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Lodrino
di EDMONDO BERTUSSI 23 apr 2015 00:00

Musica e Liberazione

92 anni e tanti ricordi, legati ad Arturo Benedetti Michelangeli, ma anche alle atrocità del Secondo conflitto mondiale

Compirà 92 anni due giorni prima della Festa della Liberazione; ha suonato con Arturo Benedetti Michelangeli; è stato internato in Germania per aver detto di no al Duce e alla Rsi e ha la medaglia d’argento speciale della Presidenza della Repubblica. Si tratta di Mario Ravelli: disegnatore meccanico nella vita, si “perfeziona” (dice) al pianoforte nel suo rifugio pieno di sole che gli illumina lo spartito, a pianoterra della sua villetta in Prade a Lodrino. Attorno, in ordine, le partiture, gli scaffali ordinatissimi coi suoi libri, vicino un secondo strumento che Graziella Aimone, indimenticata amministratrice e poetessa gardonese del dopoguerra, gli ha voluto lasciare in eredità. Suona da quando aveva quattro anni: ha suonato con il grande Arturo Benedetti Michelangeli(classe 1920) perché il padre Giovanni, maestro di musica a Brescia, direttore di bande, aveva come insegnante il genitore del grande artista che lo convinse a seguire la sua passione. Uno dei due momenti che gli hanno segnato tutta la vita.

L’altro è il periodo nei lager in Germania prima ad Altengrabow stalag 11 (erano in 60mila) poi a Dessau vicino ad una fabbrica bellica. Lo racconta davanti a documenti gelosamente custoditi come l’elenco dei suoi 90 compagni nel secondo piccolo campo di prigionia . Vi erano arrivati dopo essere stati l’8 settembre del 1943 ingannati e disarmati dai tedeschi a Roma dove era col suo reparto dei fanti Lupi di Toscana, di leva a meno di 20 anni: avevano rifiutato (come altri 600mila soldati italiani) di entrare nei reparti della Rsi. Ricordi indelebili di cui non smette di parlare: racconta di quella grossa salsiccia sospetta che un giorno le SS volevano far mangiare loro al posto della solita brodaglia di patate; o della Gestapo che al campo prese a caso quattro di loro, rei di aver svuotato una gamella con la zuppa lasciata sulla strada per i civili sotto i bombardamenti: altri quattro si autodenunciarono per salvarli; ma anche dell’ufficiale del campo che dimenticava, rischiando la vita, nella gavetta un po’ di pane, lardo e margarina per lui. Liberati dagli americani, fortunosamente portati su alcuni autocarri a Bolzano, e da qui in piazza Vescovado a Brescia, Ravelli rimase attonito vedendo le colonne del porticato letteralmente nascoste da fotografie di dispersi con mamme che mostravano quella del loro figlio dicendo, dopo la risposta negativa: “Guarda bene ancora una volta...”.

Disegnatore meccanico, Ravelli venne assunto alla Beretta, nel 1956 si sposò con Luisa Zambonardi: dal 1970 al 1979 andò in Brasile per la ditta. Nacquero le tre figlie. In pensione, l’artista tornò al Conservatorio a 77 anni, per “affinare” la sua tecnica al pianoforte...
EDMONDO BERTUSSI 23 apr 2015 00:00