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di MASSIMO VENTURELLI 02 apr 00:00

Dieci anni, un attimo...

Tanto è passato da quelle 21.37 del 2 aprile 2005 quando ebbe fine l'esistenza terrena di Giovanni Paolo II. Ma, anche grazie a Benedetto XVI prima e papa Francesco poi, il papa Santo è straordinariamente vivo, perché è straordinariamente attuale quel Vangelo che non si è mai stancato di vivere e di annunciare

Dieci anni, tanto è passato dalla morte di Giovanni Paolo II. Un periodo lungo, un decennio in cui il mondo ha conosciuto un'accelerazione difficilmente preventivabile. Certo, già a quel 2 aprile 2005 molto era cambiato.

C'erano già state le Torri Gemelle che avevano gettato il mondo in quel caos in cui ancora si dimena, il pianeta stava cominciando a conoscere gli effetti che una ingiusta distribuzione delle ricchezze avrebbe finito col produrre, si cominciavano a intravvedere i limiti e la fine a cui sarebbe stata condannata una civiltà che aveva messo al primo posto il consumismo e la ricchezza senza se e senza ma...

Pericoli contro cui si era progressivamente scagliato, con un vigore che era inversamente proporzionale a quelle forze fisiche che piano piano lo stavano abbandonando, Giovanni Paolo II, il Papa venuto dalla Polonia che sin dalla sua elezione non aveva perso occasione per invitare tutti ad aprire il cuore a Cristo, a non avere paura.

Insegnamenti, richiami, ammonimenti che non sono passati agli archivi con la sua morte, alle 21.37 di quel 2 aprile di dieci anni fa, ma che hanno trovato in Benedetto XVI prima e i papa Francesco oggi una sorprendente, quanto efficace, continuità. Perché non erano solo gli appelli dell'uomo Wojtyla, erano invece i potenti richiami che arrivavano dal cuore di chi sapeva vivere, comunicare e testimoniare il Vangelo coerentemente con i tempi storici in cui era stato chiamato a vivere.

Per questo per chi è cresciuto ed è diventato adulto nella vita e nella fede con quel papa che i cardinali in quel 16 ottobre 1978 avevano chiamato "da un paese lontano", il 2 aprile 2005 non è una data che rimanda alla parola fine. Giovanni Paolo II, che dallo scorso anno è santo, è ancora straordinariamente vivo. È vivo, per esempio, nella determinazione, nel coraggio che le generazioni che con lui sono cresciute hanno messo nell'assumersi responsabilità della vita, sia nelle cose di tutti i giorni come nelle scelte più impegnative, così come è vivo in quell'invito a non avere paura, a spalancare le porte a Cristo che in tanti hanno assunto in una stagione non facile.

Continua a essere vivo, oggi a dieci anni di distanza dal suo distacco dalla vita terrena, nelle parole, nei gesti, nelle scelte e nella coerenza di un altro papa che i cardinali sono andati questa volta a prendere quasi "alla fine del mondo", così come è stato straordinariamente vivo nella tenacia e nella radicalità con cui Benedetto XVI, prima di Francesco, ha annunciato il Vangelo.

Per questo i dieci trascorsi da quel 2 aprile 2005 sembrano un attimo e confermano, in chi ha avuto la fortuna di vedere la propria vita correre in parallelo a quel lungo pontificato ma anche in chi di quella stagione ha vissuto un solo scorcio, che, se anche Giovanni Paolo II fisicamente non è più di questo mondo, è ancora straordinariamente vitale il messaggio, la forza di quel vangelo che ha portato in tutti gli angoli del mondo.
E poco importa (o forse è straordinariamente significativo) che in questi dieci anni quel "testimone" sia passato prima nelle mani di Benedetto XVI e, oggi in quelle di papa Francesco.
MASSIMO VENTURELLI 02 apr 00:00