San Giuseppe: organo Antegnati in restauro
Dal 3 dicembre 2025 al 6 giugno 2026 si sono svolte le operazioni di studio, documentazione e smontaggio dell’organo di Graziadio e Costanzo Antegnati (1581) della chiesa di San Giuseppe a Brescia. Si tratta di una tappa fondamentale che ha consentito di raccogliere una mole straordinaria di dati indispensabili per comprendere la storia materiale, le trasformazioni subite nel corso dei secoli e le condizioni conservative attuali dello strumento.
Le attività si sono articolate in tre principali ambiti di intervento: documentazione acustica, rilievo dimensionale e documentazione fotografica, cui hanno fatto seguito le operazioni di smontaggio e il primo censimento del materiale fonico.
Particolarmente articolata è stata la campagna di rilievi acustici. In una prima fase si è reso necessario intervenire sullo strumento per riportarlo, per quanto possibile, in condizioni di funzionamento, limitando le numerose perdite d’aria presenti nel sistema di canalizzazione. È stato così possibile registrare una serie di brani eseguiti dagli organisti Susanna Soffiantini e Umberto Forni, con un repertorio compreso tra il XVI e il XX secolo. L’operazione ha reso possibile documentare il suono dell’organo nello stato in cui esso è giunto fino a noi prima dell’avvio del restauro. Successivamente si è proceduto alla registrazione di ciascun registro, nota per nota, e di tutte le combinazioni foniche tratte dall’Arte organica di Costanzo Antegnati (Brescia, 1608), dal Transilvano di Girolamo Diruta (Venezia, 1609) e da altre fonti coeve. Questa documentazione costituirà una testimonianza per gli studi e i confronti futuri.
Una terza fase ha riguardato la risposta acustica della cassa armonica dello strumento. A tale scopo è stato collocato un generatore di rumore bianco all’interno dell’organo e un microfono di misura al centro della navata nella posizione di un normale ascoltatore. Tutte le misurazioni sono state eseguite in due differenti condizioni. In un primo momento l’organo è stato analizzato nella configurazione che presentava prima dello smontaggio, comprensiva delle aggiunte realizzate tra il XIX e la prima metà del XX secolo, tra cui contrabbassi, somieri novecenteschi e mantice collocato all’interno della cassa in posizione sopraelevata. In una seconda fase tali elementi sono stati rimossi per consentire la documentazione della risposta acustica della cassa contenente esclusivamente il somiere Antegnati e il materiale fonico ad esso pertinente.
La documentazione acustica è stata realizzata in collaborazione con il progetto ERC Synergy REM@KE, grazie al professor Massimiliano Guido, responsabile scientifico corrispondente del progetto e membro del Comitato per il restauro dell’organo Antegnati 1581. Le attività si sono inoltre avvalse della consulenza del professor Fabio Antonacci del Laboratorio di Acustica del Politecnico di Milano-sede di Cremona. Parte della documentazione è stata inoltre resa possibile grazie al sostegno della Fondazione ASM Gruppo A2A.
Parallelamente ai rilievi acustici è stata condotta una capillare documentazione geometrica dello strumento mediante rilievi CAD, finalizzati a registrare con precisione la posizione di tutti gli elementi destinati a essere rimossi. A ciò si è affiancata una completa campagna fotografica, realizzata con particolare attenzione alle condizioni di illuminazione necessarie per una corretta lettura e interpretazione del documento fotografico.
Solo al termine di queste attività si è proceduto allo smontaggio dell’organo. Ogni fase è stata accompagnata da ulteriori operazioni di documentazione fotografica, riguardanti le canne interne, il crivello, le canne di facciata e il somiere. Particolarmente delicata si è rivelata la rimozione delle canne di facciata in stagno, gravemente compromesse da fenomeni di degrado. In numerosi casi il cosiddetto “cancro dello stagno” aveva provocato la quasi completa separazione dei corpi sonori in corrispondenza delle legature di facciata. Tale situazione risultava ulteriormente aggravata dalla presenza di fasce in pelle applicate in epoca imprecisata nei punti maggiormente interessati dalla corrosione e dai processi di trasformazione allotropica dello stagno. Per le tre maggiori canne del prospetto (Do, Re e Mi) è stato necessario predisporre speciali sistemi di irrigidimento e realizzare apposite casse lignee di protezione all’interno delle quali le canne sono state messe in sicurezza prima della movimentazione e della discesa a terra.
Con la conclusione delle operazioni di smontaggio, il materiale verrà ora trasferito al laboratorio di Campogalliano, ove il restauratore Marco Fratti proseguirà le attività di studio, diagnostica e pulitura preliminare, aprendo la successiva fase del restauro.
Prosegue nel frattempo la raccolta fondi a sostegno dell'impegnativo intervento, per il quale un importante sostegno è venuto dal Ministero della cultura. La Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Bergamo e Brescia, si farà interamente carico del restauro della cassa e della cantoria, risalenti alla fine del Cinquecento, e della seconda cantoria, realizzata nel 1727. I lavori verranno diretti dalla dott.ssa Silvia Massari, funzionario restauratore-conservatore della Soprintendenza.
Per coprire i costi relativi ai diversi lotti restanti, che ammontano a circa 550.000 euro si sta costruendo una rete di sostenitori che vede la partecipazione tanto di Istituzioni, quanto di imprese e singoli cittadini. Oltre al contributo MIC (che potrà arrivare fino al 50% del costo del restauro del solo strumento, preventivato in 390mila euro) e al contributo di 50mila euro assegnato dal Comune di Brescia ai sensi della Legge regionale 12/2005, un supporto determinante è venuto da Intesa Sanpaolo, (con un contributo di 70mila euro), Fondazione della Comunità Bresciana (che ha deliberato un contributo di 75mila euro), Fondazione ASM (che erogherà 21mila euro in tre anni). Altri 48.800 euro sono stati donati tramite il sito donativo sostieni.sanfaustinobrescia.org anche grazie alle agevolazioni fiscali previste da Art Bonus. Essendo l'organo di proprietà demaniale, viene infatti risconosciuta ai donatori (imprese o persone fisiche) la possibilità di recuperare fino al 65% della donazione come credito di imposta.