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Brescia
di REDAZIONE 29 ott 2026 08:11

Brescia si interroga sul futuro della democrazia

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Presentato il programma del Festival della pace, in programma dal 13 al 29 novembre: più di 100 eventi tra città e provincia

Che cosa significa oggi vivere in una democrazia? Quali sono le fragilità che attraversano le nostre istituzioni e quale ruolo può avere la democrazia nella costruzione della pace? Sono le domande al centro della nona edizione del Festival della Pace di Brescia, in programma dal 13 al 29 novembre, promossa dal Comune e dalla Provincia di Brescia, organizzata dalla Presidenza del Consiglio comunale, sotto l’alto patrocinio del Parlamento europeo, di Croce Rossa Italiana e di Amnesty International.
A ottant’anni dall’elezione dell’Assemblea Costituente, il Festival invita a riflettere sul presente e sul futuro della democrazia, mettendola in relazione con i grandi temi del nostro tempo: i conflitti internazionali, la giustizia, l’economia, la religione, l’intelligenza artificiale, l’informazione, il linguaggio e la crisi ambientale.

Esposizione di punta di questa edizione è la mostra diffusa dedicata ad Armando Milani (Milano, 1940) al Museo di Santa Giulia e al Mita Museo internazionale del tappeto antico e altre sedi, dal 12 al 29 novembre - protagonista riconosciuto della grafica internazionale e della comunicazione sociale, membro di Agi – Alliance Graphique Internationale e dell’Aiap – Associazione Italiana Design della Comunicazione Visiva.

La pace non è soltanto un auspicio, né una parentesi tra due conflitti: è un progetto politico, culturale e civile, ma anche una pratica quotidiana di convivenza. È su questo terreno che democrazia e pace si incontrano: nella capacità di gestire i conflitti senza ricorrere alla violenza, di comporre le differenze, di tutelare i diritti e di costruire condizioni di fiducia e partecipazione. La città diventa così il primo laboratorio della vita democratica, il luogo in cui i principi prendono forma nelle relazioni tra le persone, nelle scuole, nei quartieri e negli spazi della cultura.

È anche attraverso il dialogo tra due titoli emblematici che il Festival racconta questo percorso: si apre con la provocazione «No Pax. La pace si racconta. La pace si fa» e si conclude con «Yes Peace». Dalla necessità di guardare in faccia le contraddizioni di un mondo attraversato da guerre e divisioni alla riaffermazione della possibilità di costruire un futuro diverso: un invito a interrogarsi sulle responsabilità e sulle condizioni necessarie per rendere la pace concreta.

Il Festival propone un programma articolato, nel quale il confronto pubblico si intreccia con i linguaggi dell’arte, della musica, del teatro e del cinema. Tra gli ospiti figurano il politologo francese Yves Mény, chiamato a riflettere sulle sfide delle democrazie contemporanee; la giornalista Francesca Caferri, corrispondente da Gerusalemme per La Repubblica; Ezio Mauro, con una riflessione su democrazia e opinione pubblica nell’epoca dei social; Gad Lerner, sul ruolo dell’informazione e della testimonianza nei conflitti; e padre Paolo Benanti, sul potere computazionale e le sue implicazioni. Sarà presente anche Francesca Mannocchi, giornalista, scrittrice e documentarista da anni impegnata nel racconto di guerre e migrazioni. La musica avrà un ruolo di primo piano con il compositore e pianista franco-libanese Omar Harfouch, autore del Concerto for Peace.

Il Festival si apre venerdì 13 novembre alle 20.30 al Teatro Sociale con una presentazione spettacolo dal titolo “No Pax. La pace si racconta. La pace si fa”, un appuntamento che riunisce informazione, arte e musica per interrogarsi sul significato della pace oggi. Sul palco, insieme al giornalista Riccardo Iacona, all’attrice Pamela Villoresi, ad Alessandro Sipolo e ad Antonella Bertolotti, ci saranno le opere del designer e grafico Armando Milani, artista ospite dell’edizione 2026 e la musica del pianista Cyrille Lehn. Ideazione, regia e conduzione a cura di Daniele Alberti.

L’inaugurazione sarà preceduta alle 17.30 nel Salone Vanvitelliano di Palazzo Loggia dalla consegna dei premi per la pace, alla presenza delle rappresentanze istituzionali e con l’intervento di Marco Mascia, titolare della Cattedra Unesco “Diritti umani, democrazia e pace»” dell’Università di Padova.

Il programma, realizzato con il contributo di numerose associazioni, enti, istituzioni e realtà culturali, si articola in 100 eventi che avranno luogo in spazi e ambiti diversi della città e della provincia, con conferenze, tavole rotonde, presentazioni di libri, proiezioni cinematografiche, spettacoli, concerti e attività rivolte a scuole, giovani e famiglie. Gli appuntamenti affrontano il rapporto tra democrazia e pace da prospettive differenti: dalla tenuta delle istituzioni alla libertà di informazione, dal dialogo tra culture e religioni alle responsabilità ambientali, fino alle possibilità offerte dall’arte e dalla cultura per costruire convivenza.

Come detto, la principale mostra del Festival di quest’anno è quella dedicata ad Armando Milani. I suoi tre manifesti più famosi dedicati alla pace e alla resilienza, dal titolo Peace&War con colomba, Peace&War con aquila e Speak&React con colibrì, rispettivamente nei colori azzurro, rosso e verde, saranno capillarmente distribuiti nei quartieri della città, invadendo gli spazi di affissione pubblica, scorrendo digitalmente sui ledwall urbani nella stazione ferroviaria e alle fermate degli autobus e punteggiando le fermate della metropolitana.

Spicca in particolar modo il manifesto azzurro Peace&War - disegnato nel 2002 e donato nel 2003 alle United Nations con il claim Translating War into Peace - nel 2004 diventato icona di pace, insignito del riconoscimento Unesco.

Due esposizioni presenteranno oltre 50 opere a tema sociale di Armando Milani, «Armando Milani. Immaginare la pace» al Museo di Santa Giulia (inaugurazione giovedì 12 novembre alle ore 18:30), esposte in nuclei tematici dedicati all’ambiente e all’infanzia, alle ingiustizie del mondo e all’ecologia, ma anche al rapporto tra umano e digitale e «Just Be Beside Me. Armando Milani al MITA e i “tappeti di guerra” dell’Afghanistan» al Museo Internazionale del Tappeto Antico (inaugurazione giovedì 12 novembre alle ore 17). Due percorsi che mettono in dialogo immagini, memoria e culture, mostrando come i linguaggi artistici possano raccontare il conflitto e contribuire a immaginare alternative di pace.

Entrambe le sedi ospiteranno incontri e conversazioni del Festival della Pace, secondo un calendario condiviso con il comitato scientifico.


Nel chiostro della Chiesa di San Francesco verrà allestita la mostra “Oltre il confine”, nella quale 35 artisti reinterpretano la bandiera attraverso altrettante opere contemporanee, trasformando lo spazio in un luogo di incontro e dialogo. Tessuti, metalli, neon e ceramiche danno forma a nuove bandiere-arazzo, dove il simbolo del confine diventa un invito al confronto (dal 14 novembre).

Il 20 novembre inaugura a Mo.Ca. “Dove non siamo. Storie dall’esodo palestinese”, mostra immersiva che porta al centro le voci e le esperienze dalla Palestina, con un accompagnamento musicale condotto da artiste palestinesi.


Da segnalare infine “Penelopi”, opera performance aperta al pubblico di Patrizia Fratus, che indaga la violenza sulle donne e pone un interrogativo più radicale: come può esserci pace se non c’è pace tra donne e uomini? I visitatori saranno invitati a lasciare sui teli le proprie risposte alla domanda (dal 23 novembre).

Particolarmente interessante è il nuovo ciclo di conferenze “Trame di potere. Intrecci di culture, fili di geopolitica” realizzato in collaborazione con MITA-Museo Internazionale del Tappeto Antico: quattro incontri su Europa e geopolitica, un dialogo che unisce arte tessile e scenari globali, per leggere il presente e immaginare il futuro ragionando su Turchia, Israele, Egitto e Iran. Nel quadro della crisi geopolitica attuale e delle sfide che attendono l’Europa, il ciclo di incontri propone di interrogarsi sul ruolo dell’Europa di fronte ad alcuni dei principali scenari geopolitici contemporanei, in un luogo che testimonia attraverso le proprie collezioni secoli di incontri e scambi tra popoli e culture. Appuntamenti il 7, il 14, il 21 e il 28 novembre al MITA di via Privata de Vitalis 2bis.

                Martedì 17 novembre, alle ore 20.30, il cinema Nuovo Eden inaugura la rassegna cinematografica dedicata al tema della pace, organizzata da Fondazione Brescia Musei in occasione del Festival della Pace al Nuovo Eden. Quattro gli appuntamenti, il 17, 18, 24 e 25 novembre, con, nell’ordine, The Lunch – A Letter to America, di Gianluca Vassallo; Diaz – Non pulire questo sangue, di Daniele Vicari; Zustissia, di Francesco Piras; Noi e la grande ambizione, di Andrea Segre.

La serata di apertura sarà anche l’occasione per proclamare il vincitore del contest creativo per la pace SPOT FOR PEACE, annunciato nell’edizione dello scorso anno. Saranno proiettati i video finalisti e proclamato il vincitore, selezionato da una giuria di esperti. Lo spot vincitore sarà diffuso come vero e proprio “spot per la pace”. Il concorso è promosso da Collezione Paolo VI - arte contemporanea in collaborazione con Accademia di Belle Arti SantaGiulia e Fondazione Brescia Musei - Cinema Nuovo Eden.

Il Festival si concluderà domenica 29 novembre alle 17 al Complesso di San Cristo con !Yes Peace", appuntamento che vedrà protagonista Francesca Mannocchi. La conclusione riprende e rilancia le domande poste all’apertura: come rendere possibile la pace in un mondo attraversato da guerre e divisioni? E quale ruolo possono svolgere la democrazia, la giustizia e la partecipazione nella costruzione di una convivenza più giusta? Il titolo affermativo non rappresenta una risposta semplice, ma la volontà di mantenere aperta una prospettiva di impegno e responsabilità condivisa. L’incontro sarà seguito da un concerto del Coro Clandestino.

REDAZIONE 29 ott 2026 08:11