Fiducia: come oggi?
L’inizio di ogni nuovo anno è momento di definizione di prospettive e riflessioni di medio-lungo termine, di individuazione di linee strategiche e di obiettivi da raggiungere e, dunque, le imprese sono chiamate a definire ciò che vogliono costruire. Ciò non può prescindere dalla forte conoscenza dell’impresa dal suo interno e, in un contesto segnato da complessità e profonde interrelazione con il mondo circostante, dalla consapevolezza di ciò che accade attorno a noi, territorio e ambiente, situazione geopolitica, scenari economici nazionali e internazionali e stakeholders.
Gli eventi di Davos del “World Economic Forum” di questi giorni ne sono luogo di rappresentazione. E l’“Edelman Trust Barometer 2026”, report di cui abbiamo parlato anche per l’anno 2025 qualche tempo fa, negli esiti illustrati, non prescinde dalla consapevolezza sopra richiamata circa la complessità dell’oggi. I risultati pubblicati dicono che il 70% degli intervistati a livello mondiale ha una mentalità insulare, cioè esita o non ha intenzione di fidarsi di qualcuno che ha valori, attitudini o un background culturale non allineati al suo: le persone, da un lato, stanno riducendo il loro mondo a cerchie più piccole e familiari in linea con le loro opinioni e, dall’altro, manifestano apertamente tensioni valoriali interne alle imprese, non essendo disposti a lavorare per manager o investire in imprese che non rispecchiano i propri principi. Aspetto, quest’ultimo, in linea con taluni studi realizzati in Italia, e di cui agli articoli precedenti, che dicono la profonda trasformazione del mondo del lavoro in atto.
Il 76% degli intervistati conferma l’urgenza di affrontare e risolvere il tema dell’insularità, ma come e con chi? Attraverso un atto di mediazione sulla fiducia a livello globale volto a ridurre le divisioni, il quale pone grandi aspettative e attese nelle mani dei datori di lavoro e dei manager, in quanto ritenuti capaci, più di governi, mercati, Ong e media, di favorire dialogo nella diversità, accogliere e integrare persone con background e valori diversi e rendere le diversità fattore di crescita e sviluppo, rispondendo dunque anche a inclusione e integrazione, richiamate nelle dichiarazioni di azioni delle imprese. Il futuro è volto ad uscire da quell’isolamento che R. Edelman, Ceo “Edelman”, ritiene essere la nuova grande crisi della fiducia. E ciò può accadere a mio avviso (ri)partendo e (ri)focalizzandosi sulle persone e sulle persone nelle imprese: la partita è in mano a noi, non ad altri, e richiama la nostra responsabilità sociale e civile come imprese. Siete pronti?