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22 lug 00:00

"Dio ama anche noi"

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“fascisti, carogne, tornate nelle fogne”, “Dio è … (completare con un paio di diversi orientamenti sessuali attribuiti al Creatore)”, “vergogna”, “bastardi”, “vergognatevi, mer..”, “ci avete fatto cag…” e via “dialogando”.
Questo il contrappunto al silenzio delle Sentinelle, che sabato 2 luglio scorso si sono date appuntamento in piazza Vittoria. Contrappunto di urla, slogan, bans salterini e cori (peraltro abbastanza stonati e fuori contesto) messo in scena da un gruppetto di ragazzine e di più attempati personaggi.
Il tutto introdotto da proclami al megafono che parlavano di femminicidio e della strage di Orlando, perché, come tutti sanno e possono agevolmente verificare, queste tristissime vicende derivano in linea diretta dal patriarcato (!) e quindi dall’azione delle Sentinelle, che lo sostengono. Pare che queste ultime, visto il surriscaldarsi degli animi ogniqualvolta scendono in piazza, siano anche una delle maggiori cause del riscaldamento globale del pianeta: lo attesterebbero attendibili studi scientifici. Ma tre sono in particolare le “esternazioni” sulle quali mi vorrei brevemente soffermare.

La prima: nella lettura del proclama iniziale, sovrapposto a colpi di megafono a quello delle Sentinelle, si contestava quanto queste ultime propagandino nientemeno che “valori retrogradi”, quali ad es. la famiglia, il diritto dei bambini a nascere e crescere con un papà ed una mamma e ad avere un’educazione dove lo Stato non si arroghi l’inesistente diritto di sostituirsi alla famiglia. Forse, a chi ha scritto il testo, è sfuggito che le Sentinelle credono anche che l’erba in estate, salvo periodi di siccità, sia verde, e che in autunno, alle nostre latitudini dove i sempreverdi sono minoritari, normalmente gli alberi perdano le foglie.
La seconda: la contestazione proseguiva con “Né Dio, né servi, né padroni”.
Ebbene, il proclama così rumorosamente letto avrebbe potuto essere tranquillamente scritto o almeno sottoscritto sia da Obama, che da Renzi, che da un qualsiasi funzionario ONU dedito alla campagna in favore della “salute riproduttiva” della donna (leggasi aborto): qualcuno mi spieghi dove sta la contestazione al potere dei “padroni” quando si è forse anche involontariamente così organici ed utili agli enormi interessi di questi ultimi (perlomeno finché farà loro comodo); qualcuno mi spieghi dove sta la libertà derivante dell’aver eliminato Dio quando poi, inesorabilmente, l’idolatria dell’io e la schiavitù dei suoi desideri ne prendono il posto.
“Ho licenziato Dio, gettato via un amore, per costruirmi il vuoto, nell’anima e nel cuore” cantava in tempi insospettabili un altrettanto insospettabile Fabrizio De Andrè…

E a proposito di Dio sono finalmente alla terza “esternazione”, quella che più mi ha fatto riflettere e mi sta a cuore. “Dio ama anche noi”, si è sentito urlare ad un certo punto in piazza, un urlo che subito ho istintivamente letto come un’invocazione, volontaria o involontaria che sia, sicuramente nata dal profondo. Una provocazione drammaticamente figlia del cortocircuito comunicativo in cui stiamo sempre più affondando. Sconosciuto amico, hai pienamente ragione: Dio ama anche te, esattamente come ama me e come ama le duecento persone che, a loro volta e a loro (imperfetto) modo amandoti, silenziosamente ti hanno potuto ascoltare. E’ così, fidati, anche se tu forse non te ne sei accorto.
22 lug 00:00