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Brescia
22 ott 2026 22:43

MAB: Parole che dividono, memorie che uniscono

Quando il passato scomoda: un video didattico per imparare a leggerlo

Un video per confrontarsi con le testimonianze più scomode del passato: è uno dei prodotti conclusivi del progetto diocesano MAB 2025 “Parole che dividono, memorie che uniscono. Laboratori di dialogo tra documenti, libri e arte”. Nato dalla collaborazione fra Museo, Archivio storico e Biblioteca diocesani di Brescia e giunto ora alle battute finali, il progetto ha affrontato due questioni centrali nel dibattito contemporaneo: la cancel culture, con le controversie sulla rimozione di simboli e testimonianze del passato, e l’hate speech, il linguaggio che alimenta odio e discriminazione.

Realizzato da Alessandro Mondini, Martina Torri e Sara Zilioli, con testi di Nicoletta Biglietti, il video si concentra su fonti scomode, contese e problematiche: documenti in cui il valore della testimonianza convive con parole, immagini e idee che oggi suscitano disagio. È il caso dei giornali redatti dai soldati italiani nei campi di prigionia durante la Seconda guerra mondiale, raccolti e portati in Italia da padre Giacomo Pifferetti e oggi conservati presso l’Archivio storico diocesano di Brescia. Sacerdote dell’Oratorio della Pace e cappellano militare, durante la detenzione Pifferetti promosse attività educative e iniziative di scrittura collettiva per sostenere i compagni e contrastare l’analfabetismo.

Quelle pagine restituiscono un’umanità sorprendente: la nostalgia di casa, gli affetti, la fede, la paura, l’umorismo. Poesie, disegni e racconti testimoniano la capacità di creare anche nella privazione. Vi affiorano, però, anche l’esaltazione di Mussolini e del fascismo, la retorica marziale, il nazionalismo e gli stereotipi razzisti: tracce di una propaganda e di un’educazione capaci di condizionare il modo di pensare, di scrivere e di guardare agli altri anche nell’esperienza della prigionia.

Come comportarsi di fronte a questa eredità? Censurare i passaggi offensivi, sottrarre i documenti alla consultazione oppure esporli e avviare una nuova riflessione collettiva?

Il video allarga lo sguardo a tre esperienze di ripensamento critico. A Bolzano, nel 2017, al bassorilievo fascista di Hans Piffrader sull’ex Casa del Fascio è stata sovrapposta la frase di Hannah Arendt «Nessuno ha il diritto di obbedire», che mette in discussione il messaggio celebrativo dell’opera. A Berlino, il Monumental Shadows. Rethinking Colonial Heritage ha coinvolto artisti e cittadini nella rilettura dell’eredità coloniale del monumento a Bismarck. Nella serie From Here I Saw What Happened and I Cried (1995-1996), presente nelle collezioni del MoMA di New York, Carrie Mae Weems rielabora fotografie storiche per denunciare il ruolo della fotografia nella costruzione degli stereotipi razzisti e per restituire dignità alle persone ritratte. Tre esperienze diverse che mostrano come sia possibile conservare le testimonianze e, insieme, trasformare il modo in cui le leggiamo.

È questa la strada percorsa dal MAB attraverso la ricerca e l’educazione. Nei percorsi di Formazione scuola-lavoro condotti dalla pedagogista Chiara Cerrito, con il contributo dei formatori di ADL a Zavidovici, gli studenti del Liceo classico Arnaldo e dell’IISS Golgi sono stati accompagnati a contestualizzare le fonti, a distinguere le voci e a riconoscere i meccanismi di hate speech e cancel culture. Comprendere come un linguaggio d’odio possa diffondersi e apparire accettabile aiuta a riconoscerne le forme anche oggi.

Il video offre uno strumento per proseguire questo lavoro nelle scuole e nelle comunità. Custodire una memoria significa assumersi la responsabilità di interrogarla: proprio le pagine che più ci mettono a disagio possono insegnarci quanto le parole incidano sulle coscienze e sulla vita degli altri.

22 ott 2026 22:43