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di STEFANO DE MARTIS 25 set 2018 07:30

Il Governo approva il decreto Salvini

Nei 42 articoli suddivisi in 4 titoli, si trovano mescolati argomenti molto eterogenei. Se l’accento, infatti, viene decisamente posto sulle norme in tema di immigrati e richiedenti asilo, nel decreto si parla anche di occupazioni abusive, beni confiscati ai mafiosi e trattamento del personale dell’amministrazione civile. Critiche le prime reazioni di chi si occupa di accoglienza

Il Consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità, il cosiddetto “decreto Salvini”, un testo che unisce i due provvedimenti originariamente ipotizzati in materia di immigrazione e di sicurezza. Una scelta già di per sé politicamente e culturalmente eloquente. Così, nei 42 articoli suddivisi in 4 titoli, si trovano mescolati argomenti molto eterogenei. Se l’accento, infatti, viene decisamente posto sulle norme in tema di immigrati e richiedenti asilo – come è emerso anche nella conferenza stampa che si è svolta a Palazzo Chigi dopo il Consiglio – nel decreto si parla anche di occupazioni abusive, beni confiscati ai mafiosi e trattamento del personale dell’amministrazione civile, solo per fare alcuni esempi. Il cambiamento che appare più rilevante riguarda l’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, che consentiva di accogliere persone bisognose di tutela al di fuori delle ipotesi di protezione internazionale ordinarie (status di rifugiato e protezione sussidiaria).

Saranno concessi soltanto permessi temporanei relativi a sei fattispecie, tre delle quali già previste dalle norme in vigore (vittime di tratta, di violenza domestica, di sfruttamento lavorativo) e tre specificate nel nuovo decreto (condizioni di salute di eccezionale gravità, provenienza da Paesi colpiti da calamità naturali e riconoscimento di atti di particolare valore civile).
Viene inoltre ridimensionato lo Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) che pure era considerato da operatori ed esperti l’esempio più virtuoso di accoglienza per il suo carattere diffuso e il coinvolgimento delle comunità locali. Sarà riservato soltanto ai titolari di protezione internazionale e ai minori stranieri non accompagnati. Tra le altre misure previste l’ampliamento del tipo di reati che, in caso di condanna definitiva, comportano il diniego o la revoca dello status di rifugiato. Basterà invece la “pericolosità sociale” o una condanna in primo grado – come ha sottolineato lo stesso Salvini in conferenza stampa – per bloccare la domanda di protezione internazionale ed avviare l’interessato alla pratica di espulsione. Il termine massimo di trattenimento nei centri di permanenza per i rimpatri viene portato a 180 giorni rispetto agli attuali 90.

Vengono inoltre introdotte restrizioni per la concessione della cittadinanza, cittadinanza che sarà revocata in caso di condanna definitiva per reati commessi con finalità di terrorismo. Il decreto esclude l’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo e vieta il reingresso di coloro che sono stati espulsi da altri Paesi dell’area Schengen.
In chiave di lotta al terrorismo vengono fissate nuove regole per il noleggio di autoveicoli e si estende l’applicazione del Daspo per le manifestazioni sportive e del Daspo urbano (per fiere, spettacoli, ecc.), vietando agli indiziati l’accesso agli eventi pubblici.
Altre norme riguardano il potenziamento del ruolo della polizia locale, comprensivo della possibilità di sperimentare le armi a impulsi elettrici nei comuni superiori ai 100 mila abitanti, e l’inasprimento delle pene per le occupazioni abusive di edifici e terreni. Il decreto prevede inoltre interventi per potenziare l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati.
Prima di essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto-legge dovrà andare al Quirinale per la firma del Capo dello Stato. Nei giorni scorsi si era discusso di potenziali profili di incostituzionalità di alcune norme. Bisognerà vedere se le interlocuzioni informali che normalmente precedono il varo di questi atti del governo sono state sufficienti per spianare la strada al provvedimento. Dopo di che il decreto dovrà essere convertito in legge dal Parlamento entro sessanta giorni ed è probabile – ne ha parlato esplicitamente Salvini in conferenza stampa – che subisca alcune modifiche e integrazioni.

Queste le prime reazioni alle misure del decreto adottato dal Governo. Il Centro Astalli, il servizio dei Gesuiti per i rifugiati, ha espresso preoccupazione “per gli effetti che le nuove misure introdotte dal Decreto varato all’unanimità dal Consiglio dei Ministri potranno avere sulla vita dei migranti e sulla coesione sociale dell’intero Paese”. Per i responsabili del Centro Astalli l’unificazione del Decreto sicurezza e del Decreto immigrazione in un unico testo di legge pare “fuorviante e sbagliata”. “Ancora una volta – dichiara il Centro Astalli – si va a reiterare la nefasta equazione che assimila i problemi di sicurezza interna, come criminalità organizzata e terrorismo, al tema della gestione delle migrazioni e in particolare delle migrazioni forzate, che ben altro sforzo legislativo richiedono in termini di programmazione, gestione e integrazione dei migranti”. Il Centro dei gesuiti giudica inoltre “un arretramento sostanziale la riforma dello Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) e l’esclusione da questo tipo di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale.

Medici senza frontiere esprime “Profonda preoccupazione” “per il drammatico impatto che rischiano di avere sulla vita e la salute di migliaia di persone oggi presenti sul territorio italiano” le misure del Decreto sicurezza e immigrazione è stata espressa anche da Medici Senza Frontiere. In particolare, Msf critica “il modo in cui il decreto sembra orientato a smantellare ulteriormente il sistema di accoglienza italiano, già fragile e precario, a prolungare la detenzione amministrativa di persone che non hanno commesso alcun crimine, e a ridurre le protezioni attualmente disponibili per persone vulnerabili”. “Quello che vediamo nel nuovo Decreto – continua la nota diffusa da Msf - è un ulteriore passo nelle politiche migratorie repressive del governo italiano, volte a un indiscriminato arresto dei flussi e alla criminalizzazione della migrazione, in mare e in terra, e senza alcun interesse per la vita, la salute e la dignità di migliaia di uomini, donne e bambini”.

“Ancora una volta si è scelto di seguire una logica meramente securitaria e di ordine pubblico, con il rischio di penalizzare la stessa condizione di immigrato”. Così, da Milano, la Fondazione Casa della carità e il suo presidente don Virginio Colmegna hanno commentato il testo del Decreto Salvini approvato all’unanimità dal Consiglio dei ministri. “La prima preoccupazione – si legge in una nota – deriva dalla scelta politica di inserire il tema immigrazione, che ha risvolti importanti in termini di coesione sociale, in un decreto dedicato alla sicurezza”. Per la Casa della carità, “l’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, per esempio, avrebbe come prima conseguenza l’aumento del numero degli immigrati irregolari”. “Altrettanto preoccupante – prosegue la nota – è la scelta di prolungare da 90 a 190 i giorni di trattenimento nei cosiddetti ‘centri di permanenza per il rimpatrio’, dove verrebbero sostanzialmente rinchiuse persone che si troveranno private della loro libertà, senza aver commesso alcun reato”. “E ancora – si sottolinea nella nota – non è affatto positiva la riduzione dei beneficiari del sistema Sprar, escludendo i richiedenti asilo”.

“Il decreto legge sicurezza e immigrazione è stato approvato in Consiglio dei ministri. Se il testo è lo stesso della settimana scorsa, il governo decide di ridimensionare il sistema di accoglienza dei Comuni a favore del sistema emergenziale dei centri di prima accoglienza. Come abbiamo avuto modo di dire altre volte, è una scelta che avrà ricadute sui territori: una maggiore concentrazione della presenza degli stranieri con l’effetto inevitabile di una difficoltà maggiore nella gestione dell’integrazione, e il venir meno della clausola di salvaguardia, quel criterio, cioè, che parametrando il numero di ospiti al numero di abitanti salvaguardava la convivenza degli uni e degli altri, questione centrale per i sindaci che della vivibilità dei territori sono primi garanti”. Così Matteo Biffoni, delegato dell’Anci per l’immigrazione, commenta l’approvazione del Decreto Salvini.

Di “picconata al diritto d’asilo e alla tradizione umanitaria italiana” parla invece la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia la Csd-Diaconia valdese. “Sotto il cappello generico della sicurezza – affermano i responsabili delle due organizzazioni protestanti, impegnate in attività di accoglienza di migranti e richiedenti asilo – si approvano norme che limitano gravemente il diritto d’asilo, arrivando a ridimensionare la protezione umanitaria con la quale decine di migliaia di persone hanno potuto ricostruire la loro vita in Italia, sfuggendo a violenze e persecuzioni nei loro paesi, o in quelli di transito come la Libia”.

STEFANO DE MARTIS 25 set 2018 07:30