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Brescia
di ANNA BRAGHINI 08 mar 11:17

L'esclusione delle donne

L’esclusione delle donne dalla storia e dalla società appartiene ad un radicamento culturale e di sistema secolare che neppure le tutele legislative ottenute nell’ultimo secolo, hanno scalfito se non in superficie. Anche in questi ultimi giorni abbiamo assistito alla quasi totale estromissione delle donne che non hanno avuto rappresentanza nei luoghi di governo.

Queste norme non si sono incarnate nei comportamenti. Gli interventi necessari ad avere uno spostamento culturale, dal sistema di potere patriarcale chiuso, esclusivo e violento, non si sono evoluti nelle prassi necessarie.

Si pensi alla lingua, che definisce la nostra conoscenza della realtà perché dà nome a tutto ciò che ci circonda, alle resistenze ad adottare un linguaggio rispettoso del genere e far esistere anche il nome femminile. Non riconoscere l’identità femminile nella lingua, non è da sottovalutare, rinforza gli stereotipi, impoverisce lo sguardo della realtà e consolida la visione univoca. «Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!», ammoniva Nanni Moretti in uno dei suoi indimenticabili film: Palombella rossa.

Allo stesso modo agisce il contesto urbano con i nomi delle vie, le intitolazioni dei luoghi pubblici, anch’essi ricchi di assenze, immemori della presenza della donna nella storia.

È urgente pertanto proseguire, o intraprendere con maggiore determinazione, una reale ristrutturazione prima di tutto del nostro pensiero. Imparare a pensare, imparare a vivere insieme, apprendere la convivenza. La nostra cultura ha preso la direzione di un individualismo mortifero.

«Non è facile trovare un luogo abitabile […]. La casa è quella abitata dall’altro, quella capace di ospitarlo, […] dimora condivisa e capace di accogliere-includere il mondo». (Giuseppe Milan)

È tempo che il pensiero delle donne sia la grande opportunità per stimolare un rinnovamento sociale, produrre un salto di paradigma, costruire un nuovo immaginario sociale e culturale che rompa il millenario sistema patriarcale che ha prodotto moltitudini di escluse ed esclusi.

È fondamentale porre al centro la questione di genere e tutto ciò che attorno ad essa si manifesta: stereotipi, repressione della personalità, disuguaglianze, violenza domestiche, femminicidi. Ancora tanta strada devono fare le donne per raggiungere la consapevolezza di non dover ‘sottomettersi’.

La questione di genere è al centro del sistema patriarcale che perpetua esclusioni, disparità, emarginazioni perché non è capace di riconoscere e contemplare il diverso da sé: le persone con disabilità, chi porta una diversità culturale, chi esprime una differenza sessuale, ecc.  rendendo più povera tutta la comunità umana.

È necessario inventare nuovi modi per dare senso e vita alle aspettative, ai sogni di ogni persona, si deve rendere più ricca l’umanità di pensieri e pratiche capaci di includere facendo vivere differenti punti di vista, alternativi e nuove idee, che diano corpo alla possibilità di avere nuovi comportamenti e nuovi linguaggi.

Non dappertutto vediamo regnare la stagnazione. È di qualche giorno, ad esempio, la notizia della nomina di una teologa come Segretario generale della Conferenza episcopale tedesca. Il presidente della Conferenza episcopale tedesca, Georg Bätzing ha parlato di un "segnale forte, se i vescovi mantengono il loro impegno a promuovere le donne in posizioni apicali". Chissà se anche Brescia darà un altro segno positivo come quelli già sotto gli occhi di chi li vuole vedere, valorizzando la proposta, che a gran voce viene dal mondo dello sport e da buona parte della comunità, di intitolare il nuovo stadio di atletica ad una grande donna e olimpionica di indiscussa fama internazionale quale è stata Gabre Gabric.

Oggi i temi sono affrontare il Covid e la questione economica, al governo Draghi non sono state scartate le donne in quanto donne, altre sono state le priorità. La politica pone sull’altare o butta giù senza rispetto.

Ma al di là delle iniziative per far emergere una maggior presenza del pensiero delle donne, al di là dei consensi di facciata, dovremmo, insieme, non smettere mai di porci la domanda sul senso dell’abitare, su quella che sfida il cambiamento: su quali pilastri può edificarsi una società inclusiva?

ANNA BRAGHINI 08 mar 11:17