Santuario San Piamarta: pregare in città
Nel centenario dell'inizio della formazione dell'opera piamartina, la Congregazione religiosa ha deciso di promuovere ulteriormente il Santuario di San Piamarta, celebrando, ogni domenica alle 17, la Santa Messa. Il Santuario Diocesano di San Piamarta, inaugurato nel 1907, è collocato alle pendici del Castello di Brescia all’interno dell’Istituto Artigianelli ed è un luogo privilegiato di preghiera, "punto di riferimento – come ha scritto il Vescovo Monsignor Luciano Monari nel documento che accompagna il riconoscimento – per la devozione nei confronti del nuovo Santo Padre Piamarta, nonché luogo di pellegrinaggio per i numerosi fedeli che dalla Diocesi e da altri luoghi della Chiesa universale si rivolgono alla sua intercessione, per ottenere da Dio grazie e benefici spirituali".
Padre Piamarta volle una vera chiesa dominante e centrale capace di oltre 300 posti, in quanto elemento essenziale ed eminentemente educativo.
Costruito su progetto dell’architetto Arcioni, con stile gotico con archi acuti, a croce latina e a tre navate. La navata centrale per la sua lunghezza è fiancheggiata da due navatelle basse, con due archi per parte, divisi da pilastri e sui pilastri divisori delle navate si ergono in aggetto tre colonne che sostengono gli archiacuti della volta del tempio. Entrando, sui lati, l’accesso all’organo e l’area adibita a confessionale. Sotto le due navatelle la luce viene da tre piccole finestre a nord e a e sud; invece sulla navata centrale da due finestroni per parte, stretti, archiacuti.
Il transetto, a croce latina, ha due altari che fronteggiano le due navatelle: a sinistra l’altare di S. Giuseppe, a destra la Madonna di Lourdes in grotta. A sinistra sulla parete a nord si apre una finestra come quella di destra, parete sud.
Nel transetto a destra si trova la tomba di Padre Piamarta eretta 13 anni dopo la sua morte ad opera dello scultore bresciano Righetti.
Nell’angolo del transetto di fronte alla Madonna di Lourdes vi è l’inginocchiatoio del Padre Fondatore, ove passava le lunghe ore mattutine in preghiera. Al di là del transetto nella parte centrale vi è l’altar maggiore ove fino al 1926 rimase, posto dal Padre, l’altare di legno della prima e seconda cappella. I tre altari sono rivolti verso l’ingresso. Da due finestre rotonde, l’una sul catino della chiesa, l’altra in alto sul muro d’ingresso, filtra una luce che si fa luminosa durante il giorno, perché l’ultima è rivolta verso il sole.
A sud, la vetrata con la figura di S. Filippo Neri e due bambini in abito cinquecentesco, condotti dal Santo all’altare dell’Immacolata. Sull’altare maggiore una pala di S. Filippo Neri con cinque bambini in abito da paggi, condotti all’altare della Madonna con il Bambino in braccio, e S. Luigi inginocchiato, ha per cornice una soasa stile gotico.
La facciata della chiesa è in cotto, con larghe strisce parallele orizzontali in botticino, fino alla sommità. Un pronao sostenuto da due colonne, ha nella lunetta un affresco, rappresentante il Buon Pastore tra i fanciulli del pittore Ronchi. Più in alto un rosone fra due colonne a fianco sul fastigio, la statua dell’Immacolata di Lourdes. L’ingresso centrale ha una specie di bussola con portone esterno e dentro una porta a cancello di ferro con vetri, fattura delle officine dell’Istituto, come è opera dell’Istituto la porta artistica di ferro con vetri della Chiesa di S. Cristo.
La Chiesa è stata eretta supra firmam petram sulla china del brolo che sale, resa a piattaforma dal faticoso piccone dei muratori, anche per lasciare una intercapedine fra la Chiesa e il ronco. Si accede alla Chiesa mediante una scalinata, all’inizio, a una rampa, poi, a due rampe.
San Piamarta visse in un’epoca di forti trasformazioni sociali e industriali nella Brescia di fine Ottocento e agli inizi del Novecento. La sua risposta fu concreta: creare, attraverso la preghiera e l’impegno educativo, strumenti che restituissero dignità e speranza ai giovani, soprattutto quelli segnati dalle nuove sfide del lavoro e dell’urbanizzazione.
Le sue frasi, semplici e profonde, riflettono la sua vocazione: fede vissuta quotidianamente, lavoro come servizio, e impegno come forma di preghiera.