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Roma
di REDAZIONE 11 lug 15:18

Dio è l’unico padrone della vita

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“Abbiamo accolto con dolore la notizia della morte di Vincent Lambert. Preghiamo affinché il Signore lo accolga nella sua Casa ed esprimiamo vicinanza ai suoi cari e a quanti, fino all’ultimo, si sono impegnati ad assisterlo con amore e dedizione”. Così il direttore “ad interim” della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti

“Abbiamo accolto con dolore la notizia della morte di Vincent Lambert. Preghiamo affinché il Signore lo accolga nella sua Casa ed esprimiamo vicinanza ai suoi cari e a quanti, fino all’ultimo, si sono impegnati ad assisterlo con amore e dedizione”. Così il direttore “ad interim” della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti: “Ricordiamo e ribadiamo quanto detto dal Santo Padre, intervenendo su questa dolorosa vicenda: Dio è l’unico padrone della vita dall’inizio alla fine naturale ed è nostro dovere custodirla sempre e non cedere alla cultura dello scarto”.

“Nei confronti di Lambert è stata assunta una decisione medica di totale abbandono assistenziale che non ha alcuna ragione clinica”,

dice al Sir Adriano Pessina, docente di filosofia morale e di bioetica all’Università Cattolica del Sacro Cuore. “Qui – spiega – è in gioco la questione dell’accoglienza e dei tempi lunghi dell’assistenza di un malato con disabilità gravissima, tema con profonda valenza sociale e morale. La vicenda Lambert è davvero drammatica perché ha dato origine ad un conflitto tra familiari, tra chi voleva prendersene cura e chi no, all’interno del quale è stata assunta questa decisione priva di ragioni cliniche”. Un fatto “gravissimo”, come “è grave l’indifferenza mediatica che lo circonda e il sottile giudizio, assolutamente inaccettabile, sul valore e il significato della vita delle persone, come lui, in stato di minima coscienza”. Pessina sottolinea che senza aspettare il pronunciamento delle Nazioni unite, “si è deciso di lasciarlo morire senza provocarne direttamente la morte: tecnicamente

non è eutanasia attiva, ma si tratta di un atto di omissione moralmente non meno grave,

tanto più che non riguarda un paziente in fine vita, con una patologia che lo sta conducendo a morte, bensì, e lo ribadisco, una persona in situazione di disabilità gravissima, in uno stato di minima coscienza nel quale si trovano migliaia di altre persone, anche nel nostro paese, che finora hanno trovato sostegno culturale, morale, sociale oltre che clinico”.

Una vicenda che, secondo il bioeticista, “deve farci riflettere perché se non creiamo una forte barriera culturale, la questione verrà sempre demandata a delle leggi, e le leggi mettono in campo aspetti permissivi – il che non vuol dire obbligatori – che però alla fine vanno nella direzione in cui prevale chi, in qualche modo, può decidere per altri.

E la domanda corretta non è chi debba decidere, ma in base a quali criteri si debba decidere”.


Per Pessina, “principio etico universale è il dovere di garantire il diritto alla vita di ogni persona, valore basilare e condizione per l’esistenza di tutti gli altri diritti. Minare il diritto alla vita minare significa in qualche nodo minare la nostra democrazia. Su questo occorre insistere perché non è in gioco soltanto una visone religiosa dell’uomo, bensì la visione di quello che siamo noi, del nostro diritto fondamentale di essere accuditi”. Infine un monito: “Dobbiamo avere il coraggio di sottolineare che

angoscia e richiesta di morire non possono essere censurate, ma non devono essere assecondate. Siamo chiamati a farcene carico e ad offrire risposte”.

REDAZIONE 11 lug 15:18