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Brescia
di MASSIMO VENTURELLI 23 gen 2022 19:10

Nuovo sforzo per l’ospedale di Bor

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Dopo lo stop forzato imposto dalla pandemia, un nuovo progetto di Poliambulanza Charitatis Opera per la Guinea Bissau

Dallo scoppio della pandemia a oggi, Giovanni Morandi, medico chirurgo, direttore del dipartimento di chirurgia generale e toracica dal 1992 al 2014, consigliere e co-fondatore di Poliambulanza Charitatis Opera (Pco), ha dovuto “mordere il freno”. Le rigide regole che hanno di fatto reso difficili i viaggi hanno bloccato le sue “missioni” a sostegno dell’ospedale di Bor in Guinea Bissau, uno dei progetti seguiti da anni. In più, la forzata trasformazione del presidio ospedaliero, riferimento sanitario per tutto il Paese africano, in struttura dedicata al Covid ha finito col compromettere la funzionalità del blocco chirurgico, realizzato grazie agli aiuti arrivati da via Bissolati. Morandi, e con lui Poliambulanza Charitatis Opera, si è rimboccato le maniche per trovare il necessario all’acquisto, spedizione e installazione di una nuova autoclave così da permettere la ripresa degli interventi chirurgici a Bor. Entusiasmo e determinazione non gli mancano e, nonostante le difficoltà, è convinto che i circa 50mila euro necessari al progetto saranno trovati, grazie ai mille rivoli della solidarietà, come conferma in questa intervista.

 Dott. Morandi, da dove nasce questa passione per l’ospedale di Bor?

Intorno al 2005/2006 avevo tra gli assistenti della mia equipe un medico originario della Guinea Bissau che mi parlava costantemente del progetto avviato a Bor, uno dei quartieri più poveri della capitale Buissau, da un missionario del Pime, padre Ermanno Battisti. Voleva costruire un ospedale ma tante erano le difficoltà che stava incontrando. Così partimmo per verificare lo stato del piccolo ospedale e come poteva concretizzarsi il nostro intervento. Una volta sul posto, rilevammo che era necessario dotare la struttura di una sala operatoria. Rientrato a Brescia coinvolsi nel progetto gli amici del Rotary Vittoria Alata.

Nel frattempo, a Brescia, si era costituita anche la Fondazione Poliambulanza Charitatis Opera...

Sì, e sin da subito, insieme a tante altre realtà, si prese a cuore il progetto. Tra il 2008 e il 2009 vennero raccolti quasi 400mila euro per la costruzione del blocco operatorio e il completamento dell’intera struttura. Grazie alla Fondazione potemmo contare su tutte le competenze tecnico-sanitarie di Poliambulanza necessarie alla realizzazione del progetto. Il primo giugno 2010 il blocco operatorio venne inaugurato.

Da allora come si è declinato il vostro impegno per l’ospedale

Abbiamo realizzato ogni anno due/tre missioni tecnico-sanitarie. Medici, infermieri e tecnici prestavano tempo, competenze e, soprattutto, tanta passione per realizzare interventi chirurgici e attività di manutenzione. Abbiamo dotato l’ospedale di altre strutture, come la strumentazione necessaria per la produzione di ossigeno che si è rivelata di grande importanza durante la pandemia. Accanto a questo impegno c’è stato anche quello per la formazione di medici, infermieri e tecnici del posto. Con l’arrivo della pandemia tutto questo, però, ha subito un brusco stop.

Questo tempo di “sospensione” ha causato danni all’ospedale?

Sì, la mancanza di interventi di manutenzione ha finito col mettere fuori uso le due autoclavi necessarie al funzionamento del blocco operatorio. Seriamente compromesse erano anche le strumentazioni della radiologia, fortunatamente rimesse in sesto da una missione, sul finire del novembre scorso, di due tecnici. Confidando sulla generosità di tanti, è stata già acquistata la nuova autoclave e sono stati avviati i contatti con una azienda per la spedizione. Il ministro della salute in carica, Dionisio Cumba, chirurgo pediatrico che continua a esercitare nell’ospedale di Bor, ci ha garantito tutto l’appoggio possibile per fare in modo che il blocco operatorio possa tornare a funzionare entro il mese di maggio, quando, Covid permettendo, saremo in missione a Bissau.  

MASSIMO VENTURELLI 23 gen 2022 19:10