Storia di due amici e dei Dik Dik
Quando mi è stato chiesto di presentare il libro “Storia di due amici e dei Dik Dik”, ho accettato subito con gioia per due motivi. Il primo è perché avrei incontrato una figura straordinaria come Pietro Montalbetti, fondatore dei Dik Dik ed elemento fondamentale per la crescita, lo sviluppo e l’esplosione della canzone beat italiana, che ha segnato una sorta di spartiacque tra il vecchio e il nuovo mondo che stava affermandosi, non solo musicalmente.
Il secondo è che, come ben descrive il testo, Pietruccio è stato per Lucio Battisti una sorta di Virgilio dantesco, accompagnandolo e introducendolo, lui che proveniva da Poggio Bustone in provincia di Rieti, nella Milano degli anni ’60, che stava diventando la capitale della canzone italiana. In questa circostanza non ho potuto rinunciare a porgere a Pietruccio alcune domande.
Pietruccio, tu che sei stato con Lallo e Pepe il fondatore dei Dik Dik, raccontaci di quel quartiere di Milano che finiva in Via Stendhal, dove poi iniziavano i campi.
Ho iniziato a suonare la chitarra appena finita la guerra. Nel nostro palazzo abitava un signore ebreo, rientrato dal campo di sterminio dove aveva perduto la moglie. Fu lui che mi insegnò i primi accordi con la chitarra. Nello stesso quartiere abitavano Cochi Ponzoni, con il quale ho fatto la terza elementare, era mio compagno di banco, Moni Ovadia, Ricky Gianco e Aldo Reggiani, un attore divenuto famoso per aver interpretato lo sceneggiato TV “La Freccia Nera”. Eravamo cittadini di campagna e con Lallo e Pepe (voce e chitarra) fondammo un gruppo di rock 'n'roll, in un contesto italiano ancora legato alla musica operistica e alla canzone napoletana. Ascoltavamo Radio Luxemburg e cercavamo le canzoni straniere da tradurre in italiano, basandoci soprattutto sull’intuito musicale.
Come riusciste ad ottenere il primo contratto con la Ricordi?
Era il 1966, fu grazie ad una raccomandazione dell’Arcivescovo Giovan Battista Montini, futuro Papa Paolo IV, che scrisse una lettera alla Direzione della Ricordi con queste semplici parole: “Raccomando questi ragazzi che sono dei bravi parrocchiani".
Come fu il primo incontro con Lucio Battisti?
Stavo andando alla Ricordi per un provino quando sentii una musica, c’era in sala un ragazzo che stava suonando al piano “Georgia on my mind” ed ebbi subito un flusso di simpatia verso di lui: ciao, io sono Lucio Battisti, mi disse, sono qui per fare un provino. Ciao, io sono Petruccio Montalbetti. In quell’istante si accese una scintilla, era nata un’amicizia vera, che è poi durata tutta la vita, fino alla sua morte il 9 settembre del 1998.