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di AGOSTINO MANTOVANI 02 feb 00:00

Solo stranieri?

La Dia ha parlato di “nuova schiavitù”, di moderna “tratta degli schiavi”

Gli ultimi provvedimenti governativi, oltre ai fatti quotidiani, confermano i problemi che esistono tra immigrati stranieri e cittadini del nostro Paese. Di questi problemi va compresa la portata in chiave sociale e di ordine pubblico. Valgono per tutte due considerazioni, una giuridica e una morale. La prima è bene in vista nei nostri tribunali: la legge è uguale per tutti. Significa che tutti, prescindendo dal colore della pelle, razza o religione, tutti hanno uguali diritti e doveri. La seconda considerazione è morale e riconosce a tutti la dignità di persone e, in quanto tali, hanno diritto al riconoscimento di bisogni fondamentali, quali la casa, il lavoro, la salute, l’educazione, l’accoglienza insomma. Sono le considerazioni e il riconoscimento che milioni di migranti italiani hanno sempre chiesto ai Paesi ospitanti.

I messaggi della nostra società oggi parlano degli immigrati pressoché per aspetti negativi. Non si considera che la maggioranza degli immigrati è arrivata regolarmente in Italia, lavora, paga le tasse, è un valido sostegno alla nostra economia. Gli immigrati che lavorano regolarmente producono gettito fiscale e contributivo. Inoltre sono lavoratori arrivati già adulti e l’Italia non ha speso nulla per crescerli e formarli. Questa forza lavoro straniera svolge mansioni che sono comunque indispensabili alla nostra società. Vogliamo denunciare i difetti degli immigrati?

Riconosciamo anche i pregi senza schierarci pregiudizialmente pro o contro, ma con la necessaria coerenza. Scippi, droga, prostituzione, clandestinità non sono solo problemi di oggi. È vero che ci sono anche extracomunitari coinvolti in questi atti patologici, ma chi li organizza e quanto ne trae profitto? La Dia, Direzione investigativa antimafia, ha detto che potenti organizzazioni criminali, in prima fila quelle italiane, gestiscono il traffico internazionale degli immigrati clandestini.

La clandestinità, inoltre, è aumentata anche perché l’Italia ha progressivamente chiuso le vie di accesso legali al suo territorio e al suo mercato del lavoro, invece di intraprendere una lungimirante e oculata politica degli ingressi. Vedremo se le nuove norme sapranno rimediare in qualche modo a questa passata carenza. La Dia ha parlato anche di “nuova schiavitù”, di moderna “tratta degli schiavi”. Sottolineature che indicano anche una sfida: aiutare questi popoli a crescere a casa loro e, quando il bisogno e lo sfruttamento li spingono a venire da noi, la sfida sta nel saperli accogliere con dignità, ma con quella disponibilità che è espressione autentica di umana virtù.
AGOSTINO MANTOVANI 02 feb 00:00