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Brescia
di M.VENTURELLI 10 mar 00:00

Jobs act & co? Alle pmi serve altro

Le piccole e medie imprese assumono quando possono incrementare la produzione.
Per questo servono, secondo il presidente Sivieri, misure che vanno in questa direzione

Per quanto graditi, riforma del lavoro e incentivi alle assunzioni non creano lavoro. Sono i pagamenti tra clienti e fornotiri la principale criticità che frena la crescita”. Non ha usato, come suo stile, eccessivi giri di parole il presidente di Apindustria Duoglas Sivieri per presentare i dati di un’indagine che la sua associazione ha dedicato al tema della gestione delle risorse umane e agli effetti del Jobs act, di recente introduzione. L’indagine è stata presentata insieme ai dati congiunturali dell’annata 2014 e alle previsioni per l’anno appena iniziato. “Siamo imprenditori e come tali non possiamo che guardare con favore a incentivi e un mercato del lavoro meno rigido – ha continuato –. Non bisogna però dimenticare che nuove opportunità occupazionali non si creano per legge, occorre invece mettere le imprese, soprattutto le pmi, nelle condizioni di tornare a produrre”.

Il presidente di Apindustria non ha nascosto la critica alle misure messe in campo dal governo a sostegno dell’occupazione. “È vero – sono state le sue considerazioni – che dopo anni di totale assenza di politiche anche il poco che sta facendo il governo Renzi deve essere guardato con attenzione”. Il problema, per Sivieri, è che Jobs Act, detassazione e Tfr in busta paga sono misure destinate a produrre effetti nel breve periodo. Quello che invece manca al Paese è una capacità di programmazione su periodi più lunghi, non condizionati da frequenti appuntamenti elettorali. “È ora che la politica – ha ricordato ancora Sivieri – prenda atto che l’economia nazionale si basa sul sistema della pmi che chiedono misure diverse rispetto a quelle che possono servire ad un ristretto numeri di grandi imprese”. Facilità di accesso al credito, certezza nei tempi dei pagamenti, accompagnamento nei mercati esteri: sono queste alcune delle misure a cui mettere mano (magari insieme ad un atto di coraggio come la detassazione per un triennio di tutti gli utili) per fare in modo che i piccoli segnali di ripresa frutto di situazioni congiunturali favorevoli diventino strutturali. Misure e richieste che emergono anche dall’analisi 2014 e dalle previsioni sull’annata in corso di Apindustria. “La nottata non è certo passata – ha affermato Maria Garbelli del centro studi dell’associazione che ha curato l’indagine congiunturale – e anche se la media delle nostre imprese ha chiuso l’anno con un segno positivo, non bisogna dimenticare che si tratta di un lieve miglioramento registrato sull’anno precedente. La voragine andata creandosi dall’avvio della crisi nel 2009 è ancora grande”. E in questo lento processo di recupero le imprese sono spesso lasciate sole. Le difficoltà ancora esistenti nel rapporto con il sistema del credito induce molte aziende al “finanziamento fai da te”. La contrazione del mercato interno è stata compensata con un’apertura a quello estero, cosa non sempre facile e scontata per tante imprese. E anche le aspettative per il 2015 risentono di questa situazione.

Il 73% degli associati è attendista, aspetta cioè di vedere l’andamento economico generale: solo il 18% manifesta ottimismo, a fronte del 9%, invece, che vede l’anno in corso con occhi negativi. Scenari, quelli presentati, che non inducono Sivieri e la sua squadra a mollare la presa e a chiedere al Paese e alla politica una nuova e reale attenzione di lungo respiro al mondo delle piccole e medie imprese”.
M.VENTURELLI 10 mar 00:00