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25 feb 09:36

Cattolici in politica

Parlando di impegno politico dei cattolici con uno sguardo alla situazione della città e del Paese e consapevoli delle scelte necessarie in occasione dei prossimi appuntamenti elettorali, dobbiamo richiamarci una verità che non possiamo dare per scontata

Parlando di impegno politico dei cattolici con uno sguardo alla situazione della città e del Paese e consapevoli delle scelte necessarie in occasione dei prossimi appuntamenti elettorali, dobbiamo richiamarci una verità che non possiamo dare per scontata. Se l’impegno politico in forma diretta, di candidatura, di militanza, ecc. è di quanti scelgono, in un dato momento della vita ( e possibilmente per un dato tempo ) di compiere questo servizio, l’attenzione alla dimensione politica è “obbligatoria” per ogni credente.

La sua radice, infatti, sta nel fondamento battesimale che ci rende figli e fratelli e per questo responsabili gli uni degli altri. Ciò comporta che nel nella vita pastorale delle nostre comunità sia curata in maniera particolare quella che potremo chiamare la valenza sociale del Vangelo. La liturgia, la catechesi, l’azione caritativa, offrono tanti spunti e sollecitazioni. Dobbiamo esserne consapevoli. Le grandi trasformazioni intervenute nella società, un vero e proprio cambiamento d’epoca in larga parte in corso, ci interpellano. Una crisi che investe le relazioni umane e rende le persone sempre più fragili, isolate, prive dell’ancoraggio familiare e della coesione culturale e sociale. Non per questo ci scoraggiamo. La crisi costituisce una opportunità perché il “metodo” cristiano (vangelo-fraternità) è ancora capace di dare una risposta efficace anche al tema cattolici e politica che sta sempre sullo sfondo della società italiana.

Il presidente dei vescovi italiani ha richiamato la stagione, alta e nobile, del cattolicesimo politico italiano, ai “liberi e forti”. Senza smarrire la prospettiva storica, a noi compete misurarci col presente e con il fatto che «se non si trova una forma per esprimersi insieme, si rischia di essere inefficaci» o “irrilevanti”.Non è cosa facile e richiede un percorso – già avviato - di medio, lungo periodo. Segnalo tre livelli di impegno su cui spendersi. Tre livelli distinti ma intrecciati tra loro nel vissuto delle persone.

Il primo è quello di una formazione di base all’interno della comunità cristiana. Dietro il disorientamento anche elettorale vi è una formazione debole,disincarnata, talvolta spiritualistica, avulsa dalla storia. Vi è un compito primario da svolgere nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti, perché la fede illumini i criteri di giudizio, i modelli di comportamento.Un secondo percorso riguarda la dimensione culturale: la fede vissuta anche nella sua valenza culturale e sociale, nel proiettarsi nella società, necessita una progettualità, una mediazione culturale, L’impegno dei credenti in proposito può essere diretto ad alcune priorità e, tra queste, il tema dell’Europa, prospettiva non rinunciabile e, anzi da sostenere evidenziandone gli aspetti positivi e i correttivi necessari. Infine il terzo percorso riguarda le forme della partecipazione politica e chiede di ripensare gli strumenti, i partiti in primis. Pone quesiti differenti, nel livello locale dove può essere più semplice la costruzione di liste civiche, e nel livello nazionale : meglio puntare su un partito identitario o operare in partiti plurali? Ha precisato papa Francesco:«I cristiani devono impegnarsi. Ma non creare un partito cristiano, si può fare un partito con valori cristiani senza che sia cristiano!». Il tema richiama un necessario discernimento.

La difficoltà dei temi, qui solo accennati, rende necessario il confronto. È infatti compito di un laicato, “convenientemente formato” (GS 43), individuare e promuovere forme idonee, in un discernimento comune con i pastori. Ed insieme serve un lavoro di elaborazione, costruire legami e relazioni, si veda ad esempio l’esperienza di “Argomenti2000”, con la “Costituente delle Idee” (vedi www.argomenti2000.it). Per cercare di convenire non su contenitori o leader, ma su contenuti,è urgente rigenerare una proposta condivisa. La novità , che tanti si aspettano, può essere frutto dell’incontro dell’insieme dei percorsi che sono oggi in movimento, delle competenze e delle buone pratiche, delle persone che si interrogano su una visione di democrazia, di uguaglianza, di cittadinanza, di Europa.

Dobbiamo tornare a parlarne insieme di politica. I vescovi ci sollecitano e la realtà che abbiamo intorno interpella la nostra responsabilità. Per farlo dobbiamo essere capaci di dialogare tra credenti senza scandalizzarci delle posizioni diverse che possiamo avere, ma coltivando il confronto nella stima e nel rispetto reciproco. È anche questo un contributo che diamo alla società di oggi. Vissuto così l’impegno politico può essere un esercizio che fa crescere e maturare la nostra fede, una modalità per contribuire al bene comune della città dell’uomo e giovare alla nostra stessa vita.

25 feb 09:36