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di LUCA POLI 01 giu 16:06

A te cosa cambia?

“E poi, a te cosa cambia?”Non è facile affrontare pubblicamente il tema del disegno di legge Zan contro l’omofobia riguardo al quale sono recentemente riprese in Commissione Giustizia, alla Camera, le audizioni: il rischio, se su questa iniziativa si è arrivati ad assumere e quindi esprimere una più che motivata e razionale posizione critica, è quello di essere a prescindere catalogati tra i “cattivi”, quelli che “odiano”, spesso anche da chi condivide il tuo stesso umano tentativo di pensare ed agire il più possibile alla luce della verità della fede, l’unica dimensione nella quale sai per certo che possa prima o poi realizzarsi la tua pienezza di uomo e la tua salvezza.Anche al tempo della discussione sulla legalizzazione dell’aborto è andata più o meno così, anche se, allora, il termine “odio” forse non era ancora utilizzato strumentalmente ed a sproposito come oggi: i “cattivi” erano quelli che non la volevano mentre i “buoni”, sostenuti dai media compatti “in fila per sei col resto di due”, ti esibivano indagini statistiche opportunamente manipolate nelle quali si magnificava di milioni (!) di aborti clandestini che si sarebbero consumati annualmente in Italia; gli stessi “buoni”, grondanti di carità, poi ti chiedevano: “Ma come puoi permettere questo scempio? E poi, a te cosa cambia?”. I “più buoni” tra i buoni, infine, quelli che si chiameranno “cattolici adulti”, da utili e immagino inconsapevoli zerbini del mainstream giustificavano la loro scelta dicendoti: “Io non lo farò mai, ci mancherebbe, ma non posso impedire che altri eccetera eccetera”. Peccato che poi, come anche è accaduto dopo la legalizzazione del divorzio, la legge crei inevitabilmente costume e che il sentire comune (quello che una volta era il chiacchiericcio da bar Sport e che oggi si ritrova spesso nei social) diventi, prima o poi: “La legge lo permette, quindi è giusto”. E di conseguenza è oggi definitivamente assimilato e metabolizzato come “giusto” che in Italia, negli ultimi quarant’anni, si siano consumati più di sei milioni di aborti e, negli ultimi cinquanta, si siano sfasciate non so quante famiglie.Ma veniamo finalmente al punto, e lo facciamo partendo da un episodio che può sembrare marginale ma che è sicuramente emblematico: Il 17 maggio scorso, sei ragazzi genovesi si sono giustamente beccati una querela per aver fatto un video in cui si insultavano le persone lgbt. Se azioni come queste – e anche quelle più gravi, come gli atti di vera e propria violenza fisica – sono già giustamente perseguibili per legge, ed è sacrosanto che vengano sanzionate, è lecito domandarsi perché nell’immediato dell’agenda politica italiana sia tornato urgente, dopo l’analogo ma fallito tentativo portato avanti qualche anno fa dall’On. Scalfarotto, arrivare ad una legge ad hoc contro l’omofobia.Tutela finalmente chi, fino ad ora, non poteva difendersi? No. La tutela c’è già, e funziona.Siamo forse in presenza di un’emergenza nazionale? No. L’Oscad, l’osservatorio sugli atti di natura discriminatoria del Ministero dell’Interno, ha registrato, tra il 2010 ed il 2018, 197 casi di discriminazione per l’orientamento sessuale: 26 segnalazioni all’anno. Non renderanno forse giustizia della completa realtà del fenomeno ma questi sono a tutt’oggi i numeri disponibili.E allora? Allora è doveroso farsi qualche domanda, scrutare per quanto possibile lo scenario, cercare i puntini, trovarli e tentare di unirli.E così facendo si scopre, ad esempio, ciò che è recentemente successo nella vicina Spagna (dove una legge simile è già stata approvata) con uomini di Chiesa incriminati per aver affermato che la sessualità è finalizzata alla procreazione e dunque deve essere tra un maschio ed una femmina, opinione che a molti suonerà legittimamente sbagliata e superata ma che, in quanto libera espressione, in Italia è ancora garantita dall’art. 21 della nostra Costituzione.O in Francia, dove persone comuni sono state arrestate (!) per aver indossato una felpa della Manif pour tous raffigurante padre, madre e due bambini.Che l’obiettivo di questo disegno di legge sia quello di mettere finalmente a tacere tutti coloro che la pensano diversamente, introducendo di fatto il reato di opinione, o meglio, come ipotizza Giacomo Rocchi, giudice e membro del Centro Studi Livatino, sia “più che incarcerare le persone” quello di “intimidire e minacciare, e quindi ottenere il silenzio sulle questioni” e, aggiungo io, maggiore consenso sociale sulle stesse? Che tra gli obiettivi di questo disegno di legge ci sia - e questo riguarda in particolare la comunità dei credenti - il confinare finalmente nelle sacrestie ciò che la Chiesa proclama in campo aperto, da tempo immemore, in tema di sessualità e famiglia?L’intera vicenda, seppur abbia manifestazioni decisamente più asettiche, mi ricorda per certi aspetti ciò che accadde non troppi anni fa nelle dittature europee: la differenza, rispetto ad allora, è che il lupo, oggi, ti azzanna solo dopo averti anestetizzato in profondità e senza visibili spargimenti di sangue, sa travestirsi da agnello in modo molto più “cool” ed efficacie di un tempo ed ha imparato a modulare il suo ringhio ed il suo ululato nel belato suadente e falsamente pacificante della neolingua: il politically correct. Un augurio: quando ancora qualcuno ci chiederà: “E poi, a te cosa cambia?” Spero sapremo rispondergli che ciò che cambierebbe per noi in termini di limitazione della libertà, prima o poi cambierebbe in peggio anche per lui, magari limitando la sua libertà di espressione proprio in quel diverso e specifico ambito che gli sta particolarmente a cuore. E’ già successo, ce lo insegna la storia. Anche questo, ne sono convinto, è soprattutto oggi una forma di carità che, pur nei limiti del nostro essere ed agire, possiamo e dobbiamo esercitare. Luca Poli

LUCA POLI 01 giu 16:06