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di LETTERA FIRMATA 29 gen 10:16

Fede e impegno politico

Nelle sempre più frequenti “discussioni” sui social circa fede, valori e scelte politiche, verifico ormai giornalmente quanto i post meno argomentativi, più ferocemente violenti, intolleranti ed ingiuriosi verso la Chiesa, ed in particolare verso i sui fedeli che rifiutano di appiattirsi a sinistra, provengano nella quasi totalità dei casi da un popolo di sconosciuti “libertari”

Gent. Direttore,

nelle sempre più frequenti “discussioni” sui social circa fede, valori e scelte politiche, verifico ormai giornalmente quanto i post meno argomentativi, più ferocemente violenti, intolleranti ed ingiuriosi verso la Chiesa, ed in particolare verso i sui fedeli che rifiutano di appiattirsi a sinistra,   provengano nella quasi totalità dei casi da un popolo di sconosciuti “libertari” che fanno inequivocabilmente capo all’area radical-progressista: la “pancia” cresciuta all’ombra dei più sottili ed urbani ma non meno violenti personaggi pubblici che, sorridenti e rassicuranti,  pontificano a reti e portafogli unificati dal pulpito mediatico.

Mi chiedo, sinceramente, come, da cattolici, sia ancora possibile condividerne anche solo parzialmente il pensiero fino ad affiancarne l’impegno in ambito politico, così come mi chiedo come non ci si sia ancora accorti, sempre da cattolici, che a destra, come in altri ambiti che non si riconoscono nello schema destra-sisnistra, anche se generalmente non si respira questo esplicito odio anticattolico, non ci si possa molto fidare di animalisti, genderofili, eutanasisti, interspecisti, espressodivorzisti, cannonofili, papponisti e altrocosofili che ivi autorevolmente albergano ma che, perlomeno, non si ritengono normalmente immacolati depositari della verità con la quale catechizzare come si conviene il popolo, naturalmente per il suo bene.

Ed in particolare mi domando: perché tutta questa attenzione di molta parte dell’elettorato cattolico a smarcarsi, e giustamente, soprattutto dagli eccessi di questi ultimi, generalmente considerati come impresentabili, cui però corrisponde, nel contempo, una altrettanta se non maggiore attenzione a cercare di rendersi supinamente appetibili ai primi, gli immacolati, come compagni di cordata?

Personalmente mi sto sempre più convincendo che, alla base di questa tendenza, ci sia una sorta di malcelato e mai superato complesso di inferiorità di certo cattolicesimo rispetto a tutto quanto tracima da sinistra e, più in generale, dall’alveo post sessantottino, quasi che l’annuncio cristiano debba per sua intima natura evolvere nella storia in qualcosa che lo possa completare, se non superare, in una visione della fede in Cristo che i Vangeli e Santa Madre Chiesa mi pare non abbiano mai insegnato.

LETTERA FIRMATA 29 gen 10:16