Leone XIV: Tutti vogliamo vivere in pace
E' stata la figura di Sant'Agostino il "filo rosso" della visita del Papa a Pavia e a Sant'Angelo Lodigiano, dove lo hanno accolto, rispettivamente, 15mila e 6mila persone
“Basta con parole di odio, basta con gli insulti, con il bullismo, basta con tutte quelle cose che fanno guerra fra le persone, fra le comunità, fra i Paesi”. Parla a braccio, Leone XIV, salutando davanti al Duomo di Pavia i ragazzi degli oratori e la comunità sudamericana. “Tutti vogliamo vivere in pace”, ribadisce il Papa: “È molto importante che non perdiamo mai la speranza. Però, come ci ha detto Sant’Agostino, se vogliamo cambiare i tempi, se vogliamo che il mondo viva in pace dobbiamo cominciare con noi stessi. Dobbiamo imparare tutti a essere costruttori di pace e promotori di riconciliazione”. E proprio Sant’Agostino è il “filo rosso” del primo viaggio di Leone in una città del Nord Italia, dove da figlio spirituale del santo di Ippona torna a Pavia da successore di Pietro, per venerare ancora una volta, come faceva prima da frate e poi da Priore generale, le reliquie contenute nell’Arca di marmo che ne riepiloga le tappe della vita e della sua conversione. “È tornato a casa, e anche oggi è entrato dalla porta della cucina”, ha raccontato padre Joseph Farrell, priore degli Agostiniani, commentando l’incontro privato del Papa con i suoi confratelli nel convento adiacente alla basilica di San Pietro in Ciel d’Oro. La prima tappa della visita è stata l’abbraccio con i piccoli pazienti oncologici del Cnao e le loro famiglie, al riparo dalle telecamere.
“Dio non vuole che nessuno soffra”, le parole a braccio del Papa: “quando ci sono momenti difficili, se non c’è la presenza, l’amore della famiglia, tutto è più difficile”. Infine il grazie al Cnao, un centro di eccellenza sanitaria mondiale nella cura dei tumori che “fa miracoli”, grazie all’impegno dei medici, degli scienziati, dei volontari e di tutto il personale.
“Dobbiamo imparare ad essere comunità cristiane centrate sull’essenziale, anche se ciò dovesse comportare la rinuncia a qualche struttura e a qualche sicurezza del passato”, l’appello nell’omelia pronunciata nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, e l’essenziale è “vivere con Cristo e diffondere il suo Vangelo, in un tempo nel quale molte persone sembrano aver perduto il gusto spirituale”. “C’è sempre più bisogno, oggi, di accompagnare le persone alla scoperta o alla riscoperta della fede”, e la figura di Sant’Agostino “brilla di luce preziosa”, perché “il suo pensiero, la storia della sua conversione, la sua spiritualità ci ricordano il valore e il primato dell’interiorità”: “Il bisogno di rientrare in se stessi, di non disperdersi nella frammentazione esteriore, di cercare e trovare un senso che orienti la nostra vita e animi le nostre relazioni, è un’esigenza comune a tutti”, che “riaffiora in modi diversi anche nella fretta e nella dispersione del vivere quotidiano, soprattutto negli interrogativi dei più giovani”. “Siamo chiamati a essere Chiesa ben radicata nel territorio, Chiesa che cammina in mezzo alle fatiche e alle speranze della gente esperta nell’arte di ascoltare e di accompagnare”, la consegna per la diocesi.
Comincia con un omaggio alla bellezza di Pavia, nelle cui vie e piazze “si respira una bellezza carica di storia, non superficiale”, il discorso alla cittadinanza da Piazza Vittoria. “Essere sociali significa essere solidali”, cioè “motivati dal bene comune e non da interessi di parte”, il monito dal sapore politico, corroborato dalla menzione della Costituzione Italiana. Prendersi cura della città significa pronunciare un “no” all’indifferenza che disgrega la comunità e alle “forme di degrado e di analfabetismo civico”.
“Mi interessa la città, mi interessa la salute di chi ho accanto, mi interessa la bellezza del luogo in cui abito, mi interessa la qualità della vita negli ambienti di lavoro”, le frasi da ripetere: “mi interessa questa pianura così fertile, dove ogni campo e ogni fosso porta i segni del lavoro paziente di chi per secoli ha ascoltato il ritmo del creato sentendosi in armonia con la natura”. Poi la citazione dell’”illustre tradizione accademica” di Pavia, dove gli studenti “non sperimentano un agglomerato di sapere, ma un sistema capace di formare la persona senza speculare sul suo lavoro”.
“Promuovere le scienze significa promuovere l’uomo”, sostiene il Papa: “non si può credere senza pensare, né è possibile illuminare i quesiti più alti della ragione senza fede”.
No a “logiche di profitto o di dominio”,
sì invece all’impegno di carità “al servizio di chi è pi piccolo, povero, solo o anziano”:
“onorate sempre la dignità di ogni vita umana”.
La visita papale, che a Pavia ha registrato 15mila presenze e a si è conclusa a Sant’Angelo Lodigiano, dove Leone ha adorato il Santissimo Sacramento e venerato il cuore di Santa Francesca Savero Cabrini, patrona dei migranti, nata qui e morta a Chicago, città natale del Pontefice. Il fenomeno migratorio continua ad interpellare la Chiesa, ha osservato il Papa, ricordando che questo tema è stato uno dei temi portanti del magistero di Papa Francesco. “Conoscete Santa Francesca Cabrini”, l’invito ai giovani: “perché chi conosce madre Cabrini ne rimane conquistato”. Prima di salure a bordo defll’elicottero per far rientro in Vaticano, Papa Leone XIV si è trattenuto al Campo sportivo per un breve saluto alle circa 22o0 persone presenti, tra cui molti giovani e ragazzi, ringraziandoli per la loro testimonianza di speranza: “Voi giovani – ha detto – potete cambiare il mondo. Noi vi aspettiamo”.
@Foto Vatican Media/Sir