lock forward back pause icon-master-sprites-04 volume grid-view list-view fb whatsapp tw gplus yt left right up down cloud sun
Brescia
di +LUCIANO MONARI 25 dic 2015 00:00

A Natale gli umili sono in prima fila

"Perché gli angeli, che annunciano la nascita di un salvatore del mondo, si rivolgono ai pastori anziché ai governanti che hanno nelle loro mani il destino delle nazioni?". E' l'interrogativo posto dal vescovo Luciano Monari nell'editoriale del n° 48 di "Voce"

Il racconto della nascita di Gesù nel vangelo secondo Luca richiama molti personaggi. Si comincia con Augusto, imperatore di Roma e quindi padrone del mondo attorno al mediterraneo; poi viene Quirinio che governa, in nome di Augusto, tutto il Vicino Oriente; poi troviamo Giuseppe e Maria, costretti ad alloggiare alla meglio perché non hanno trovato posto nel caravanserraglio; infine i pastori, che pernottano all’aperto facendo la guardia ai loro greggi. Insomma, tutti in scena, dal più grande ai più piccoli. Ma allora, perché gli angeli, che annunciano la nascita di un salvatore del mondo, si rivolgono ai pastori anziché ai governanti che hanno nelle loro mani il destino delle nazioni?

Forse, perché solo i pastori erano in grado di accogliere una notizia come questa. Di fatto, il segno che gli angeli possono offrire non ha nulla di grandioso e non avrebbe certo attirato l’attenzione dell’imperatore: “Troverete un bambino, avvolto in fasce, deposto in una mangiatoia”. Un bambino appena nato, figlio di sconosciuti, in un contesto di povertà, sarebbe apparso insignificante agli occhi di chi è abituato a valutare i rapporti di potere e di forza. Augusto non si sarebbe scomposto e Quirinio nemmeno, a questo annuncio; avevano affari più importanti cui pensare. I pastori no. Essi vivono in mezzo a cose piccole e hanno imparato a fare attenzione alle cose piccole, a stupirsi: una pecora pregna, un agnello appena nato, una sorgente, un terreno erboso...

Proprio perché Dio è onnipotente, non ha bisogno di mezzi straordinari. Gli uomini sanno fare cose grandi solo se hanno molti soldi o molto potere; Dio preferisce fare le cose più grandi con persone povere e deboli. Il Natale può essere apprezzato solo così: “Chi è pari al Signore nostro Dio, che siede nell’alto e si china a guardare nei cieli e sulla terra? Solleva l’indigente dalla polvere, dall’immondizia rialza il misero, per farlo sedere tra i principi.” Per gustare il Natale, bisogna accettare di cuore questa rivoluzione. Siamo intelligenti? Beh, dobbiamo gioire che la nostra intelligenza sia messa in scacco dall’azione di Dio. Siamo ricchi?

Dimenticheremo per un attimo la nostra ricchezza per gioire della povertà del presepe. Siamo forti e autorevoli? Impareremo a piegarci volentieri su ciò che è debole. Una lezione di stile, insomma, che ci libera da ogni forma di supponenza e ci rende felici di essere resi piccoli. Su questa linea si comprende bene la bellezza spirituale di Maria che nel Magnificat si presenta come ‘umile’ e cioè: piccola, povera. Proprio la condizione di povertà di Maria l’ha resa adatta a diventare lo strumento dell’azione di salvezza di Dio; in lei Dio ha fatto grandi cose: come avrebbe potuto fare lo stesso in chi si ritiene già grande, già attore protagonista? Forse Dio stesso gioisce di poter fare qualcosa di grande per chi è piccolo, di potere dare consolazione a chi è triste, di potere saziare la fame di giustizia di chi è oppresso. Quando papa Francesco ci richiama alla povertà della Chiesa, ci indica questa linea di pensiero e di azione: verso il Natale di Gesù, verso la realizzazione in noi della salvezza di Dio.
+LUCIANO MONARI 25 dic 2015 00:00