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di GUIDO COSTA 26 feb 00:00

Gli effetti del Jobs Act

C'è il timore che il nuovo contratto a tutele crescenti cancelli in sostanza l’apprendistato e l’investimento sulla formazione professionale di questo specifico contratto di lavoro

I decreti attuativi del Jobs act incrociano una fase economica e industriale che per la maggioranza degli addetti ai lavori è quella dello scollinamento della crisi. Se a dicembre 2014 le previsioni di Confindustria sul prodotto interno lordo 2015 erano di un risicato + 0,5%, a fine gennaio sono state cambiate: + 2,1% quest’anno; + 2,5% nel 2016. Il “quantitative easing” lanciato dalla Banca centrale europea – nuovo denaro alle banche in cambio dei titoli di Stato in possesso dei singoli istituti, una liquidità che diventa incentivo al credito alle imprese a costi contenuti innescando così la ripresa produttiva – ha dato la scossa al sistema; il forte calo del prezzo del petrolio e il cambio più favorevole euro-dollaro hanno fatto il resto. Una congiuntura straordinaria. La combinazione dei provvedimenti di Governo degli ultimi mesi alimenta qualche ottimismo anche sul delicatissimo versante dell’occupazione.

La Legge di stabilità prevede deduzioni importanti sull’Irap e un incentivo triennale di 8.000 euro per ogni nuova assunzione. Il Jobs act incide invece sulla qualità dell’occupazione: c’è uno sforzo sulla riduzione della precarietà che è sbagliato non riconoscere, così come è doveroso registrare un rovesciamento di paradigma sulle opzioni offerte alle imprese per assumere personale.

Il piano per il lavoro ha però anche una forte valenza simbolica, divide e riunisce trasversalmente, si contraddice (da un lato incentiva il contratto a tempo indeterminato, dall’altro inserisce proprio per i nuovi assunti una norma che rende più facili i licenziamenti collettivi), scontenta e accontenta. Con consolidato pragmatismo gli industriali bresciani osservano che le assunzioni non le decide il Jobs act ma gli ordinativi, ammettono, però, che il contratto a tutele crescenti costituisce un incentivo realmente vantaggioso. Sui numeri non si sbilanciano.

A farlo per loro è Unioncamere: tra gennaio e marzo 2015 il sistema produttivo lombardo prevede un saldo occupazionale positivo di 9.300 posti di lavoro, 970 dei quali nel Bresciano, con il 23% di assunzioni a tempo indeterminato, più del doppio rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno. Resta sul terreno il fallimento degli strumenti per la gestione del mercato del lavoro e delle politiche attive, e il timore che il nuovo contratto a tutele crescenti cancelli in sostanza l’apprendistato e l’investimento sulla formazione professionale di questo specifico contratto di lavoro. Tanti file aperti. Sperando che il computer non s’impalli.
GUIDO COSTA 26 feb 00:00