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Tagaste
di RICCARDO BENOTTI 14 apr 2026 14:42

Sulle orme di Agostino

Agostino era africano. Nacque a Tagaste, nell’attuale Algeria, fu battezzato a Milano e lasciò un’eredità spirituale e intellettuale che continua ad attraversare i secoli e le sponde del Mediterraneo. La visita di Papa Leone XIV ad Annaba, l’antica Ippona, si colloca dentro questa traiettoria. Nel primo pomeriggio il Pontefice visiterà il sito archeologico, incontrerà privatamente la comunità dei tre frati agostiniani presenti in città e presiederà la messa nella basilica dedicata al santo. Per lui è il terzo viaggio in Algeria, dopo quelli compiuti nel 2001 e nel 2013 da priore generale dell’Ordine, ma il primo da Successore di Pietro. È anche una tappa che richiama uno dei temi più presenti nel suo magistero: il dialogo tra popoli, religioni e culture. “Agostino è davvero un ponte tra culture”, osserva Maurizio Misitano, direttore esecutivo della Fondazione Agostiniani nel Mondo: “Nasce in Africa, viene battezzato in Italia ed è riconosciuto come uno dei più grandi pensatori della storia anche dal mondo musulmano”. In questa chiave, la figura del vescovo di Ippona non appartiene solo alla memoria cristiana, ma continua a parlare a una terra che ne riconosce il rilievo storico e culturale.

Il lavoro degli agostiniani in Algeria non si esaurisce nella dimensione spirituale. Già durante il priorato di padre Robert Prevost, presso la Curia generalizia dell’Ordine fu creato un ufficio centrale per la cooperazione internazionale, dal quale è poi nata, nel 2014, la Fondazione Agostiniani nel Mondo.

Tra i primi interventi vi fu il restauro delle vetrate della basilica di Annaba, sostenuto anche da fondazioni italiane. Quel progetto, spiega Misitano, fu pensato non solo come recupero di un bene storico, ma anche come occasione di formazione: un maestro francese che dirigeva i lavori insegnò a giovani algerini le tecniche del restauro.

“Hanno imparato un mestiere e contribuito a restituire valore a un luogo che appartiene alla storia del Paese”, racconta. L’iniziativa trovò la collaborazione delle autorità locali, che riconoscono in Agostino la statura del pensatore. Accanto a questo, ad Algeri, nel quartiere di Bab el-Oued, fu aperto un centro di amicizia per la formazione di donne e bambini, tra sartoria e doposcuola, insieme alla Caritas locale. Da quel nucleo iniziale nacquero altri centri, tra cui quelli avviati a Tizi Ouzou e Tibhirine, con un’attenzione particolare alla promozione femminile come leva di sviluppo per le comunità locali.

Oggi questo lavoro prosegue in forme diverse. Tra i progetti attivi in Algeria c’è anche un’iniziativa di assistenza psicosociale rivolta ai giovani, sostenuta dalla fondazione insieme ai frati agostiniani di Annaba e alle religiose attive nel Paese. È un impegno che si inserisce nella vita di una comunità cattolica numericamente piccola, composta in gran parte da stranieri, ma radicata da tempo in Algeria. Per la Fondazione Agostiniani nel Mondo, il primo anno di pontificato di Leone XIV è stato anche una conferma di orientamento. “Ritroviamo nelle sue parole molte cose che stiamo già facendo”, afferma Misitano.

“Ha parlato di dialogo, di pace, del Mozambico, del Congo, della Nigeria: tutti Paesi nei quali siamo presenti. In un certo senso stiamo portando avanti quello che aveva iniziato durante il suo priorato”, aggiunge.

La visita ad Annaba si colloca così dentro un quadro più ampio: non solo il ritorno ai luoghi di Agostino, ma il riconoscimento di una presenza discreta, che da anni sceglie il terreno della formazione, della prossimità e del dialogo. In un Paese musulmano, dove la Chiesa vive con sobrietà e senza visibilità esterna, il viaggio del Papa assume anche questo significato: confermare una trama di relazioni già esistente e rilanciare, sulle due rive del Mediterraneo, un linguaggio fatto di ascolto, rispetto e pace.


RICCARDO BENOTTI 14 apr 2026 14:42