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di MARA COLONNELLO 14 ago 09:08

Giochi crudeli

Egregio direttore,

qualche giorno fa Il Secolo XIX ha pubblicato un articolo in difesa degli animali marini che d’estate sono catturati e messi nel secchiello dai bambini, nell’articolo si sostiene che si tratta di un gioco crudele fatto con l’assenso dei genitori, una vera tortura per questi animali anche se poi sono rilasciati in mare, si ricorda inoltre che la cattura di animali è un reato secondo il Codice Penale art. 544 bis e ter.

Leggendo questo articolo per me è stato inevitabile pensare ai bambini abortiti, per chi non lo sapesse ci sono varie tecniche per togliere dall’utero materno il bambino, le più comuni sono quelle chirurgiche che consistono nel catturare il bambino e farlo a pezzetti con l’ausilio di vari strumenti chirurgici oppure di aspirarlo con un aspiratore, oppure di indurre il parto podalico e prima che la testa del bambino possa fuoriuscire si pianta uno strumento chirurgico alla base della nuca per sopprimerlo.

Purtroppo sono pochi i video che documentano gli interventi di aborto, eppure è interessante notare l’istinto di sopravvivenza del bambino che tenta di difendersi dagli strumenti che lo vogliono sopprimere, l’aborto non è reato in quanto il bambino non è un animale e non è protetto dall’articolo 544 bis e ter del Codice Penale, ma la soppressione è legale secondo la legge 194 del 1978 ed avviene in genere con l’assenso dei genitori.

Il recente via libera all’aborto farmacologico, mi ha fatto ricordare che oltre all’aborto chirurgico è possibile ricorrere anche all’aborto chimico con l’assunzione di alcune pillole conosciute come RU 486 che consentono di abortire il bambino tramite espulsione ed evacuazione nella tazza del water. Una metodica positiva in quanto si svolge comodamente a casa propria e grava meno sul sistema sanitario nazionale che non deve più farsi carico del ricovero della madre e dello smaltimento del bambino tra i rifiuti speciali ospedalieri, anche se, nello stesso tempo, impedisce di usare il bambino abortito come linea cellulare per la realizzazione di vaccini di cui il mondo intero ha molto bisogno in questo momento storico, oppure di utilizzarlo per la ricerca nei laboratori universitari e delle case farmaceutiche, ma anche più semplicemente nella cosmetica; in pratica l’aborto chimico, da un lato, consente di risparmiare sullo smaltimento del bambino ma dall’altro ne impedisce il riutilizzo.

Questo metodo, come ci informa il ministro Speranza, ha un limite di tempo e può essere usato solo entro le nove settimane di concepimento del bambino, nel caso la gravidanza sia in una fase più avanzata bisogna ricorrere all’aborto salino (in Italia non è ancora legale), questo metodo, però, non garantisce sempre il risultato perché se il bambino è tra le 25 / 28 settimane potrebbe nascere vivo, ma riportare gravi danni fisici come è accaduto a Gianna Jessen.

Chiedo scusa di questo mio divagare, ma tutto questo mi è tornato in mente in questi giorni di vacanza mentre sono in spiaggia e osservo i bambini che con il retino catturano i granchi e li mettono nel secchiello d’acqua, è proprio un gioco crudele come sostiene il giornalista de Il Secolo XIX, speriamo che il parlamento possa presto legiferare per vietare questa barbarie e far prevalere la civiltà nei confronti di questi indifesi animali marini costretti a vivere per alcune ore dentro un secchiello.

MARA COLONNELLO 14 ago 09:08