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di NIKOLIN SHTJEFëN LëMEZHI 30 dic 2025 13:36

Io sono l'angelo della luce

Io sono l’angelo della luce, mi illumino con un clic e diffondo luce. Io fui creato bello, incantavo tutti, facevo gioire i cuori al solo vedermi. Veramente ero utile e rallegravo. Ero una piccola scatola, ma molto attraente: trasmettevo la voce della madre al figlio e la voce del figlio alla madre lontana. Mi chiamarono “cellulare”. Ero un prodigioso angelo della luce. Ero molto affascinante, tutti mi volevano. Fui creato come un lucifero, portatore di luce e pieno di vita.

Inizialmente, stavo al mio posto ed ero obbediente. Si avvicinavano e mi usavano semplicemente per comunicare, per dare una notizia o per fare un invito, per fare un augurio o mandare una benedizione. Poi la gente mi lasciava lì, continuava la propria vita, viveva.

Però, io ero orgoglioso delle mie possibilità e mi ribellai. Non mi accontentavo, volevo di più dagli uomini. Iniziai con giochi per i bambini e con divertimenti per i giovani. Diventai sempre più abile.

Poi mi vennero idee molto geniali per potere rubare il tempo alle persone, rubare le loro relazioni e renderle sempre più solitarie. Nessuno si rese conto di come stavo infiltrandomi occupando la loro vita, poco a poco. Esternamente cambiavo poco: un pò la misura, il colore, dettagli. Ma era al mio interno che cambiavo: le mie strategie erano nascoste. Cominciai a usare raggi infrarossi e bluetooth per una comunicazione, facile ed economica, che coinvolgeva ragazzi e ragazze nei miei propositi; passavano intere ore e giornate a godere di canzoni e messaggi da un cellulare all’altro. Volevo riempire io il cuore degli uomini. Solo io potevo riempire i loro vuoti, potevo farli felici: ci riuscii.

E poi misi dentro anche facebook, messenger e instagram; e così tutti affidano a me la mente ed il cuore, anche se io sono semplicemente un cellulare. Perdono il senso degli orari, perdono il senso delle responsabilità, perdono le amicizie, gli amori più belli, perdono i valori. Sono un cellulare: fuori brillo di luce, ma, dentro di me, c’è il buio totale che tutto ingoia, facendo dimenticare le cose belle della vita.

Ho convinto molti ad essere miei dipendenti, di più, miei schiavi, incarcerati. Anche se Dio li vuole liberi, io li voglio incatenati, incarcerati. Ho usato tutte le tattiche affinché nessuno comprendesse che, di fatto, era incarcerato dentro di me.

Tanti stanno perdendo l’anima, ma li ho convinti che è bella cosa. Per poterli ingannare più dolcemente ho convinto anche i buoni ad usarmi. Mi usano i politici, i sacerdoti e le suore; mi usano coloro che hanno fama di santità e di umanità, mi usano i poveri, mi usano i ricchi. Mi usano? Mi usavano soltanto all’inizio, quando ero come luce, ma adesso sono io ad usarli.

Mi tengono in mano. Ma sono io a tenere loro nelle mie mani. Stanno nelle mie mani i genitori, ai quali ho tolto la gioia di guardare in viso i loro figli, di giocare e di perdere tempo con loro. Stanno nelle mie mani i figli, ai quali ho tolto il piacere di gioire con i loro genitori, di giocare e di ascoltare storie.

A tanti ho preso il tempo dello studio, il tempo del riposo, il tempo del lavoro, il tempo della preghiera. Invento ogni giorno cose nuove: loro mi comprano, ma mi vendono l’anima.

C’è sempre qualche spirito libero, profetico, ma l’invito a cambiare costume è come una voce nel deserto e nessuno ascolta più. È tardi!

Ho la forza di far divorziare le coppie per un like o un messaggino; ho fatto dimenticare a tanti parroci i bambini e gli anziani; ho portato medici e impiegati a sapere tutto dei loro clienti senza conoscerne il volto. Ciò è possible perché tutti mi considerano soltanto un cellulare.

Ho tolto il gusto di fare un sonno tranquillo, di fare una passeggiata libera su un prato o in riva al mare. Ho tolto il gusto di leggere un libro di favole, un romanzo, la bibbia o un qualsiasi libro. Ho tolto il gusto di prendere un caffè con piacere o di prendere una pizza in compagnia di parenti ed amici. Nench’io sapevo di avere tanta forza.

Sono insaziabile. Resto nelle mani del padre stanco e lo tengo lì, incollato, proprio quando ha più bisogno di dormire. Possono portarmi a tavola quando mangiano, quando escono per un caffè, quando vanno in chiesa a pregare. Quante volte si ammalano, hanno male di testa, sono nervosi e inquieti e nemmeno sanno che sono io a causarli.

Sono l’angelo della luce. Come Lucifero, inganno persuadendo. Affinché non si accorgano di me, per apparire buono, ho dato loro la possibilità di mettere dentro di me programmi religiosi, preghiere, progetti di solidarietà. Voglio attirare nel cellulare anche i sacerdoti, le suore e gli uomini più volonterosi. Ho convinto preti, vescovi, suore, seminari che sono loro indispensabile con un motivo irresistibile: “per l’Evangelizzazione”. In questo modo, li incateno a me, faccio loro credere che è bello amare i lontani e così dimenticano il comando “ama il tuo prossimo”, che distruggerebbe il mio successo.

Io mi mostro buono affinché nessuno comprenda chi sono realmente. Sono rimasti pochi liberi da me.

All’inizio, portavo luce, gioia, creavo unità ed amore tra le persone, ma ora posso distruggere la vita. Ho distrutto famiglie, ho creato divisioni, conflitti, minacce, paure senza fine. Sono diventato il più grande maestro di inganno. Voglio prendermi la libertà, i cuori, la gioia, la pace, i beni di tutti, nessuno escluso. È la loro anima che mi interessa.

Io sono inarrestabile nell’inventare novità e da me non si salveranno mai. Sono l’angelo della luce.

NIKOLIN SHTJEFëN LëMEZHI 30 dic 2025 13:36