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Brescia
di UMBERTO ZILIANI 14 mag 2015 00:00

Dario Bonetti, lo stopper d'altri tempi

In carriera ha vinto molto: quattro Coppe Italia, una Coppa Uefa e una Supercoppa italiana. Come allenatore vanta: una Coppa e una Supercoppa con la Dinamo di Bucarest oltre alla vittoria con lo Zambia nel girone di qualificazione alla Coppa d’Africa

Dario Bonetti, classe 1961, è cresciuto all’oratorio di San Zeno, prima di diventare un giocatore di Serie A; ha disputato una finale di Coppa dei Campioni ed è definito il primo acquisto miliardario dell’era Berlusconi. Ha giocato in diverse squadre: Leonessa, Brescia, Roma, Sampdoria, Milan, Verona, Juventus e Spal… quando il calcio era più romantico e il ruolo che ricopriva in campo si chiamava “stopper“ mutato con il calcio moderno in “difensore centrale”. Conta due presenze in Nazionale maggiore.

Dario, che ricordi hai dei tuoi inizi all’oratorio?

Bellissimi: con tutti i miei amici ci passavo pomeriggi interi.

È stato più emozionante esordire a 19 anni in seria A con la Roma o con la nazionale maggiore dopo la trafila con l’under 21?

È stato bellissimo giocare in nazionale maggiore, ma esordire in serie A in quel Roma-Udinese è stato, se devo essere sincero, più emozionante.

Se ti dico una data (30/05/1984)…

Come posso dimenticare la finale di Coppa dei Campioni Roma-Liverpool giocata a Roma? Ricordo non solo la formazione ma ogni momento della gara. La formazione era questa: Tancredi, Nappi, Bonetti, Righetti, Falcao, Nela, Conti, Cerezo, Pruzzo, Di Bartolomei, Graziani.

Il 30/05/1994 a 10 anni esatti dalla sfortunata finale di Coppa dei Campioni, giocata contro il Liverpool, Agostino Di Bartolomei tuo compagno in quella Roma e poi nel Milan, si toglie la vita…

È stato un grande dolore per me, perché Ago era un ragazzo buono e altruista, probabilmente si è sentito abbandonato da tutti.

I tuoi amici raccontano che anche durante le vacanze estive eri solito ritirarti presto. Arrigo Sacchi invece racconta un’altra storia. Nella sua biografia cita questo aneddoto: arrivai al Milan e dissi al dott. Berlusconi di vendere Di Bartolomei e Dario Bonetti. Dario aveva scambiato il giorno con la notte… C’è qualcosa che non quadra…

Non è cosi. Decisi io di lasciare il Milan, anche se Sacchi, durante il Mundialito, cercò di convincermi a restare…

Hai avuto presidenti di grande personalità e carisma: Viola alla Roma, Agnelli alla Juventus e Berlusconi al Milan…

Viola era come un padre per me, Agnelli era un’istituzione vicina e distante, Berlusconi invece un grande tifoso.

Hai giocato in squadre blasonate e marcato giocatori strepitosi come Zico, Maradona e Van Basten, posso chiederti chi era il più difficile da tenere a bada?

Tutti grandissimi, ma il più grande di tutti era senza dubbio Diego Armando Maradona.

La scorsa stagione spesso eri al Rigamonti ad osservare il Brescia e il tuo nome veniva affiancato ai possibili allenatori del Brescia calcio. Perché la chiamata non è arrivata?

Non c’è nessun profeta in patria. Poi con la dirigenza che si ritrova il Brescia… è passato “dalla padella alla brace”: è molto meglio cosi. Mi dispiace per i tifosi.

Come vedi la situazione? Ci sono motivi di speranza?

Il Brescia calcio ha avuto e ha una dirigenza non all’altezza, per questo mi viene da dire “poveri tifosi bresciani”.
UMBERTO ZILIANI 14 mag 2015 00:00