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Milano
di REDAZIONE 07 mag 07:23

Giovani il virus uccide sogni e progetti

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Un’indagine promossa dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, condotta da Ipsos tra la fine di marzo e l’inizio di aprile in partnership con il Ministero per le Pari opportunità e la Famiglia, mette in luce l’influenza di Covid 19 sulle speranze di futuro

Il clima di incertezza provocato dall’emergenza sanitaria e dalle sue ricadute sembra pesare in modo particolarmente rilevante sui progetti di vita dei giovani italiani, ancor più che su quelli dei coetanei europei. È quello che emerge, almeno dai primi risultati, dell’indagine promossa dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, condotta da Ipsos tra la fine di marzo e l’inizio di aprile in partnership con il Ministero per le Pari opportunità e la Famiglia. L’indagine ha interessato un campione rappresentativo di giovani di età compresa fra i 18 e i 34 anni: 2.000 in Italia e 1.000 in ciascuno degli altri grandi Paesi europei, in particolare Germania, Francia, Spagna e Regno Unito.

Sebbene fosse prevedibile attendersi, nella situazione attuale creata dalla pandemia, un rinvio o una sospensione di molti progetti desiderati, l’indagine mette in risalto, un impatto molto rilevante in Italia e un’ampia variabilità fra Paesi. 

Oltre il 60% degli intervistati italiani ritiene che l’emergenza sanitaria avrà conseguenze negative sui propri piani per il futuro, seguiti a breve distanza dai giovani spagnoli. Meno preoccupati sembrano essere, invece, francesi e tedeschi (a percepire tale rischio sono rispettivamente il 46% e il 42%).

In particolare, sono proprio i giovani italiani quelli che più di tutti gli altri coetanei europei hanno abbandonato – e non semplicemente posticipato e ricalendarizzato – i propri progetti di vita, almeno nel breve termine. In particolare, per quanto riguarda l’intenzione di andare a convivere, sposarsi e avere figli, lo scarto arriva oltre i 20 punti percentuali con i giovani tedeschi, i più ottimisti nella possibilità di lasciare pressoché immutati ̶  o solo posticipati  ̶  i  propri piani.

Tra chi, ad inizio 2020, prendeva in considerazione la possibilità di concepire un figlio entro l’anno, ad aver messo da parte (momentaneamente ma a tempo indeterminato) tale intenzione è il 36,5% degli italiani, contro il 14,2% dei tedeschi (il 29,2% degli spagnoli, il 19,2% dei britannici e il 17,3% dei francesi).

Più in dettaglio, tra gli under 35 italiani, l’abbandono di tale scelta riguarda più della metà dei lavoratori autonomi e a progetto (52,3%), contro il 26,8% dei lavoratori in condizione più stabile (con reddito più continuo). Sempre in relazione alla decisione di procreare, la quota di coloro che pospongono tale decisione è pressoché pari fra le varie categorie di lavoratori, mentre decisamente maggiore è la quota di coloro che, comunque, proseguono nell’intenzione di avere un figlio nel corso del 2020 fra i lavoratori più stabili (34,1%) rispetto agli altri (10,8%).

Rilevante è anche il genere rispetto alla condizione di vulnerabilità. Le donne, difatti, vedono tendenzialmente più a rischio i propri progetti di vita rispetto agli uomini. In Italia il 67% delle donne contro il 55% degli uomini ritiene che i propri progetti di vita siano a rischio. Il divario di genere è minore negli altri Paesi europei considerati nell’indagine, ed in particolare in Francia, dove il divario è quasi nullo (attorno al 45%).

“Dai dati dell’indagine promossa dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo emerge l’evidenza di un impatto potenzialmente molto negativo sulla possibilità delle nuove generazioni di realizzare obiettivi desiderati di vita, con alto rischio di trasformarsi non solo in ulteriore rinvio (che si somma a rinvio precedente), ma in rinuncia – spiega Alessandro Rosina, coordinatore scientifico dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, demografo dell’Università Cattolica –; le conseguenze possono essere particolarmente penalizzanti per chi ha superato i 30 anni, coloro cioè che già hanno subito gli effetti della recessione precedente e si trovano con situazione occupazionale ancora incerta”.

“I dati che emergono dalla ricerca  ̶ spiega Elena Bonetti, Ministra per le Pari opportunità e la Famiglia  ̶  evidenziano un sentimento di forte preoccupazione a cui la politica e le Istituzioni devono dare una risposta che si traduca innanzitutto nella restituzione di speranza e fiducia per le nuove generazioni”.

REDAZIONE 07 mag 07:23