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di GIUSEPPE GORRUSO 07 mag 12:51

Europa unita fonte di speranza

La storia ci insegna che i problemi di respiro sovranazionale o di immani sciagure, come quella che stiamo vivendo, non possono essere risolti all’interno dei confini nazionali

Gli Stati membri dell’Unione stanno attraversando uno dei momenti più difficili della loro storia.  Un terribile e invisibile nemico ha piegato e sta piegando gran parte della nostra realtà sanitaria, sociale ed economica.

In momenti come questi, è utile che il nostro sguardo sia rivolto verso la complessa realtà istituzionale dell’Unione, per concentrarsi sulle sue potenzialità nonché sulle sue azioni concrete, presupposti per porre solide basi per rialzarsi dal terreno intriso di insidie.

 D’altra parte, è innegabile e quasi naturale che in questi momenti di epocali difficoltà, la nostra attenzione tenda a focalizzarsi sulle lentezze burocratiche e decisionali che in alcuni momenti stanno accompagnando l’Unione, unico corpo dalle diverse teste seppur unite.

 Ed è così che in questo periodo l’Europa ci sembra una realtà lontana e astratta. Tuttavia questa visione stride con la realtà concreta che disegna, tra le tante, l’Europa della promozione e della valorizzazione dei diritti, del mercato unico, della promozione del commercio, della mobilità tra gli studenti universitari e non, dei finanziamenti per lo sviluppo urbano e regionale, per l’inclusione sociale, per la ricerca e innovazione e per gli aiuti umanitari.

Come non considerare, inoltre, l’apporto dell’Unione alle realtà regionali.  Basti pensare, ad esempio, al cofinanziamento in materia di sviluppo economico e di innovazione, nonché al Programma di Sviluppo Rurale, oltre all’aiuto tramite il fondo sociale europeo per finanziare la Dote Unica Lavoro.

L’Unione è una realtà a noi vicina che influenza il nostro vivere quotidiano e, in alcune circostanze, senza neanche rendercene conto. Gli atti normativi di diritto derivato e, in particolare, i regolamenti, le direttive dettagliate e le decisioni sono un esempio di come il nostro ordinamento giuridico sia arricchito in maniera diretta da tale copiosa produzione normativa.

Ad oggi, l’Europa ha posto in essere alcune misure concrete per fronteggiare l’emergenza mondiale, come la revoca temporanea dei dazi doganali e l’Iva sulle importazioni di ventilatori, mascherine e altri DPI. Né tantomeno possiamo tralasciare di sottolineare l’importanza del programma di acquisto di attività (PEPP) varato dalla BCE, la quale, inoltre, ha attuato altre misure per favorire l’erogazione di prestiti alle imprese sia a fondo perduto sia ad interessi agevolati.

Sul tavolo decisionale dell’UE sono stati presentati progetti di interventi a favore degli Stati colpiti dalla pandemia, e in primo luogo del nostro Paese.

Il più conosciuto è il SURE, strumento di solidarietà in ambito lavorativo, pensato come risposta dell’Unione Europea allo choc della pandemia. Né vanno dimenticati: la destinazione all’emergenza di fondi strutturali non utilizzati, la concessione di maggiore liquidità all’imprese tramite le garanzie fornite alle banche e ai finanziatori da parte del Fondo Europeo degli Investimenti, nonché la volontà di estendere il campo di applicazione del Fondo di Solidarietà.

È così che viene concretizzata, non dal punto di vista teorico, ma pragmatico, la solidarietà nell’Unione, anche se resta da soddisfare il bisogno di accelerare i tempi di realizzazione di questi interventi. Ed è questa la forza fondante dell’Europa.

La nostra attuale situazione di debolezza in Europa ci guida ad assumere un atteggiamento di collaborazione con gli altri Stati, ma anche di determinazione a pretendere aiuti che sono solo una restituzione della nostra riconosciuta generosità nel corso dei decenni.

Adesso più che mai, grazie anche all’impegno del Commissario europeo per l’economia Paolo Gentiloni e del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, i finanziamenti che arriveranno a breve al nostro Paese dall’Europa, saranno moltiplicatori di rilancio dell’economia e indispensabili ad assorbire la disoccupazione.

Ci chiediamo, quindi, che ne sarebbe di noi se fossimo da soli a fronteggiare la gravissima crisi economica delle imprese, dei commercianti e delle famiglie derivante dal Covid-19, senza l’aiuto dell’Europa, anche se essa presenta lacune e distorsioni?

La storia ci insegna che i problemi di respiro sovranazionale o di immani sciagure, come quella che stiamo vivendo, non possono essere risolti all’interno dei confini nazionali.

Altro che tornare alla logica nazionalistica e cantonale, a fortiori in questi momenti sarebbe saggio per tutte le forze politiche di camminare insieme in un quadro di scelte condivise tra gli Stati membri dell’Europa.

Nuove pagine sono ancora da scrivere e chissà se può essere utile il pensiero dell’allora Primo Ministro belga Leo Tindemans espresso in “Un’Europa dei cittadini”, nel quale sottolineava l’importanza di unire la dimensione europea con la vita quotidiana dei cittadini.

Questa aspirazione federalista può essere realizzata con la necessaria convinzione e seguendo la lungimirante spinta ideale di Altiero Spinelli, il quale affermava “la via da percorrere non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa e lo sarà”.

GIUSEPPE GORRUSO 07 mag 12:51