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Roma
di M. VENTURELLI 29 gen 00:00

Conto alla rovescia per il nuovo Presidente

In Parlamento prendono il via le votazioni per la nomina del successore di Giorgio Napolitano. Sul mondo della politica veleggia ancora lo spettro del 2013

È fissata per le 15 di giovedì 29 gennaio la convocazione del Parlamento in seduta comune per l’elezione del Presidente della Repubblica. A poco più di due settimane dalle dimissioni di Giorgio Napolitano, secondo quanto previsto dalla legge la questione della successione esce dal terreno delle ipotesi, degli accordi più o meno segreti, delle indiscrezioni e delle previsioni per entrare nel vivo. Parlamentari e grandi elettori, come previsto dalla Costituzione, devono votare.

A poco meno di due anni dall’aprile 2013 quando tutto il mondo della politica (forse con qualche responsabilità in più per il Pd) mise in scena una delle pagine più sconcertanti della storia repubblicana, si torna a votare per il nuovo inquilino del Quirinale. Non si tratta di una votazione capitata, all’improvviso, tra capo e collo. Lo stesso Napolitanon le aveva annunciate nel discorso davanti alle Camere riunite con cui dava inizio al suo secondo mandato. Dopo avere bacchettato quella politica che l’aveva costretto, prima volta nella storia repubblicana, agli straordinari rispetto a un settennato che già era stato “sufficientemente” denso (coinciso, tra l’altro, con una crisi economica che ha aveva spinto il Paese sull’orlo del precipizio), una politica che si era dimostrata irresponsabile nei confronti del Paese, aveva annunciato che la sua sarebbe stata una presidenza a tempo. Non appena le attese riforme avessero preso avvio e non appena il Paese avesse dato qualche segnale di ripresa, avrebbe tolto il disturbo. Così è stato.

Resta solo da capire se le sue parole severe, forse le più dure mai pronunciate da un Capo dello Stato davanti a deputati e senatori, abbiano fatto breccia nel mondo della politica che da due settimane a questa parte si è apertamente concentrato (è facile immaginare che sottotraccia le trattative abbiano radici più antiche) non tanto sul nome, quanto sulle modalità per giungere alla scelta del nuovo presidente della Costituzione. “Condiviso” è stato l’aggettivo che più spesso si è accompagnato all’idea del nuovo Presidente. Insomma, una figura capace veramente di accontentare tutti, di svolgere, senza temere di essere impallinato un giorno sì e l’altro pure da qualche critica di parte, quel ruolo di garante che la Costituzione di fatto assegna al capo dello Stato. Molti i nomi che sono stati avanzati, nessuno dei quali, per altro, avvallato in modo ufficiale dagli organi dirigenti delle diverse forze politiche che siedono in Parlamento. Sarà interessante, all’avvio delle votazioni, vedere come ogni “parte” riuscirà a declinare quel “condiviso” che tanto piace alla politica (ad eccezione forse dei “grillini” per cui tutto ciò che sa di vicinanza con le altre forze che siedono in parlamento è visto come il male assoluto).

Il premier Renzi ha dichiarato che entro sabato 31 gennaio il Paese avrà il suo capo dello Stato, ipotizzando in questo modo che dalle prime tre votazioni, quella in cui serve la maggioranza qualificata dei due/terzi della assemblea, non si caverà un ragno dal buco. Meglio puntare sulla quarta (la prima di sabato 31 gennaio, appunto) dove sarà sufficiente la maggioranza assoluta dei voti, con evidente buona pace della condivisione del nome di un candidato. In queste ultime ora di vigilia vanno facendosi più intensi i contatti tra i diversi partiti e, in parallelo, sale la tensione all’interno dei diversi gruppi, ulteriore conferma, forse, che quello della condivisione è un concetto a passo variabile, a seconda del luogo e dei contesti in cui questo viene proposto come criterio guida per la scelta del Presidente.
M. VENTURELLI 29 gen 00:00