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Brescia
di R. GUATTA CALDINI 21 mar 00:00

Forme di formaggio sequestrate. Parla Martinoni

Il commento del presidente di Confagricoltura Francesco Martinoni a fronte del sequestro delle 7mila forme di formaggio

“Ogni forma di grana oggi in commercio è totalmente sicura, il formaggio prodotto con il latte incriminato è stoccato nei magazzini, in attesa di ulteriori controlli sanitari”. E' con un comunicato ufficiale che gli Uffici del Consorzio di Desenzano del Garda hanno voluto rassicurare i consumatori a seguito del sequestro di 7000 forme in tre caseifici della bassa bresciana e in uno sul Garda. A mettere in allarme I'Agenzia di Tutela della Salute di Brescia che ha posto i sigilli nei caseifici è stato il sospetto che, per la produzione delle forme, sia stato utilizzato latte contaminato, latte munto da vacche alimentate con mais locale esposto alla cangerogena aflatossina B1 sprigionatasi nell'estate scorsa a causa del caldo torrido. Stando a quanto si apprende molti coltivatori hanno buttato quel latte ma, come cercano di appurare i Nas, qualcuno – in un momento di profonda crisi del settore - potrebbe comunque aver consegnato il prodotto della mungitura ai caseifici.
Com'è andata esattamente? Sono tante le ipotesi al vaglio. Nei giorni scorsi si parlava di doppie miscelazioni: i caseifici, in questo caso, nella produzione delle forme di formaggio, avrebbero utilizzato il latte sano e quello contaminato miscelandolo. Secondo Francesco Martinoni, presidente di Confagricoltura, da sempre in prima linea nella difesa del latte bresciano, il problema potrebbe, invece, essere individuato a monte, al momento della raccolta: “Un camion che raccoglie latte in varie stalle può raccogliere un prodotto ‘non a posto’ in una stalla che poi una volta pompato nel serbatoio si miscela con la latte buono sotto tutti i punti di vista. Quindi, il più delle volte, quando le persone si comportano in maniera corretta, non si tratta di miscelazioni volute”. Ciò che è accaduto potrebbe essere dovuto al fatto che “il latte prodotto da più stalle venga raccolto dallo stesso camion”.

Al di là di questo, “effettivamente qualche problema c’è stato, problema che però va valutato in maniera più approfondita”. In primis: "Sul totale del raccolto nelle stalle sia bresciane che del resto della Lombardia, il quantitativo non a posto è una minima parte”, bisogna poi considerare gli esami che vengono effettuati nelle aziende prima della consegna del prodotto, “esami in autocontrollo fatti dalle aziende agricole zootecniche che sono finalizzati alla valutazione dello stato di salubrità del mais raccolto prima di introdurlo nelle razioni del bestiame”. Si tratta di “esami fatti in buona fede con latte che poi viene buttato”. Il risultato di questo primo “screening – sottolinea Martinoni – è stato considerato dai Nas come latte conferito ai caseifici, cosa che in molti casi non è stato”.

Al di là della cronaca la vicenda ha coinvolto un settore già in crisi. “La situazione è estremamente pesante, per due motivi: da un lato la fine delle quote latte in Europa che ha prodotto una crescita della produzione netta in questo ultimo anno, dall’altro lato figura la diminuzione delle esportazioni di latte, latticini e derivati europei: Russia e Cina in primis, una ha chiuso i confini e l’altra ha calato le importazioni”.
R. GUATTA CALDINI 21 mar 00:00