Contro il disagio basta la repressione?
Il decreto-legge varato dal Consiglio dei ministri dopo le violenze di piazza a Milano introduce il delitto di violenza organizzata nelle manifestazioni, la presunzione di imputabilità per i minori dai 14 anni, sanzioni per i genitori, l’estensione del fermo preventivo e 500 militari in più a Milano. Ma, forse, serve anche altro
C’è anche il nuovo reato di partecipazione violenta a una manifestazione nel decreto-legge varato dal Consiglio dei ministri nell’ultima riunione. Altre norme (per esempio l’imputabilità automatica dei minori senza dover dimostrare la capacità di intendere e di volere) erano già nel cantiere parlamentare, ma sono state spostate da un disegno di legge al decreto per renderle immediatamente operative. Il provvedimento con cui il governo risponde alle violenze di piazza di Milano si intitola “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile” e si compone di otto articoli. Eccolo in sintesi, secondo la presentazione contenuta nel comunicato di Palazzo Chigi, accompagnato da un videomessaggio della premier Giorgia Meloni che tra i punti chiave sottolinea anche il principio del risarcimento dei danni.
Per i minori che hanno compiuto i quattordici anni è introdotta una presunzione di imputabilità: la capacità di intendere e di volere si presume fino a prova contraria. Anche ai minorenni si applica l’arresto in flagranza differita. Quando un minore, anche non imputabile, partecipa a determinati reati, a chi esercita la responsabilità genitoriale si applicano sanzioni amministrative, salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto. Sono inoltre agevolate le procedure per il risarcimento dei danni: per quelli a beni pubblici può disporlo direttamente il prefetto, mentre i privati danneggiati possono ottenerlo più rapidamente con un decreto ingiuntivo
Viene introdotto il delitto di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Il delitto punisce chi, nel corso di manifestazioni, partecipa a un gruppo di almeno cinque persone che opera in modo organizzato, anche occasionalmente, e utilizza o lancia oggetti atti a offendere o artifici pericolosi, determinando un concreto pericolo per l’incolumità delle persone. Pene più severe sono previste per chi organizza o promuove il gruppo o istiga alle violenze, anche mediante strumenti informatici o telematici.
È stabilita una specifica aggravante per il danneggiamento commesso da un gruppo organizzato di almeno cinque persone. Le pene aumentano anche per alcune ipotesi di devastazione e saccheggio e per l’attentato a impianti di pubblica utilità commessi nel corso di manifestazioni. Diventano procedibili d’ufficio le lesioni personali causate a un ufficiale o agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza nell’adempimento delle funzioni.
L’accompagnamento e il trattenimento negli uffici di polizia per un massimo di 12 ore (il cosiddetto “fermo preventivo”), già previsti in occasione di manifestazioni, sono estesi alle specifiche operazioni di polizia svolte in luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone. Si applicano ai soggetti per i quali, sulla base di elementi concreti, vi sia fondato motivo di ritenere che attuino condotte di concreto pericolo per la sicurezza. Il questore può inoltre disporre il divieto di radunarsi con persone determinate in luoghi specificamente individuati, per una durata non superiore a un anno, anche nei confronti di minori che hanno compiuto i quattordici anni. Il divieto si applica a chi abbia tenuto in gruppo comportamenti intimidatori o violenti e sia già stato destinatario di provvedimenti di prevenzione o condannato per delitti contro la persona o il patrimonio.
Per consentire la convalida degli arresti nei termini di legge in occasione di eventi con un numero rilevante di arresti, è prevista una procedura accelerata per la destinazione di magistrati agli uffici giudiziari interessati. Fino al 31 dicembre 2026 il contingente delle Forze armate impiegato per il controllo del territorio sarà incrementato di 500 unità per la città di Milano, senza però che questo comporti l’estensione ai militari dei poteri di polizia giudiziaria, come era stato inizialmente prospettato.
Ma tutto questo serve? Per il sociologo Maurizio Fiasco “Si deve correre velocemente ai ripari, sia ritornando a una tradizione del fare polizia in modo illuminato, intelligente, moderno, come si riuscì a fare in altre stagioni, sia prendendo in carico la sofferenza acutissima di un segmento delle nuove generazioni molto vasto. Serve una pedagogia proattiva, che indica un orizzonte, che prende in carico questo disagio, che offre alternative, che promette un futuro,oppure va avanti la perversa pedagogia della violenza e del diventare adulti imparando a reiterare la violenza. Il punto è offrire un modello pedagogico sano da contrapporre ad uno malato”.
“Lo Stato ha il dovere di far rispettare le regole e quindi anche di esercitare la propria funzione sanzionatoria. Non possiamo ignorarlo – afferma don Riccardo Pincerato, responsabile del Servizio nazionale di pastorale giovanile Allo stesso tempo, però, servono investimenti nella famiglia, nella scuola, nella cultura e nei percorsi educativi. Le due dimensioni non sono alternative. Quello che mi preme sottolineare è che né la punizione fine a se stessa né il buonismo rappresentano una risposta. Ogni intervento, educativo o sanzionatorio, dovrebbe avere come obiettivo la crescita della persona. Quando un ragazzo sbaglia è giusto che si assuma le proprie responsabilità. Ma è altrettanto necessario domandarsi che cosa fare perché certi fatti non si ripetano. Occorre ascoltare, comprendere e accompagnare, senza mai giustificare la violenza. La vera sfida è costruire un sistema capace di coinvolgere famiglie, scuole, comunità cristiane, istituzioni e società civile. Perché il futuro di questi ragazzi riguarda tutti noi. E perché quei giovani che oggi vediamo nelle piazze saranno gli adulti di domani”.
Foto ChiesadiMilano.it