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15 dic 00:00

Si é conclusa la Leopolda 2015...

Una chermesse sempre più diversa dalle prime edizioni. Un conto infatti é promuovere e vivere un think tank improntato alla richiesta di cambiamento, capace di raccogliere entusiasmi, energie, idee innovative, un altro presentarsi con addosso la responsabilità della guida del PD e ancor di più del Governo

Si é conclusa la Leopolda 2015. Una chermesse sempre più diversa dalle prime edizioni. Un conto infatti é promuovere e vivere un think tank improntato alla richiesta di cambiamento, capace di raccogliere entusiasmi, energie, idee innovative, un altro presentarsi con addosso la responsabilità della guida del PD e ancor di più del Governo. Prima si trattava di raccontare perché bisognava cambiare, ora di spiegare come si sta cambiando. Da qui la diversa attenzione rivolta all'appuntamento fiorentino, non più promosso come notizia accattivante, criticare il sistema é pur sempre di moda, ma vissuto come evento da giudicare, od ostacolare con decisione, in fondo siamo un Paese che quando si intravedono reali cambiamenti fa scattare meccanismi di difesa non da poco.

Ma con buona pace dei detrattori a prescindere, credo che importanti messaggi siano giunti da Firenze, che segnano un mutamento di prospettiva, un passo in avanti rispetto a prima. Innanzi tutto il chiaro messaggio di Renzi: no a correnti. Ancora una volta il Premier si è dimostrato meno renziano di alcuni suoi ortodossi sostenitori. Si è invece parlato di come si sta cambiando il Paese e perché é indispensabile continuare a farlo. Certo si potrebbe obiettare che potrebbe essere oggetto di assemblee nazionali del Partito, con tanto di bandiere esposte. Vero, ma per arrivarci bisogna prima far maturare in tutti il convincimento che non ha molto senso organizzare in contemporanea, come ha fatto la sinistra PD, l'incontro al teatro Vittoria. Tornare ad ascoltarsi, bene ha fatto Guerini ad andare a Roma, é fondamentale per trovare un vero dialogo all'interno del Partito, dove chi vince il congresso non si dimentica che deve farsi carico anche di rappresentare chi lo perde, ma chi lo perde deve riconoscere e sostenere lealmente chi vince. Questo significa non ridurre le idee a correnti, trasformare ogni occasione per costruire "appartenenze" attorno alle quali rivendicare ruoli e posizioni. Significa concorrere con le necessarie fatiche del confronto a costruire soluzioni. Poi si é cercato di spiegare, in forma diretta e davvero informale, cosa si sta facendo chiedendo ai ministri ospiti di raccontare il loro lavoro, indicare il percorso, ma ancor di più la meta. Qualcuno, anche in modo rumoroso, ha obiettato, perché non si é parlato di banche, di padri o altro? Perché li si era per parlare del fare, non d'altro! Ad alcune domande, pur legittime, si risponde in sede politica idonea, o istituzionale, non alla Leopolda, cadendo nel palese tentativo di impoverire il messaggio dell'iniziativa. Ora però rimangono da affrontare le questioni vere poste dall'appuntamento di Firenze.

Da un lato trasformare gli approfondimenti maturati in messaggi comprensibili, dall'altro portare il metodo e il contenuto Leopolda fuori da Firenze, farli diventare patrimonio del PD, di tutto il PD. Impresa non facile che mostra nel percorso di avvicinamento alle impegnative consultazioni amministrative del prossimo anno tutte le sue difficoltà. Ma é necessario per trasformare l'attenzione al PD, sempre più sotto attacco, in consenso consolidato e maturato. Anche in territori difficili come il nord che rischia, ancora una volta di consegnare ai vuoti messaggi della Lega di Salvini un ruolo fondamentale. Salvaguardare l'idea di Partito come comunità di persone che condividono un obiettivo, farlo senza rinunciare alla dialettica, ma sapendo giungere alla sintesi, é la scommessa. Affrontando questioni reali, offrendo soluzioni possibili, parlando la stessa lingua dei territori e dei cittadini ai quali ci rivolgiamo. Senza dimenticare la necessità di mettere in campo una classe dirigente credibile e preparata, dal livello nazionale a quello locale. Lavoro impegnativo, ma entusiasmante, che può, deve, fare un PD senza correnti, dove ad essere riconosciuto é il merito, non il tifo, e ad essere ascoltate le idee, non le rivendicazioni. Sono convinto che il Partito Democratico abbia tutte le potenzialità di donne e uomini capaci di affrontare l'impresa, far partire dalia Leopolda il treno che attraversando tutta l'Italia la cambi, in meglio!
15 dic 00:00