lock forward back pause icon-master-sprites-04 volume grid-view list-view fb whatsapp tw gplus yt left right up down cloud sun
Brescia
di R. GUATTA CALDINI 15 mag 2015 00:00

Golpe in Burundi: lo Svi fa allontanare un volontario valtrumplino

Il golpe in Burundi ha creato uno stato d'instabilità costante che ha portato la Ong bresciana Svi a far allontanare il suo volontario presente nel Paese

Nuvole cupe si addensano sul panorama politico del Burundi. Il golpe, avvenuto nei giorni scorsi ai danni del legittimo presidente, sembra essere andato a buon fine, benché le notizie siano ancora frammentarie e contradditorie. E’ però certo che nelle strade della capitale Bujumbura si combatte e si contano già i primi morti. Il Paese è sull’orlo del caos. Da qui la decisione della ong bresciana Svi (Servizio volontario internazionale) di far allontanare dal Burundi il volontario valtrumplino Francesco Lancini (38 anni - di Gardone Valtrompia). Ne abbiamo parlato con il presidente Paolo Romagnosi.

Quali sono le notizie in suo possesso? Qual è la situazione nel Paese?

Nel Paese vige il caos. L’attuale presidente della Repubblica, Pierre Nkurunziza, non poteva ricandidarsi: in Burundi c’è il limite del secondo mandato. Lui ha presentato comunque la propria candidatura in vista delle prossime elezioni di luglio e la Corte Costituzionale, secondo le voci che ci sono in giunte, ha dato parere positivo, provocando lo strappo nel Paese. Nkurunziza, per ragioni istituzionali, si trovava all’estero quando è scattato il colpo di Stato da parte dei militari. Tutto questo ci preoccupa moltissimo perché la divisione interna - da una parte le fazioni legate al presidente, dall’altra i militari che raccolgono una serie di inquietudini della popolazione – crea un clima di tensione, che ha portato agli scontri, con le vittime conseguenti. Ieri le frontiere sono state chiuse. Noi, nei giorni scorsi, visto il momento critico, abbiamo chiesto a Francesco Lancini di lasciare il Paese. Da ieri è a Kampala, in Uganda, presso la nostra sede. E’ riuscito ad andarsene proprio qualche ora prima della chiusura delle frontiere. Come sempre prediligiamo la sicurezza dei nostri volontari. Ad oggi non è ancora chiaro cosa stia succedendo. E’ certo che il presidente è ancora fuori dal Paese.

Esattamente quali sono le ragioni del golpe?

Come dicevo, a dare il là è stata la validazione - avvenuta attraverso delle forzature, mi dicono, da parte della Corte costituzionale - della candidatura del presidente nonostante il limite del secondo mandato. Si parla di forzature pesanti nei confronti della Corte. Nkurunziza è considerato un dittatore; è una persona che ha forzato molto la mano, privilegiando i propri interessi personali.

Quali sono le notizie che avete ricevuto dal vostro volontario?

Noi lavoriamo in un paese periferico rispetto alla capitale. A Bujumbura la situazione è certamente tesa, nei contesti più isolati l’eco degli scontri ci metterà più tempo ad arrivare. C’è però da sottolineare un fattore di non poco conto. Non vogliamo creare allarmismo, ma sicuramente si stanno creando delle dinamiche che sono molto simili a quelle che hanno portato alla guerra in Ruanda degli anni Novanta. Speriamo di sbagliarci, speriamo di non trovarci nelle stesse condizioni, ma i segnali sono preoccupanti.

In Burundi lo Svi che progetti ha in atto? Cosa rischia di essere vanificato?

Da anni lavoriamo sulle tematiche agricole, sulla formazione. Ad oggi non posso assicurare di far rientrare il nostro volontario, di garantire continuità al suo operato. Noi operiamo nel Paese affinché prenda piede uno sviluppo sostenibile: abbiamo fatto e lasciato molto, molta autonomia. Il fatto che Lancini sia fuori dal Paese non ci preoccupa assolutamente per la continuità del progetto. Ci preoccupa molto di più la situazione politica, visto che abbiamo molti collaboratori e amici all’interno del contesto burundese. Il nostro auspicio è che la crisi si risolva nel più breve tempo possibile.
R. GUATTA CALDINI 15 mag 2015 00:00