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di GIANFRANCO BERTOGLIO 17 apr 16:41

La fede

Nel vasto tema della fede, Gianfranco Bertoglio traccia sinteticamente alcune linee tematiche. Dall'unione con la grazia, la fiducia e le opere, la fede rimane decisiva per la religione, senza la quale verrebbe ridotta ad un banale moralismo.

Egr. direttore, come introduzione cito la bella frase di Raoul Follereau che è anche un invito a riflettere: "Solo chi fa molto capisce di aver fatto poco." Su questa linea si potrebbe continuare: solo chi dona molto capisce di aver donato poco; solo chi ama molto capisce di aver amato poco, in particolare quando ci si riferisce all'amore verso Dio. In questa logica entra anche la fede, della quale San Tommaso con poche parole ci dà un'esauriente definizione: "La fede è un atto dell'intelletto che sotto la spinta della volontà mossa da Dio per mezzo della grazia, dà il proprio consenso alla verità divina". E Sant'Agostino affermava che "La fede se non è pensata e argomentata, è nulla". Questa affermazione evidenzia in modo forte il rischio di accontentarsi di una fede inconsistente. Perciò entro in argomento con una voce autorevolissima: “Queste solo le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità (1 Corinzi 13,13). Così San Paolo indicava le tre virtù “teologali”, il cui elenco è aperto alla fede e l’apice è rappresentato dalla carità. La fede costituisce l’anima stessa della religione e il filo conduttore è la Bibbia. Essendo la fede un tema molto vasto, mi limito a presentare sinteticamente solo alcune coppie tematiche.

La prima è quella che unisce fede e grazia. Il primato è quello della grazia, espressione dell’amore divino. Non per nulla in greco caris, “grazia”, che dà origine al nostro vocabolo “carità”. Ora, l’uomo, illuminato e spinto dalla grazia divina, risponde con la sua libertà che può essere adesione o rifiuto. E l’adesione è la fede, che è appunto accogliere quell’amore e contraccambiarlo. Questo abbraccio trasforma l’uomo perché Dio infonde in lui il suo Spirito, la sua stessa vita, rendendolo figlio adottivo. A questo punto introduco una seconda coppia: fede e fiducia. Il verbo ebraico che designa il credere è alla base del nostro amen e indica l’appoggiarsi fiducioso sulla parola e sulla presenza di una persona. La fede ha, quindi, un contenuto oggettivo e rivelato che la Bibbia definisce e la Tradizione approfondisce, ma è anche un’adesione soggettiva della persona a un’altra persona. Non è solo un “discorso”, ma anche un “percorso” di vita, come quello drammatico che Abramo compie salendo sul monte Moira, (sacrificio del figlio Isacco) fidandosi e ubbidendo a Dio anche quando la sua parola è oscura e misteriosa. Fede e ragione è la terza coppia, conseguente alla precedente, divenuta anche il titolo di un’enciclica di San Giovanni Paolo II (1998). La Lettera agli Ebrei dichiara, infatti, che “La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono” (11,1). Da un lato c’è l’affidarsi fiducioso alla speranza che ci viene fatta intuire, dall’altro lato c’è la “prova”.

L’ultima coppia è quella di: fede e opere, una connessione fondamentale nella riflessione paolina. Per l’Apostolo non sono le opere da noi compiute ad ottenerci il dono trascendente della salvezza che è un “molto più”, essendo partecipazione alla stessa vita divina. Ecco, allora la sua tesi: “Riconosciamo che l’uomo non è giustificato dalle opere della legge ma soltanto per la fede in Cristo Gesù. Abbiamo creduto in Cristo Gesù per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge; poiché dalle opere della legge non verrà mai giustificato nessuno” (Galati 2,16). Le opere, dunque, non sono la causa ma il frutto della salvezza: “Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, bontà, fedeltà, dominio di sé” (Galati 5,22). È, quindi, necessaria anche per San Paolo la presenza delle opere come segno dell’autenticità della fede. Sarà San Giacomo a marcare ulteriormente questo aspetto, spostando l’accento sul rilievo dell’impegno esistenziale morale per non ridurre la fede a semplice adesione intimistica: “Che gioca se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? ...Ma non sai che la fede senza le opere è senza valore? … L’uomo viene giustificato in base alle opere e non soltanto in base alla fede” (Gc. 2,14-24). Rimane, comunque, decisiva la fede senza la quale la religione si riduce a moralismo e a manifestazione rituale e sociale. Per questo Cristo esige, prima di compiere un miracolo, la fede del sofferente, e nel suo primo annunzio pubblico proclama: “Convertitevi e credete al Vangelo” (Mc. 1,15). La ringrazio e cordialmente la saluto.

GIANFRANCO BERTOGLIO 17 apr 16:41