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Brescia
di LUCIANO ZANARDINI 14 apr 2026 16:30

Cari delegati, osiamo

Nella prima sessione del Convegno Diocesano sono emersi diversi spunti interessanti. C’è ancora tempo per accogliere e votare gli emendamenti. Cari delegati, proviamo a fare un passo in più. Proviamo a osare. L’idea della parrocchia, così come l’abbiamo conosciuta, è in crisi. Serve altro.

Se penso alla pastorale ordinaria e alla pastorale d’ambiente, dobbiamo pur poter dire che l’ordinarietà non risponde più alla cultura del nostro tempo. E, quindi, quando, giustamente, scriviamo di introdurre un nuovo paradigma, un nuovo modello fondato sulla relazione, siamo, nello stesso tempo, obbligati a chiederci cosa intendiamo modificare dell’esistente. Diversamente, attiveremo processi destinati solo ad alcune comunità più strutturate. Puntiamo sui giovani nei nostri oratori, pur sapendo che non li troviamo lì. Sono altrove.

Se siamo tutti d’accordo che l’Eucaristia è il centro della vita comunitaria, perché non possiamo ipotizzare che la domenica sia davvero il giorno del Signore? Possiamo ragionare, però, sul numero delle celebrazioni eucaristiche? Possiamo evitare che i sacerdoti siano costretti al rally tra una Messa e l’altra? Possiamo far sì che diventino un momento in cui la comunità si ritrova insieme? Possiamo affermare che alcune sono scialbe e demotivanti? Possiamo dire che, come già si sperimenta in alcune Valli, la liturgia della Parola può sostituire in alcuni casi la celebrazione eucaristica? Possiamo valorizzare realmente le consacrate e i diaconi permanenti?

Ci riconosceranno (saremo testimoni significativi) dallo spezzare il pane. E ci riconosceranno da come saremo in grado di essere compagni di strada delle fragilità (lutti, malattie, separazioni…) di cui ogni persona, prima o poi, fa esperienza.

All’orizzonte ci sono equipe, gruppi e gruppetti da formare e da accompagnare. Ma, forse, non ci rendiamo conto che, oggi, una comunità media fatica a reperire catechisti e volontari. Valorizziamo il patrimonio di conoscenze e la passione per l'uomo dei movimenti e delle associazioni ecclesiali. 

In maniera sfumata si parla anche di attività sportive. Troppo poco. L’invito è di valutare l’impatto della proposta nella vita media di una parrocchia. Basti pensare che, tra allenamenti e partite, un ragazzo trascorre, ogni settimana, almeno 300 minuti al campo da gioco. Il confronto con il binomio catechesi/celebrazione domenicale è impietoso: forse arriviamo a 130 minuti. E fin qui è un dato, seppur significativo, meramente numerico. Lo sport è una palestra nella quale si cresce e si impara anche dall’errore. Dobbiamo abitare lo sport. Dobbiamo, come comunità cristiana, prenderci cura dello sport e degli sportivi. Perché il sabato non può diventare il giorno dello sport in tutti i nostri oratori? Questo significa che, in oratorio, in quel giorno non ci sono attività alternative.

Si parla troppo poco di scuola e di cultura. E se guardiamo ai ministeri istituiti, perché non possiamo pensare, in un’ottica comunitaria, anche agli insegnanti di religione che ricevono un mandato dal Vescovo? Diamo, inoltre, forza e gambe alle guide dell’oratorio che, con un’accurata formazione teologico pastorale, possono diventare guide della comunità stessa.

L’area più “convincente” è quella dell’amministrazione che ha messo sul tavolo alcune idee innovative e praticabili (speriamo non nei tempi indicati…) tra cui l’accorpamento delle parrocchie e il patto di fraternità economica. La vera “rivoluzione” sarà la condivisione dei beni all’interno della stessa unità pastorale.

LUCIANO ZANARDINI 14 apr 2026 16:30