Le bugie bianche
In un pomeriggio di ordinaria amministrazione, Eleonora riceve una telefonata: dall’altra parte del microfono le comunicano che suo marito è in Pronto Soccorso per un malore. Eleonora si affretta a raggiungerlo. Dopo un interminabile tempo di attesa, la diagnosi: tumore. A Eleonora sembra di essere catapultata, brutalmente, in un incubo. Quell’ordinario giorno segnerà lo spartiacque tra un prima e un dopo. Niente sarà più come prima. Tra i primi pensieri i figli: Matteo di diciassette anni e Luca di dodici. Cosa dirà loro? Mentire sulla serietà della situazione del padre? Se dire, cosa dire? Come dire? Scatta, in questi casi, un senso di protezione naturale: si vorrebbe non esplicitare la verità, ammantarla di menzogna per non far soffrire. Questo è un modo per proteggere anche se stessi dal gestire la fatica della sofferenza degli altri. Comunicare ai figli la verità della diagnosi, vuol dire per Eleonora, gestire la loro sofferenza, le loro paure, la loro rabbia. Oltre a gestire i suoi vissuti, dovrebbe gestire anche quelli dei figli. Ma è impossibile nascondere ai figli (o ai familiari stretti) ciò che si prova: si può evitare di comunicarlo verbalmente, ma la comunicazione non verbale arriva comunque. Un figlio capisce di che umore è un genitore anche se non lo dice: gli basta guardarlo in faccia.
Ed allora è meglio comunicare, mettere in comune i vissuti, le emozioni. Diversamente il figlio potrebbe addossarsi la responsabilità di far star bene il genitore, di far filare tutto liscio, di migliorare l’umore del genitore. Oppure sentirsi colpevole in qualche modo del brutto clima che c’è in casa. Ma non è colpa di nessuno quello che sta accadendo. E non dev’essere obiettivo di nessuno risollevare il clima che si respira in casa. Poi, cosa dire e come dire, dipende dall’età del figlio, dalle domande che fa e dal suo carattere. Un genitore può farlo bene, perché conosce suo figlio meglio di chiunque altro. Adesso Eleonora, Matteo e Luca sono accomunati, uniti e liberi di esprimersi in questo momento difficile. Insieme sono una forza, perché uno può essere forte da solo, ma insieme lo è di più. Nessuno deve sforzarsi di fare finta che vada tutto bene. E questo fa bene. Matteo, condividendo, è riuscito anche ad essere di sostegno alla madre dicendole: “Noi non possiamo cambiare l’andamento delle cose”; questo ha aiutato a mitigare in Eleonora il senso di impotenza e a cominciare ad accettare la malattia del marito. Il marito di Eleonora è stato operato: questo è il primo passo; dopo l’intervento Eleonora riferisce: “Lui si è svegliato, si muove, parla. Noi siamo felici così”.