Il miele e le cipolle di don Pozza
Il sacerdote, cappellano del carcere "Due Palazzi" di Padova è stato ospite della “Una montagna di cultura…la cultura in montagna”,
“Resisto dunque sono. Metti una sera io, te, Zanardi e Ungaretti”: Don Marco Pozza, tra le voci più conosciute e amate e della cultura cattolica, ha scelto questo titolo e questo sottotitolo per l’incontro che lo ha visto protagonista a Ponte di Legno nei giorni scorsi nell’ambito della rassegna “Una montagna di cultura…la cultura in montagna”, organizzato dall’associazione Mirella Cultura, in collaborazione con Pro Loco e Biblioteca.
Don Pozza, parroco del carcere “Due Palazzi” di Padova e considerato “il prete-amico di Papa Bergoglio”, ha voluto dedicare idealmente la serata proprio a Zanardi e ha scelto quel titolo “Resisto dunque sono” “proprio perché – ha spiegato - ‘resilienza’ è una parola importante, tanto più oggi. Ne ho compreso fino in fondo il significato proprio grazie ad Alex”.
Tra provocazioni e ricordi, tra aneddoti leggeri e riflessioni profondissime, don Marco ha incantato il pubblico che ha gremito fino all'esaurito la Sala Paradiso del Centro Congressi Mirella ripercorrendo la sua esperienza di prete a suo modo estremo, “lupo di mare che dopo il naufragio riprende il viaggio”. Come ha fatto, appunto, Alex Zanardi, di cui don Pozza è stato amico fraterno e di cui ha celebrato i funerali a Padova nel maggio scorso. “Ci siamo frequentati per ventun anni. Ne avrei tante da raccontare ma vi racconto solo questa – ha ricordato don Pozza -. Una sera eravamo in macchina. Ci mettiamo a parlare del senso della vita, del significato dell’esistenza. Guidava lui, naturalmente. E così, a 150 all'ora, fra curve e controcurve, mi fa: ‘vedi Marco, il problema, non è sapere se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto. Quello che conta è sapere se hai sete”.
Anche in questa verità si racchiude per don Marco Pozza il senso del suo essere prete. “Nessuno mi ha costretto o mi costringe a farlo, la mia è una scelta libera – ha spiegato, partendo dal riccordo del momento in cui disse ai suoi genitori della volontà di entrare in seminario –. Ma è proprio qui, nello scoprire ogni giorno che oltre al buio del male c’è una luce vastissima, è proprio qui che riscopro le ragioni della mia scelta”.
C’è una poesia di Ungaretti che esprime perfettamente il senso di questa scelta. “Si intitola “Allegria di naufragi” – ha detto don Marco, citandola a memoria -. Ascoltate: “E subito riprende / il viaggio / come / dopo il naufragio / un superstite / lupo di mare”.
Ecco, don Pozza vive esattamente così, riscoprendo giorno dopo giorno le ragioni del suo resistere. Perché è lì, nel rinnovare ogni giorno la scelta, che si scopre la verità. Per questo ha scritto “Il miele e le cipolle”. Il Miele è la Terra promessa. Per raggiungerla bisogna fare una scelta: abbandonare la sicurezza delle cipolle (il pane quotidiano) e inoltrarsi verso un territorio sconosciuto, arido, impervio, resistere alla fame, alla sete, alla fatica. “Ma è proprio lì, in quella libera scelta, il senso. Non chiedersi se il bicchiere sia mezzo pieno o mezzo vuoto. Ma chiedere a se stessi: hai sete?”.
Il pubblico, ancora una volta, è rimasto affascinato dalla prorompente vitalità delle parole di don Marco. E lo ha gratificato di applausi convinti, facendo la fila per una dedica su una copia del libro.