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Gersualemme
di ANNA PALERMO VATICAN NEWS 17 ott 2023 07:37

Card. Pizzaballa: ostaggio al posto dei bambini

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Il Patriarca latino di Gerusalemme, colpito per la risposta avuta dal suo appello di dedicare la giornata odierna alla preghiera e al digiuno per la pace in Terra Santa, pronto a uno scambio con Hamas. A Brescia l'appuntamento è dalle 12.30 alle 13.30 in Cattedrale con il vescovo Tremolada

“Un segno molto bello di unità di tutta la comunità cristiana”: così il card. Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, considera la Giornata di preghiera e digiuno per la pace in Terra Santa in programma oggi 17 ottobre. A Brescia sarà il vescovo Tremolada a presiedere in Cattedrale dalle 12.30 alle 13.30, in Cattedrale, la preghiera davanti alla statua della Madonna pellegrina di Fatima. L’invito è esteso a tutte le parrocchie, perché possano promuovere durante la giornata del 17 ottobre un momento di preghiera per la pace.

Sempre nel Bresciano le parrocchie della zona pastorale V del Sebino si ritroveranno per la preghiera, martedì 17 ottobre alle 20.30, al Monastero di San Pietro in Lamosa (Provaglio d'Iseo); il ricavato del digiuno sarà donato alle parrocchie di Gaza. Alle 20.30. nell’abbazia di Rodengo Saiano si prega per la pace con tutta l'unità pastorale si pregherà per la pace

Il Patriarca latino di Gerusalemme presiederà un’adorazione eucaristica questa sera chiesa pro-cattedrale, in città vecchia. Nell’ambito di un incontro online organizzato con i giornalisti dall’associazione Iscom, riportato da Vatican News a firma di Anttonella Palermo, il porporato ha detto di sentirsi confortato dall’adesione che nel mondo ha avuto l’iniziativa.

"I contatti con altri leader religiosi ci sono ma non è il momento di fare iniziative insieme", ammette il porporato. "Ci parliamo, cerchiamo di sostenerci, di comprendere gli uni le ragioni dell’altro. Perché è importante, in un momento di grande durezza degli animi, cercare di ascoltarsi. È ciò che in questo momento sto cercando di fare, non senza fatica". Deplorando la "barbarie commessa sabato scorso da Hamas", il Patriarca di Gerusalemme descrive la situazione che si vive a Gaza, esprime i suoi timori per un eventuale attacco via terra di Israele nella Striscia, esprime preoccupazione per un conflitto che potrebbe estendersi e diventare "regionale".

Ribadendo a chiare lettere che quanto ha compiuto il 7 ottobre Hamas è "ingiustificabile, incomprensibile e inaccettabile", il card.Pizzaballa si concentra su quello che potrà accadere a Gaza, con "due milioni di persone chiuse dentro" e rende noto che la comunità, di circa mille persone, è interamente radunata nei complessi delle chiese: in 500 si trovano nella chiesa latina, altri 400 hanno trovato riparo nella chiesa greco-ortodossa. Circa 300, sia cristiani che musulmani, sono accolti presso l’organizzazione cristiana ecumenica YMCA, impegnata a sostenere in particolare i giovani. Sono tutti nella parte nord della Striscia, da dove dovrebbero uscire, secondo le indicazioni dell’esercito israeliano. "Noi abbiamo lasciato loro piena libertà di decidere cosa vogliono fare, se spostarsi o rimanere", precisa il cardinale. "È una scelta che spetta a loro. Praticamente tutti hanno deciso di restare perché è più sicuro, altrove la situazione è ancora più grave. Del resto, non sanno dove andare. Anche muoversi è pericoloso. Il confine con Rafah è chiuso."

Il racconto di Pizzaballa è secco e amaro. Il cibo comincia a scarseggiare. "Cerchiamo di far arrivare attraverso i nostri contatti più materiale possibile: viveri, medicine, acqua, gasolio per i generatori. Stiamo vedendo con le varie associazioni umanitarie come cercare di aiutare, stiamo cercando di insistere perché almeno si apra un corridoio umanitario per introdurre i beni di prima necessità", afferma. Apertamente dichiara tutto lo sgomento per i fatti del 7 ottobre, così come per la velocità dei cambiamenti in corso. "Siamo esterrefatti - dice - è difficile trovare spazio per una discussione, non dico serena, ma almeno su base di ragionevolezza. I territori sono ermeticamente chiusi. Ciò che temo è che questo conflitto si allarghi. È una situazione di grande incertezza. È un grande dolore". Aggiorna inoltre sull'assenza, a Gaza, di vittime tra i cristiani. "C'è qualche ferito ma nulla di grave. Sono tutti molto provati, come potete immaginare". Qualora l'esercito israeliano entri via terra a Gaza, il timore più grande espresso dal cardinale Pizzaballa riguarda la grave crisi umanitaria che si creerà.

"C’è, ci sarà mai, lo spazio per una mediazione della Santa Sede?", è la domanda di un giornalista. "Abbiamo dato disponibilità, almeno far tornare gli ostaggi, o una parte di loro. Si sta cercando... È molto difficile - risponde il porporato - perché per avere una mediazione bisogna avere degli interlocutori che è molto difficile trovare. Con Hamas non si riesce a parlare", aggiunge. E, a proposito di ostaggi, il Patriarca latino di Gerusalemme non esita a dichiarare di essere pronto a offrirsi personalmente in cambio dei bambini attualmente nelle mani di Hamas: "Se questo può riportare alla libertà, riportare a casa quei bambini, nessun problema. Da parte mia disponibilità assoluta". Ripete che è "necessario trovare una via di uscita, trovare un modo di far ritornare gli ostaggi. Dobbiamo farlo. Altrimenti sarà molto difficile fermare questi sviluppi. Noi siamo disponibili, ci possiamo impegnare anche in prima persona, siamo pronti, qualsiasi cosa possa riportare un minimo di calma e di de-escalation, noi siamo pronti".

"Il rischio di trasformare questo conflitto in un conflitto di civiltà c’è. Molti ne parlano. Ovviamente - osserva ancora il porporato - è importante evitare questa chiamata alle armi per uno scontro di civiltà perché non ne verrà fuori niente di buono. La Terra Santa è sempre stata un luogo dove Oriente e Occidente si incontrano e si scontrano, un luogo di frizioni". Il cardinale Pizzaballa avverte infine sul pericolo che anche nella West Bank si diffonda la devastazione: "È reale - conclude - perché già prima di questa crisi le tensioni erano molto alte, soprattutto nella zona di Nablus e Jenin". E ricorda che in questi giorni ci sono stati degli scontri anche con morti, è consapevole che è tutto molto fluido e che non si riesce facilmente a capire quale piega prenderà in Cisgiordania. "Forse tra qualche giorno riusciremo".

ANNA PALERMO VATICAN NEWS 17 ott 2023 07:37