lock forward back pause icon-master-sprites-04 volume grid-view list-view fb whatsapp tw gplus yt left right up down cloud sun
di GIANMARIA SPAGNOLETTI 27 lug 08:09

Io, diverso da chi?

Ho letto la lettera del sig. Delfrate, dal titolo "Una legge necessaria", e vorrei azzardare una risposta parziale. Ma mi tocca prendere il giro largo, e per prima cosa devo fare alcune precisazioni. Sono nato a Brescia non troppi anni fa, di due mesi prematuro rispetto al termine. Poco dopo la mia nascita è accaduto l'evento determinante (in molti modi) della mia vita: forse per la svista di qualcuno, ho sofferto un'asfissia in incubatrice che, seppur di breve durata, mi ha lasciato claudicante per tutta la vita. Mi è sempre dispiaciuto, specie da piccolo, non poter correre e giocare come gli altri. Tuttavia non ho voluto pormi limiti, e ho fatto un po' di tutto: trekking in montagna, sci, sono stato persino a bordo di un aereo da acrobazia. Avventure, insomma. E ora, scorrendo la Sua lettera, arrivo a leggere la parola "poveretto" che lei cita come esempio di rispetto e compassione. Sono quasi caduto dalla sedia! Non ha idea di quante volte ho sentito quella parola "poveretto", rivolta a me. E nella mia vita non è mai stata né un segno di rispetto, né di compassione, ma piuttosto, di pietà molto artificiosa e non richiesta. "Poveretto, guarda cos'è successo a quello lì!" (e sottinteso: "meno male che non è successo a me!"). Ma io sono diverso da chi? Forse da chi vuole imporre un canone fisico impossibile da raggiungere.

Eppure mi sento trattare da "diverso" già a parole! Oltre a quel "poveretto" che mi è stato affibbiato tante, troppe volte, mi è toccato sentirmi dire "Non puoi andare sulle montagne russe", "non puoi fare questo, non puoi fare quello", magari da gente che dentro di sé pensa anche di essere cristiana perché dice le preghiere, oppure si sente "a posto" riempiendosi la bocca di parole come "diversità" o "accettazione" o "uguaglianza". A me sembra che nel 2020, anche dopo aver "bombardato" l'opinione pubblica con concetti come le Paralimpiadi, la "diversità", "l'inclusione sociale", siamo ancora al punto di prima, cioè alla retorica del "poveretto". Spiegato meglio: oggi i cittadini di seconda classe, i nuovi "invisibili" sono anziani, invalidi e i disabili, con le loro famiglie. Io, per la verità, me la cavo benissimo, tanto che vado in palestra e guido la macchina. Ma ci sono molti messi peggio di me: chiedete a loro che aiuti ottengono le famiglie con figli disabili gravissimi o con problemi di apprendimento. Chiedete alle mamme quante volte viene fatta loro pressione per abortire (magari "per il loro bene"), non appena si scopre che il feto ha la Trisomia 21, la spina bifida, il labbro leporino, eccetera. Perché...rivelazione straordinaria: quell'essere nel grembo della donna è un umano! (E d'altra parte, da metà DNA di uomo e metà di donna è difficile che nasca qualcosa di "non umano"). Io ho rischiato di morire, ma proprio per questo conosco il valore di una vita. Io non voglio uno sguardo di pietà da nessuno, voglio essere trattato da uomo e non da "poveretto". Ultimamente ho voluto raccontare la mia esperienza in un libro, dal titolo "Capitano della mia anima" (Ed. Compagnia della Stampa) dove essenzialmente racconto me stesso, semplicemente sperando di poter dare una testimonianza, nel mio piccolo. Lo consiglio a tutti, anche al sig. Delfrate, al di là di ogni nostra divergenza: la vita è una, e al di là di ogni ostacolo, è sempre degna di essere vissuta.

GIANMARIA SPAGNOLETTI 27 lug 08:09