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Brescia
di REDAZIONE ONLINE 05 mar 00:00

"No alla chiusura del mercato di maggior tutela del settore energia"

La protesta di Acli, Lega Consumatori e delle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani contro l'annuncio del Governo di voler chiudere il mercato di maggior tutela nel settore dell’energia elettrica e del gas

Tramite un comunicato stampa del 3 marzo, Acli Provinciali, Lega Consumatori e Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, scelgono di opporsi alla fine del mercato di maggior tutela del settore energia, pubblicando quanto segue:

“Con la bozza del DDL Concorrenza il Governo ha annunciato di voler chiudere il mercato di maggior tutela nel settore dell’energia elettrica e del gas, a fine giugno 2015 per le piccole e medie imprese e un anno dopo per le utenze domestiche. Questo provvedimento è un ulteriore aggravio delle tariffe a carico degli utenti.

I maggiori gestori del settore hanno cercato, in questi ultimi anni, di trasferire il loro vecchio parco clienti dal mercato tutelato alle loro nuove società che operano sul mercato libero. L’unica tutela esistente è costituita solo dalle condizioni economiche definite dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, che tutti i venditori hanno l’obbligo di offrire a coloro che non hanno scelto il mercato libero. Queste condizioni economiche sono determinate dall’Autorità in modo da riflettere le condizioni di costo di un operatore efficiente del mercato.

Il mercato di tutela costituisce attualmente la modalità di fornitura largamente prevalente per i clienti finali che ne hanno diritto, sia nell’elettrico che nel gas. L’Autorità ha dimostrato che passare al mercato libero può arrivare a costare fino al 20% in più nel settore elettrico, mentre fino al 10% in più per il gas. Quindi conviene restare sotto il mercato di “tutela”, a dimostrazione che il corretto principio di concorrenza, che sta alla base delle liberalizzazioni – ovvero che dalla competizione tra i vari operatori nascano dei benefici per i consumatori, sotto forma di tariffe più basse – come dimostrato da innumerevoli casi, non vale in Italia.”
REDAZIONE ONLINE 05 mar 00:00