Suicidio in carcere: non possiamo non interrogarci
Una ragazza di vent'anni è morta dopo giorni di agonia in seguito al tentativo di suicidio nel carcere di Verziano. È una notizia che lascia sgomenti e che impone una riflessione che non possiamo più rimandare. È la seconda morte in pochi mesi nelle carceri bresciane, dopo quella di un ragazzo di 23 anni a Canton Mombello lo scorso giugno. Due persone giovanissime, due vite che si sono interrotte troppo presto. Non possiamo considerare queste tragedie come episodi isolati senza chiederci cosa non stia funzionando e quanto ancora si debba fare per prevenire situazioni di questo tipo.
Desidero esprimere il mio cordoglio ai familiari della ragazza e la mia vicinanza a tutto il personale di Verziano, agli agenti della Polizia penitenziaria e agli operatori che si sono prodigati per salvarle la vita. Queste morti ci ricordano che dietro le mura di un carcere ci sono persone, spesso in condizioni di estrema fragilità, che hanno bisogno di essere ascoltate e accompagnate. La prevenzione del suicidio, l'assistenza psicologica e sanitaria e la capacità di intercettare tempestivamente il disagio devono essere priorità assolute. Da troppo tempo il sistema penitenziario lancia segnali di difficoltà. Il Governo non può continuare a ignorarli. La funzione della pena deve restare quella indicata dalla Costituzione: non soltanto privare della libertà, ma garantire dignità e costruire una possibilità di futuro.