, ho passato più anni lì che a casa mia. Con le mie compagne ho subito creato un rapporto profondo, come se fossimo sorelle. Stando 24 ore su 24 insieme, ci siamo conosciute al 100%. Avere, poi, come riferimento Vanessa Ferrari, il mio idolo da piccola, è stato un sogno. Anzi, tutto è iniziato proprio perchè io la volevo conoscere. Enrico Casella mi ha selezionato per iniziare il percorso e poi è diventato come un secondo papà: passavo così tanto tempo in palestra che lui sapeva tutto, quasi come i miei genitori. Sono davvero fiera delle mie compagne, degli allenatori, di tutte le persone che mi hanno seguito fino al salto nelle Fiamme Oro, che mi ha permesso di avere un lavoro.
Dall’infortunio prima di Tokyo alla rivincita a Parigi. Cosa le ha insegnato quello stop?
Quell’infortunio mi ha fatto capire davvero l’amore che provo per questo sport. Certamente non è accaduto nel momento giusto, ma secondo me il destino fa sempre la sua parte. È stato difficile, ma poi sono riuscita a uscire da quel momento che sembrava così buio e insuperabile. Il mio destino, probabilmente, era andare a Parigi e lì è arrivata una medaglia davvero importante.
Prima di Parigi, aveva più paura o voglia di rivalsa?
Paura mai. Ho capito di essere all’Olimpiade quando sono arrivata al Villaggio: è stata una delle esperienze più belle della mia vita che mi ha riconsegnato ciò che avevo perso.
Si ricorda il momento in cui è arrivata la convocazione?
Io ero convinta di non essere tra le convocate perchè la mia schiena non mi aveva mai permesso di essere al 100%. Eppure, agli Assoluti, ho fatto due gare bellissime. Quando il mio allenatore ha letto il mio nome, sono scoppiata a piangere insieme ad Asia e Alice (D’Amato, ndr). Era un premio prezioso per me.
C’è un momento della sua carriera che vorrebbe rivivere?
Parigi è stata magnifica, tuttavia rivivrei Buenos Aires 2018: al di là delle medaglie (Villa ha conquistato diversi ori alle Olimpiadi giovanili, ndr), mi sono divertita e ho vissuto tutto al massimo. Lì ho capito che avrei potuto fare bene nella ginnastica.
Con un sorriso sempre stampato sul volto, è entrata nel cuore della gente. Ha sentito questo affetto anche in occasione del ritiro?
Ho ricevuto tantissimi messaggi e ancora non ho finito di rispondere. Mi dicono spesso che ho un sorriso che fa ridere tutti. Io sono sempre stata me stessa, sui social, in palestra, ovunque. È bello essere apprezzata dalla gente per come si è.
Cosa le riserverà il futuro?
Sin da piccola, avevo due sogni: andare alle Olimpiadi e fare l’allenatrice. Uno l’ho raggiunto, ora vorrei realizzare anche l’altro. Rimarrò sempre con la Polizia e inizierò a fare il tecnico. Amo allenare le bambine, mi piace proprio l’idea di trasmettere la stessa passione che ho provato io per la ginnastica. Voglio dire loro che lo sport è divertimento e che bisogna lavorare tanto, ma sempre con il sorriso. Sarà una grande emozione.
@Foto Simone Ferrero - Pagina Facebook Federazione Ginnastica Italia