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di ANGELO ONGER 24 lug 08:17

Cattolici in piazza

L’ultima ricerca sulla religiosità degli italiani, commissionata dalla Cei e  curata da Franco Garelli nel 2017, offre un quadro deludente da molti punti di vista.

Nella presentazione si legge: "Non mancano gli indizi di un cattolicesimo stanco (o “esausto” come qualcuno l’ha definito) con vari grafici della religiosità che da tempo seguono il piano inclinato. (…) Su tutto il discorso c’è un warning (allarme) generazionale, che getta una luce sinistra sulle sorti del cristianesimo (nel paese, come altrove), ma fors’anche sul futuro della religione" (F. Garelli, Gente di poca fede, il Mulino 2020, Introduzione).

Dalla stessa ricerca emerge che gli italiani contrari, senza se e senza ma, all’aborto sono pari al 19,1 per cento; mentre l’80 per cento lo considera moralmente lecito, con distinzioni più o meno rigorose (la maggioranza del 52 per cento solo in alcuni casi). Il referendum che voleva abrogare la legge (approvata nel 1978) che ha legalizzato l’aborto si è tenuto nel 1981 e vinsero i no (contro l’abrogazione) con il 68 per cento dei voti e il 32 per cento dei sì. Cito questi dati per sottolineare che se si rifacesse il referendum oggi, la legge verrebbe confermata con una maggioranza ancora più alta. E infatti nessuno, fra coloro che predicano contro l’aborto, osa proporre un nuovo referendum.

Torniamo al 1981. Confesso che ero fra quanti pensavano che la legge sarebbe stata abrogata. Cioè fra coloro che non avevano ancora capito che lo spessore della fede degli italiani si andava sempre più assottigliando e che la sensibilità etica seguiva a ruota nella discesa. Cosa abbiamo (non è un plurale maiestatico, mi riferisco alla Chiesa e quindi a tutti i cristiani) fatto dopo quella sconfitta? La risposta è nei dati offerti dalla ricerca citata: non solo non siamo stati capaci di far cambiare idea a quelli che erano favorevoli all’aborto, ma il numero dei favorevoli è aumentato.

Perché? L’interrogativo esigerebbe molto spazio per elaborare risposte esaurienti se non esaustive. La prima e la più importante è tuttavia legata al culto del potere. Si dimentica che la legge sull’aborto fu approvata quando in Parlamento il partito dei cattolici, la Dc, aveva i numeri per bloccare qualsiasi legge e non lo ha fatto. Perché non sono le leggi che creano la mentalità, ma è vero il contrario. Basta ricordare che i primi cristiani, soprattutto nei primi tre secoli, sono riusciti a cambiare le leggi dello Stato con il loro comportamento. Oggi pretendere di fare l’opposto, ovvero cambiare il comportamento attraverso le leggi dello Stato genera solo sconfitte e frustrazione. Anche perché lo Stato può legalizzare l’aborto, ma non obbliga alcuno a praticarlo.

Di fronte alla evidente crisi della fede, da tempo l’atteggiamento di molti cattolici è indirizzato verso la protesta, anche in piazza, in una specie di guerra santa per  ottenere leggi “buone” o proibire quelle “cattive”. Con qualche sbavatura evidente quando si va in piazza per la difesa del modello cristiano della famiglia accompagnati da personaggi pluridivorziati  o con “fidanzate” stagionali, oppure donne e uomini conviventi con figli al seguito. Sia ben chiaro che non giudico (se non giudica il Papa, figurarsi io), ma è come  andare in piazza per protestare contro una legge considerata liberticida in compagnia di neo-fascisti, sovranisti, nazionalisti, nel cui dna non è previsto  il cromosoma della libertà. La credibilità risulta pari a zero.

É anche troppo facile citare san Paolo VI: "L'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni" (Evangelii nuntiandi, n. 41; da un discorso del 2 ottobre 1974). Perché sono i testimoni che formano le coscienze e non le leggi. E tantomeno le manifestazioni di piazza con i cattolici delle urne (elettorali).

ANGELO ONGER 24 lug 08:17