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29 mag 00:00

Il giudizio divino

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Ho letto a distanza le riflessioni di Emanuele Severino sulla strage di piazza Loggia. E’ di nuovo il caso di dire che il professore, riprendendo un tema da lui già ampiamente sviluppato, a partire proprio dal 28 maggio 1974, propone una riflessione stimolante, molto chiara, al punto che può solo "rischiare" di essere fraintesa. In poche parole, e se ho ben compreso, il tragico episodio di Piazza Loggia, e con esso altri episodi di terrorismo nero di quegli anni, va collocato sullo sfondo della guerra fredda, dunque a livello planetario: in Italia si tratta di mantenere un assetto democratico, mentre avanza la pretesa del PCI di giungere al potere. Tale avanzata, non solo contrasta frontalmente contro le indicazioni americane, ma comporta il fatto che il partito comunista abbandoni l’ideologia marxista e prenda cioè la debita distanza dall’Unione Sovietica, dallo stalinismo-leninismo, per essere atto alla gestione di una democrazia.

In questa prospettiva, dunque, il contrasto al partito comunista diventerebbe funzionale a tutto il sistema dell’equilibrio mondiale e nazionale. Del resto a conferma della visione di Severino emergono le figure emblematiche, da Berlinguer a Napolitano. Da qui la conclusione: il terrorismo è funzionale al mantenimento dell’ordine e ha come effetto primo il mantenimento della stabilità del sistema democratico capitalistico. Vuol dire questo che la strage viene dallo Stato? Che viene da apparati dello Stato? Che viene da servizi segreti intrecciati e impazziti, a livello nazionale e internazionale? Che viene da una concessione ad alcuni "disadattati mentali" (questo è un requisito tuttora esigito dalla destra estrema), per poterne utilizzare gli effetti? Come è risaputo non mancano elementi e indizi a sostegno di una o dell’altra delle tesi qui sinteticamente espresse. La "dietrologia" caratterizza gran parte degli incubi italiani, soprattutto a sinistra, e resta una caratteristica peculiare di tutti i vecchi e nuovi populismi.

Certamente a questo punto andrebbe riletto in modo speculare quell’episodio ancora più drammatico, almeno per estensione, che è il terrorismo rosso. Forse, nell’ottica severiniana, il terrorismo rosso potrebbe diventare il disperato tentativo di annientare il sistema democratico-capitalistico, considerato come il male radicale, contrastando dunque contro il processo di alleanza dei cattolici con la sinistra (vedi il caso Moro) e la democratizzazione del partito comunista? In ogni caso l’onda travolgente di adesione alla sinistra della mia generazione, fatto caratteristico della giovanissima borghesia cattolica di quegli anni, per intenderci la generazione dopo la guerra, non solo, fortunatamente dico io, non fu in grado di sostenere la validità fondativa del marxismo, ma ha mancato più volte e clamorosamente la capacità di autocritica, dissociandosi maldestramente dal terrorismo, considerandolo a posteriori un fenomeno non comunista. Del resto tutti devono riconoscere che la sola istituzione italiana e mondiale che sia stata capace e sia capace tuttora di mettersi in discussione è la Chiesa Cattolica di Paolo VI e del Concilio. In questo caso le capacità fondante, ben oltre il marxismo e con tutto il rispetto, ben oltre la filosofia di Severino, brilla di evidenza propria.

Questo detto vorrei brevemente riprendere la trama del racconto. Un uomo, si pensa un giovane, di estrema destra, (chiedere ad uno di loro che cosa finalmente voglia dire), si avvicina furtivamente alla colonna sotto l’orologio di Piazza loggia e mette una bomba dentro il cestino dei rifiuti. Prende il via la manifestazione sindacale, indetta contro le continue ed evidenti trame nere di quei giorni, nella città. A causa della pioggia un gruppo di giovani insegnanti, qualche operaio e pensionato, sostano sotto il portico … la bomba esplode, sono le 10,14 i morti sono otto, un centinaio i feriti ...

Mi limito per un momento a pensar a colui che ha messo la bomba e l’ha fatta esplodere per quello che lui ha immaginato come il momento giusto. Penso alla sua volgare malvagità, alla stupidità del gesto nel quale confluiscono discussioni politiche, calcoli, l’intraprendenza tecnologica nel preparare l’ordigno; penso alle amicizie, alle connivenze; penso infine alla sua famiglia, penso a sua madre… al giorno disgraziato in cui l'ha partorito (cfr. Giobbe)… infatti… meglio sarebbe stato per quell’uomo se non fosse mai nato …. (vedi Giuda)

Tutte le riflessioni che noi possiamo fare e condurre in porto, segnati dal dolore e della tragica malvagità dell’episodio, penso ancora una volta e in modo accorato ai famigliari delle vittime, ai loro amici... devono lasciare tutta l’evidenza necessaria e dovuta ala responsabilità personale di chi ha messo la bomba. Forse l’interessato è già morto. Ci restano veramente solo due cose da pensare. La prima potrebbe intitolarsi così: il diavolo e la violenza. La seconda, ben più evidente, necessitante ed universale: il giudizio divino. Chi scrive crede nella Misericordia, ma per arrivarci alcuni passaggi sono davvero necessari.

Già, la giustizia umana e un nuovo processo. L’altro giorno sostavo davanti ad un "carcere modello" dove un addetto comunale, peraltro invalido, è imprigionato senza aver commesso alcun reato. La mia città non è stata capace di smascherare questa grave ingiustizia. Troppo, troppo debole il suo amore per la verità. E’ questo a fare paura. La stimolante riflessione del professor Severino indica forse un limite raggiunto, sostenere la memoria nei prossimi anni diventerà sempre più difficile.
29 mag 00:00