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Brescia
di VITTORIO BERTONI 15 lug 2026 07:08

Le imprese alla prova di una fase senza precedenti

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Confindustria Brescia ha presentato ieri la 50esima edizione dello studio "Scenari e tendenze". Al centro dell’approfondimento gli scenari geopolitici mondiali e le loro ricadute sull'economia locale

Con il 50° appuntamento di “Scenari & Tendenze” tenuto ieri, Confindustria Brescia ha celebrato un traguardo importante per l'Osservatorio Congiunturale nato nel 2008 su iniziativa della Piccola Industria e dei Giovani Imprenditori, con il sostegno della Camera di Commercio. Un percorso che, nel corso di diciotto anni, ha accompagnato le imprese attraverso le principali crisi economiche e geopolitiche, fornendo strumenti di lettura e interpretazione degli scenari internazionali.

Il prof. Achille Fornasini, dell'Università degli Studi di Brescia, ha ripercorso la storia dell'Osservatorio. “Siamo partiti durante la grande crisi delle materie prime – ha ricordato – e da allora abbiamo raccontato i cambiamenti dell'economia, affiancando alle analisi dei mercati quelle sulla congiuntura bresciana e sull'energia. Oggi ci troviamo di fronte a una nuova crisi, persistente e complessa, nella quale l'incertezza rappresenta il principale fattore di instabilità”. Secondo Fornasini, il riaccendersi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran e il rischio di blocco dello Stretto di Hormuz stanno alimentando una nuova ondata speculativa sulle materie prime. I fondi finanziari, dopo aver scommesso per mesi sul ribasso dei prezzi, sono tornati rapidamente ad assumere posizioni rialziste, determinando nuovi aumenti delle quotazioni di petrolio, gas, materie plastiche e metalli. Particolare attenzione è stata dedicata alle possibili ripercussioni sulle filiere industriali, in particolare per automotive ed elettronica, a causa del ruolo strategico dello zolfo e dell'acido solforico nell'estrazione di rame, litio e cobalto. Fa eccezione il comparto siderurgico, che continua invece a soffrire una domanda debole e una forte pressione sui margini. “Le imprese europee sono oggi protette dalle clausole di salvaguardia nei confronti delle importazioni cinesi, ma il rallentamento della domanda mantiene i prezzi sostanzialmente fermi e costringe molte aziende a ridurre la produzione o a ricorrere agli ammortizzatori sociali”.

Ad ampliare lo sguardo sul contesto macroeconomico è stato il prof. Andrea Beretta Zanoni, dell'Università di Verona, che ha evidenziato come ai rischi geopolitici si affianchino crescenti fragilità finanziarie. Negli Stati Uniti l'inflazione è tornata a salire e le banche centrali mantengono alta l'attenzione sul controllo dei prezzi, lasciando presagire ulteriori rialzi dei tassi di interesse. “La vera preoccupazione – ha osservato – riguarda però i mercati finanziari. Una parte sempre più consistente delle valutazioni azionarie è costruita sulle aspettative legate all'intelligenza artificiale, alimentate da una liquidità senza precedenti e da una crescente sottovalutazione del rischio”. Secondo il docente, l'enorme massa di capitali immessa dalle banche centrali negli ultimi anni ha favorito un clima di eccessiva fiducia che potrebbe rendere i mercati particolarmente vulnerabili. “Siamo di fronte a una grande rivoluzione tecnologica, ma questo non significa che ogni investimento produrrà i ritorni oggi incorporati nelle quotazioni. Il rischio di una correzione significativa, o addirittura dello scoppio di una bolla finanziaria, non può essere escluso”.

Il quadro economico bresciano è stato analizzato da Davide Fedreghini del Centro Studi Confindustria. Nonostante il contesto internazionale, la manifattura provinciale ha registrato nel primo trimestre del 2026 una crescita tendenziale del 3,5%, consolidando i risultati raggiunti alla fine dello scorso anno. “Il conflitto – ha spiegato – non ha inciso finora sulla produzione, ma ha già colpito i costi delle imprese”. Gli acquisti di materie prime e semilavorati sono infatti aumentati del 5% rispetto al trimestre precedente, riportando le aziende su livelli di tensione che non si registravano dalla crisi energetica del 2022. Particolarmente significativa la fotografia della marginalità industriale: assumendo pari a 100 il livello di costi e prezzi del 2020, oggi i costi sono saliti a quota 264, mentre i prezzi di vendita si fermano a 149. “Questa forbice – ha concluso Fedreghini - rappresenta margini che le imprese hanno progressivamente perso in questi anni”.

Sul fronte del credito emerge invece una riduzione degli impieghi bancari alle imprese industriali bresciane, scesi da 10,2 a 9,7 miliardi di euro. Un calo che non deriva da una stretta del sistema bancario, bensì da una minore domanda di finanziamenti per investimenti, conseguenza dell'incertezza che caratterizza l'attuale fase economica. Resta invece elevata la liquidità disponibile, con circa 18 miliardi di euro depositati presso gli istituti di credito. Infine, l'aggiornamento sulla bolletta energetica: la nuova stima per il 2026 si attesta a 1,464 miliardi di euro, leggermente inferiore rispetto alle previsioni formulate lo scorso marzo, ma comunque su livelli analoghi a quelli registrati nel 2021, quando ebbe inizio la lunga fase di rialzo dei prezzi dell'energia. Il cinquantesimo appuntamento di “Scenari & Tendenze” conferma così il ruolo dell'Osservatorio come punto di riferimento per il sistema imprenditoriale bresciano: uno spazio di analisi che, attraverso il contributo di accademici ed esperti, aiuta le imprese a interpretare un contesto internazionale sempre più complesso, nel quale economia, finanza e geopolitica risultano ormai strettamente intrecciate.

VITTORIO BERTONI 15 lug 2026 07:08