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29 gen 00:00

Siamo al Q-Day

Al via i giorni del Presidente. Saranno capaci i grandi elettori di darci un Presidente all'altezza delle attese degli italiani o vincerà la logica degli interessi di parte?

Eccoci al Q-Day, il lungo giorno in cui oltre 1000 grandi elettori dovranno dare all'Italia un nuovo Presidente della Repubblica. È il momento più solenne della vita parlamentare, ma anche quello più temuto. La brutta esperienza del 2013 insegna e Renzi, che inevitabilmente oggi detta le regole del gioco, sta facendo di tutto per non dare inizio al gioco al massacro che portò due anni fa alla obbligata rielezione di Napolitano.

Questa volta non ci sono reti di salvataggio. Ancora una volta la politica si giocherà un pezzo di credibilità se non riuscirà a portare, soprattutto in breve tempo, un inquilino al Quirinale. Lo sa Renzi che, in ogni caso è prima di ogni cosa, sembra voler fare presto e che, se non troverà la quadra con Berlusconi su un nome condiviso, probabilmente procederà su un nome (quello di Mattarella sarebbe il più accreditato) che potrebbe portare in dote i voti della sinistra di Sel e i fuoriusciti dei pentastellati. Un nome da spendere al quarto scrutinio e che godrebbe, anche senza Forza Italia, della maggioranza sufficiente per essere eletto. Pertanto, a meno di stravolgimenti incredibili ( sempre possibili) sabato dovremmo avere il nuovo inquilino del Quirinale.

Il problema vero, però, non può essere solo fare presto, ma che chi occuperà lo scranno più alto della Repubblica abbia veramente le caratteristiche per essere il Presidente di tutti gli italiani. Condivido in pieno quanto ha scritto Marco Tarquiniio su Avvenire in vista del voto. Gli italiani hanno davvero imparato ad vedere nel Presidente un riferimento di unità non di maniera, ma di sostanza per la vita pubblica della nazione. Un punto di riferimento a cui guardare nei momenti di fatica e di crisi del cammino della convivenza civile e con cui gioire la bellezza di essere italiani. Un presidente vero garante di tutti, una fonte di ispirazione per la vita democratica, capace di ricondurre una classe politica spesso sboccata e sopra le righe all'essenziale, un simbolo anche di umanità e di un'italianità che, pur nel carattere diverso di ciascuno dei presidenti succedutisi al colle, non ha mancato di dare sempre più prestigio e rilevanza a quella che all'inizio della vita della Repubblica sembrava essere solo una carica anonima e di rappresentanza.

Ci piacerebbe ancora avere un Presidente con il calore umano di Pertini o di Ciampi, prima sobrio e poi deciso e passionale come Cossiga, innamorato della Costituzione come Scalfaro, magari creativo, saggio e dedito all'Italia come Napolitano. Uomini non senza difetti, a volte con una storia di parte, ma poi capaci, quasi sempre, di ergersi sopra le parti; certamente servitori dello Stato. Ci vorrebbe un Presidente su misura per l'Italia di oggi e non è facile trovarlo.

L'appello è che i grandi elettori non giochino al ribasso e al vile compromesso per salvaguardare gli interessi di qualcuno, ma guardino a quegli italiani che sono chiamati a servire attraverso quella forma alta della carità che è la politica. Saranno all'altezza? Non possiamo che sperarlo per noi è per l'Italia intera.
29 gen 00:00