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di ALFREDO MORI 21 dic 17:52

Il referendum e il futuro del PD

Ho letto i resoconti dell’ultima Assemblea del Partito Democratico. Renzi ha riconosciuto di avere straperso, che la maggioranza dei giovani ha votato No e così pure l’ha abbandonato la stragrande maggioranza degli elettori del sud

Signor direttore,

ho letto i resoconti dell’ultima Assemblea del Partito Democratico. Renzi ha riconosciuto di avere straperso, che la maggioranza dei giovani ha votato No e così pure l’ha abbandonato la stragrande maggioranza degli elettori del sud. Questo però lo sapevamo già tutti e non c’era bisogno che ce lo ripetesse lui. Il pesante risultato sarebbe l’esito secondo Renzi di un difetto di comunicazione (c’era pure un guru americano ben pagato per supplire a tali deficienze) pur essendo in televisione e in ogni parte d’Italia ad ogni ora del giorno e della notte, con una capacità di multilocazione su tutte le reti non consentita nemmeno a Padre Pio che si accontentava di una semplice bilocazione. Ma il signor Renzi, che è tornato a galleggiare nel suo partito smentendo le sue promesse che avevano così entusiasmato gli italiani, non si è per nulla avventurato a cercare di capire e a spiegare il perché l’elettorato lo ha così sonoramente bocciato. La relazione è stata approvata. Un voto sorprendente, non per i numeri bulgari, ma una dimostrazione lampante della necessità di non sentirsi soli nella disfatta e di provare a far quadrato di fronte alla cattiva sorte. Vi dico la verità che a me è venuta alla mente la storia di Pinocchio con l’omino di burro (il Renzi della comunicazione ottimistica a prescindere) che ha portato tanti ragazzi entusiasti (il partito del sì) nel paese dei balocchi e… alla fine si son trovati tutti con le orecchie d’asino. E l’omino di burro è ancora lì, con la sua parola che ha perso ogni credibilità e che per gli italiani vale ormai una cicca, che ha in mente di rifarsi, con un seguito di becchi e bastonati senza nemmeno sapere dove andare poi a parare o come rimediare alle malefatte.

Il famoso refrain “indietro non si torna”, come se ci fosse precluso di cambiar strada anche quando si è entrati in un vicolo cieco, nel 2016 ha avuto tre smentite clamorose : il passo indietro dei britannici dall’Unione Europea con la Brexit, la vittoria di Trump negli Stati Uniti che ha messo in discussione il mercato globalizzato a partire dalle sue enormi deficienze che hanno penalizzato la classe media e i ceti meno abbienti anche di quel grande paese, e ora l’esito referendario italiano che ha detto alla politica non di cambiare la Costituzione ma di incominciare a metterla in pratica a partire dall’articolo 1, che dichiara l’Italia fondata sul lavoro (e non sulla disoccupazione) e sulla sovranità popolare. I motivi della disfatta referendaria del partito del sì vanno parecchio oltre a quelli ammessi da Renzi, a partire da un dato di fatto clamoroso e assolutamente inaspettato : quei cinque milioni di voti in più emersi dal sottosuolo dei senza partito che erano dati ormai persi da una politica che non va a cercare le pecorelle sperdute, elettori che sono ricomparsi dal nulla all’ultimo momento (nessun sondaggista li aveva previsti) e che nessuno ci ha ancora detto quali siano stati i moventi che li hanno convinti a tornare alle urne. Contrariamente a quanto si suppone, io credo che siano pochi gli italiani di memoria corta e sono certo invece che siano molto attenti alle “narrazioni” che spesso ascoltano con silenzioso stupore, perchè non hanno smarrito quel tanto o poco di buon senso per misurarle con la realtà dei fatti .

Faccio qualche esempio : quando si sono presentate le riforme istituzionali come qualcosa che gli italiani si attendevano da oltre trent’anni e che nessuno era stato bravo come la Boschi a farle approvare in soli due anni si è poi visto come tale attesa ossessivamente sbandierata e drogata sia stata ripagata nelle urne; quando l’Istat “dimentica” di mettere fra i disoccupati quei due o tre milioni giovani che non studiano e non ricercano più un lavoro,poi non c’è da lamentarsi se c’è chi se lo ricorda al momento di esprimere il suo parere da infilare nell’urna; quando migliaia di risparmiatori vengono turlupinati da funzionari di banca e vedono i loro risparmi di una vita fatti scomparire , e si dice loro che il tutto è contemplato da certe strane regole, è facile prevedere che non saranno teneri quando saranno chiamati al voto; quando ad ogni uscita che annunci ti aspettano gruppi di contestatori per i motivi più diversi, tenuti a bada da massicce presenze di forze dell’ordine, che i giornali e le tv non riferiscono come se non esistessero, quando le sale dove ti esibisci hanno un pubblico finemente selezionato pronto a circondarti di sorrisi e a fare selfie con te, è prevedibile che sia solo una tua pia illusione il bearsi che tutto procede per il meglio perché poi arriva il momento della verità che ti presenta il conto di aver vissuto in una bolla completamente fasulla; quando al Family Day del gennaio scorso, in mezzo a milioni di convenuti a proprie spese, apparve quello striscione con la scritta “Renzi ci ricorderemo”, venne subito bollato come qualcosa di scandaloso, l’espressione di uno spirito vendicativo nei confronti del governo impegnato a sostenere i matrimoni gay battezzati con il nome zuccheroso di unioni civili, che poi si concretizzò nella approvazione della legge Cirinnà. Quella esultanza di Renzi “orgoglioso sono, ha vinto l’amore” è rimasto impressa nelle orecchie di moltissimi italiani, e non solo cattolici, dimenticati dalle politiche governative, che in famiglia ogni giorno devono fare i salti mortali anche solo per comprare un paio di scarpe ai propri figli, che da troppo tempo ormai hanno cancellato ogni possibilità non dico di fare una vacanza decente, ma anche solo di uscire una sera a cena; quando arrivano “pesanti” consensi internazionali alla tua proposta di riforme costituzionali, da gente super garantita, super pagata, piazzata in tutti i centri di potere senza nemmeno farsi eleggere, e tutti costoro dimostrano di aver fiducia in te, la gente pensa che ci sia sotto puzza di bruciato, che costoro sono interessati al nostro paese per i propri interessi e non per i nostri, e allora ti arriva nell’urna la bocciatura piena e senza attenuanti; quando tutti i politici di un certo rilievo devono girare con la scorta, e si sentono minacciati come fossero dei boss della malavita che han bisogno di sentirsi protetti alle spalle, qualche domanda su questo sistema devi pur fartela; quando molti giovani, dopo aver studiato anni mandano in giro montagne di curricula in molti casi senza alcuna risposta, e si trovano al massimo impieghi trimestrali con contribuzioni da fame, e poi altri mesi di giri a vuoto, non si può pensare che loro, i loro genitori e i loro parenti votino le tue riforme che tu prometti foriere di nuove opportunità che non sai minimamente indicare e che sono di là da venire.

Diversi osservatori filogovernativi, dopo il disastroso – per loro – esito referendario hanno voluto recriminare che gli elettori avrebbero dovuto distinguere tra un voto sulla riforma costituzionale e un voto sull’operato del governo Renzi che avrebbero dovuto invece esprimere a scadenza della legislatura; come se la riforma costituzionale non fosse opera del governo Renzi. Provate poi a pensare in quale incubo saremmo ora se avesse vinto il sì. Per adesso è meglio non pensarci e ringraziare il cielo (al quale anch’io ho fatto appello) per lo scampato pericolo. Ora, se non si fa qualche sforzo in più per comprendere quel che è successo e provare a dimostrare di aver capito la lezione, non come si è fatto con la costituzione a tempo di record del governo Gentiloni che sembra voler continuare sulla cattiva strada di Renzi bocciata dagli italiani, non come si è fatto all’assemblea di domenica del PD che ha fatto registrare (col voto finale) un preoccupante encefalogramma piatto, c’è il rischio di dover registrare altre sberle come quelle ricevute dalla Unione Europea da parte degli inglesi, da Hillary Clinton da parte degli americani e da Renzi da parte del nostro elettorato. E allora forse sarà troppo tardi.


ALFREDO MORI 21 dic 17:52