Un pasticcio chiamato Corda Molle
La storia inizia oltre 25 anni fa, con la Provincia che aveva inteso riqualificare la Strada Provinciale 19 e i collegamenti tra Montichiari e Ospitaletto. Il tema che si pose in quel tempo era chi avrebbe pagato questo intervento. La risposta la si trova nella documentazione resa nota anche dal Ministero dei Lavori Pubblici. Il Governo Berlusconi e il Ministro dei Lavori pubblici, tra il 2005 e il 2007, immagino con la consapevolezza della Provincia, indicarono la soluzione: l’investimento si sarebbe pagato con il pedaggiamento. Tutti gli atti successivi sono stati quindi conseguenti, compresa la firma del Ministro dei Lavori pubblici di dieci anni fa, Graziano Delrio, sulla nuova concessione.
È trascorso molto tempo intorno a questa ambiguità, ovvero sul come si sarebbe pagato il pedaggiamento e in che misura, fino a che nel 2024 il ministro ai Lavori Pubblici, Matteo Salvini, è entrato in modo diretto sulla questione, dichiarando, per ben 12 volte pubblicamente, che sulla Corda Molle non si sarebbe pagato. Questo ha congelato il confronto tra il Territorio, il gestore della concessione e il Ministero dei Lavori pubblici. Due anni oggettivamente persi, che avrebbero potuto essere dedicati alla ricerca, tra il Ministero, il nostro Territorio ed il concessionario, di una soluzione più ponderata, equa e solida.
Lo scorso 10 febbraio, resa ufficiale l’entrata in vigore del pedaggio, ne è seguita una delibera di indirizzo del Consiglio Provinciale, caratterizzata da un alto grado di approssimazione e discriminazione, un atto politico più che amministrativo. Un grande pasticcio, con due criticità evidenti.
Primo, l’approssimazione: si è detto infatti che per coprire i costi della gratuità per i residenti dei comuni attraversati dalla direttrice (inferiori ai 2 km dalla tratta) andavano stanziati 3 milioni di euro, 1,5 messi da Autovia Padana Spa e 1,5 dalla Provincia di Brescia. Una stima priva di una dettagliata relazione di riferimento e di un piano finanziario conseguente. Una delibera priva di una relazione che desse conto di quanti passaggi e per quanti chilometri i residenti dei comuni esentati, o parzialmente esentati, fossero usi utilizzare il tratto pedaggiato della Corda Molle. Dove sono questi dati che dovrebbero essere in possesso del concessionario e che credo, quest’ultimo avrebbe avuto modo di monitorare? 3 milioni per altro considerati sufficienti quando la delibera era approdata in consiglio Provinciale e considerata sempre tale dopo l’emendamento che ha fatto entrare tra i comuni esentati, Passirano, Paderno e Brescia. Ovvero una popolazione pari ad oltre 210.000 persone, molto più del doppio della prima platea.
Seconda grande debolezza della disposizione adottata dalla Provincia, la discriminazione. Ci sono cittadini della provincia di Brescia che non pagheranno alcun pedaggio, altri la metà, altri tutto. In base a quali criteri? Molto fragili. Ci sono comuni che sono tecnicamente attraversati ma in nessuna maniera impattati e ci sono comuni che pagheranno integralmente nonostante abbiano effetti pesanti di connessione ed effetti sulla loro mobilità.
Altra discriminazione è la differenza di trattamento tra le categorie di lavoratori residenti nei comuni esentati. Autotrasportatori e artigiani, per esempio, dovranno pagare il pedaggio intero, mentre per gli agenti di commercio sarà gratuita. Qual è la logica? Anche da questo punto di vista la delibera appare carente. Il rischio di impugnazione di una delibera o di un atto amministrativo conseguente è altissimo.
Infine, la scorsa settimana, il Consiglio di Regione Lombardia ha approvato tre mozioni di maggioranza e minoranza che, stigmatizzando e criticando la delibera provinciale, chiamano in causa la Giunta regionale, chiedendo che si occupi della questione al fine di trovare una soluzione come peraltro si è trovata per la A19 (Varese) e A20 (Como), cosiddetta Autostrada Pedemontana, dove è prevista una scontistica strutturale generalizzata pari al 50%.
È necessario quindi riaffrontare l’argomento, tornare a parlarne e approfondire il tema in maniera molto più circostanziata e rigorosa. La delibera provinciale, in questo momento, si mostra quindi per quello che è: un atto politico, più che amministrativo, per dare copertura agli annunci di gratuità fatti dal ministro Salvini che hanno creato una attesa che ora rischia di lacerare il territorio bresciano, di penalizzare aree vaste e lo stesso mondo delle imprese.